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| BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB |
| live @ Alcatraz, Milano 30.11.03 |
I Blur tornano per la terza volta in
un anno a Milano (uno showcase per una nota televisione
+ una data nello stesso locale il 16/5).
Questo sicuramente toglie molto al clima di attesa
che a maggio circondava la location della loro unica
data italiana dopo ben quattro anni, ma in tanti si
presentano comunque puntuali all'appuntamento con
la band di Damon Albarn. Il gruppo (Simon Tong + tastierista
+ percussionista + 3 coristi) è ormai ampiamente
rodato e offre uno spettacolo di alto livello, anche
se la mancanza di un personaggio come Graham Coxon,
sotto sotto, pesa ancora come un macigno.
Ma tutti quelli che dopo la defezione di Coxon li
credevano un gruppo finito, si sono dovuti ricredere.
Prima ascoltando l'ottimo "think tank" in
cui l'ormai ex chitarrista ha messo mano solo in un
capitolo ("battery in your leg"), poi vedendo
che i Blur senza di lui sono riusciti a mettere in
piedi un live di buon livello, anche grazie all'apporto
di altri musicisti che hanno fatto aumentare a nove
il numero di elementi sul palco. Di supporto si esibiscono
gli Elbow, gruppo di Manchester che per l'approccio
live mi fa venire in mente i Doves, sicuramente più
apprezzabili in questa dimensione che nel loro ultimo
disco "Cast Of Thousands".
Poi è il turno dei Blur che offrono un'altra
volta un ottimo spettacolo. Come ormai di rito si
inizia con "Ambulance" dominata dall'imponente
sezione ritmica James-Rowntree, e i pezzi del nuovo
disco sono parecchi nella scaletta (anche se il loro
secondo singolo estratto "Crazy beat" viene
lasciato fuori), ma senza dimenticare il passato.
E quindi spazio ai grandi classici. Da "beetlebum"
a "girls & boys". Da "song2"
a "this is a low", che chiude l'esibizione.
Una vera sorpresa l'esecuzione di "Sing",
brano facente parte della colonna sonora dell'indimenticato
"Trainspotting" e raramente eseguito dal
vivo dalla band.
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Cè un filo conduttore che lega tutte
le canzoni dei Black Rebel Motorcycle Club, un filo
conduttore che altro non è se non un muro di
suoni distorti accompagnati dalle loro parole ribelli,
un muro di suoni che ti fa capire che il Rock n
Roll non è mai stato così vivo, un muro
di suoni che ha riempito lAlcatraz di Milano
in occasione della loro unica data italiana del nuovo
tour.
Dopo lentusiasmo delle maggiori testate musicali
internazionali per il loro omonimo album desordio,
rock n roll alla vecchia maniera che esce
dalle chitarre di tre ragazzi di San Francisco che
si sono ispirati ad un film di James Dean per il nome
del gruppo, i BRMC sono ora impegnati nella promozione
del loro secondo lavoro, Take Them On On Your Own,
uscito ad inizio settembre poco meno di due anni dopo
Black Rebel Motorcycle Club.
Peter Hayes, chitarrista e voce del gruppo, si offre
alle macchine fotografiche dei fans prima dellinizio
del concerto, chiaramente poco in sé,
mentre i Fireside salgono sul palco come gruppo spalla:
mezzora di concerto, cambio degli strumenti
ed arriva il momento dei Rebel.
Nel locale pienissimo risuonano le note di una nuova
loro composizione, seguita da In Like the Rose, uno
dei pezzi maggiormente introspettivi dellultimo
album, e da Six Barrel Shotgun, rocknroll
che prende il pubblico sin dalle prime note.
Sono un gruppo affiatato, tecnicamente molto valido:
chitarra basso e batteria si fondono alla perfezione
nella creazione dellatmosfera tra larrabbiato
e il malinconico che fa vibrare il pavimento, pavimento
che vibra come non mai sotto le note di Us Government,
pesante critica alla politica americana dove emergono
gli istinti di ribellione dei tre ragazzi.
Con Spread Your Love si torna al vecchio album, fa
sempre piacere sentire quello che è stato il
terzo singolo dellesordio con tutta la carica
che unesibizione live può favorire; segue
Stop, primo singolo estratto da Take Them On On Your
Own, mentre le immagini del video scorrono sul fondo
del palco.
Le canzoni di Black Rebel Motorcycle Club tornano
alla ribalta nella parte centrale dello show, con
il trittico Rifles LoveBurns White Palms,
tre dei pezzi che hanno indiscutibilmente contribuito
allaffermazione in ambito internazionale dei
tre di San Francisco.
La parte finale del concerto è costituita dai
loro pezzi più famosi: da segnalare lottima
Were all in Love, ultimo singolo estratto dallalbum
che stanno promovendo, Shade Of Blue dalle atmosfere
oniriche e Whatever Happened To My Rock n
Roll, primo singolo in assoluto della band ed una
delle loro migliori canzoni sospese fra il Rock n
Roll ed il Punk.
Il gruppo lascia il palco, ma le emozioni non sono
finite: i bis sono riservati a Suddenly, uno dei vertici
compositivi della band, allipnotica Red Eyes
And Tears, e allincredibile finale costituito
da Salvation, canzone conclusiva del primo album,
e Heart + Soul, canzone conclusiva del secondo: i
due pezzi vengono suonati senza interruzioni fra luno
e laltro, con il bassista Robert Turner che
si getta a suonare sui suoi fans e con microfoni,
bacchette e plettri che vengono lanciati dal palco
come regalo per gli spettatori.
A concerto finito giunge il momento delle riflessioni:
i Black Rebel Motorcycle Club sono senza dubbio una
band dal grande valore compositivo e tecnico, nella
dimensione live sono impeccabili e lasciano la sensazione
di aver ben speso i 18 € richiesti per il biglietto;
per quanto riguarda il confronto con gli altri gruppi
rock emergenti, che ultimamente spuntano come funghi,
mi sento di dire che assieme ai Kings Of Leon e ai
Coral cono senza dubbio il gruppo più meritevole.
Andranno lontano, non sono la solita meteora doltreoceano.
State certi che sentirete ancora molto parlare di
loro. |
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