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produzione: indipendente
 
 
BELLE & SEBASTIAN
Live @ Chicobum, Borgaro (TO) 06.07.04
Martedì 6 luglio, tranquilla, tiepida serata infrasettimanale di inizio estate. Pubblico non così numeroso come ci si poteva aspettare visto che il piatto sembra essere piuttosto succulento. A dirla tutta l’ abbinamento proposto non è proprio azzeccatissimo: la distanza, stilistica e di approccio, tra i due gruppi in scena è particolarmente vistosa. E difatti l’ accoglienza riservata ai Rapture è alquanto freddina. In realtà i quattro di New York, coccolati dalla stampa di mezzo mondo, si danno un gran daffare e numeri ne hanno anche parecchi. Osannati come una delle next big things, propongono una miscela esplosiva che i critici hanno voluto definire punk-funk, che poi tanto distante dalla realtà non è: chitarre pulite ma taglienti di riff funky irregolari e trasversali si intrecciano con groove di basso tremendamente disco; il tutto sorretto da ritmi quadrati di drum-machine ( e batteria ), ma con accenti meno dance rispetto all’ album. Insomma l’ attitudine c’è, e il suono pure, ma il pubblico non accenna a scuotersi neanche sulle note dei due singoli “Sister Saviour” e “House of jealous lovers”. Risultato: buona impressione, ma da risentire in altro contesto.
Intanto il sole è scomparso definitivamente , l’ atmosfera lentamente cambia, gli animi cominciano a scaldarsi, negli occhi dei presenti l’attesa è viva, palpabile.
I nostri salgono sul palco, Stuart Murdoch intona, da solo, l’incipit di “ I fought in a war” ,che, scarna e disarmante in tutta la sua bellezza, ti catapulta così in un mondo dai contorni sfumati. E infatti questa componente bucolica, pastorale, così agrodolce e malinconica è un po’ la ragione d’ essere del gruppo di Glasgow, e ti ritrovi a fantasticare anche qui, dal vivo, e non più soltanto nel buio della tua cameretta.
Il topic in fondo è poi sempre quello: storie di amori adolescenziali, di fughe di nascosto dopo la scuola, di baci sulla guancia, fugaci, e di corse in mezzo a un prato inseguendo un cane o un cavallo, dolci ricordi da mandare a memoria, continuamente; tutto torna anche negli stilemi musicali ma con una classe e uno charme sempre nuovi, rinnovati e consolidati. Orchestrazioni pastorali, si è detto, guidate da una raffinatissima sensibilità pop, sorreggono armonie vocali continuamente sovrapposte, intrecciate: questi i tratti distintivi che ormai hanno fatto scuola, se non, addirittura, genere a sé stante.
La resa dei brani è quasi perfetta ma mai pedissequa e ripetitiva, a tratti davvero coinvolgente.
Continui cambi di strumento avvengono sotto gli occhi di Murdoch, leader timido e discreto che divide spesso la scena coi compagni, in particolare con Jackson, col quale forma una coppia a tratti esilarante, dalle movenze goffe e sbilenche, ma quanto mai sincere, spontanee.
Il repertorio è molto vario, dall’ ultimo “Dear catastrophe waitress” ( album da rivalutare decisamente ) scelgono i brani con l’ appeal più diretto come “ I’m a cuckoo” e “Step into my office, baby”, o “Stay loose” e “She wants me”, per poi pescare continuamente dal passato, prediligendo i famosi ep, alcuni dei quali contenenti vere e proprie perle. Così alcuni dei pezzi meglio riusciti sono “Beautiful”, ammaliante, incantevole ballata, e “ Legal man”, con un coretto che stordisce al primo ascolto. Eppoi ancora “The wrong girl”, “The boy with arab strap” e “She’s losing it”.
E infine i bis: dopo quasi due ore di concerto chiedono al pubblico di fare richieste, cento braccia si alzano, ognuno chiede a scuarciagola la sua preferita, ma scegliere è veramente difficile.
Non resta che “accontentarsi” di Women’s realm” e “Sleep the clock around”…
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