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COIL + Antony + Julia Kent
live @ Il Violino e La Selce, Jesi 11.07.04

Protetti dalle antiche mura di Jesi, ma sotto un cielo discretamente stellato domenica 11 luglio 2004 si sono esibiti i Coil e Antony + Julia Kent nell'ambito del Festival "Il violino e la selce". Il sottoscritto si trovava là in una buona decima fila e ora prova a raccontare la serata, ahimé senza foto.

Prima di tutto onore al merito degli organizzatori del festival per l'apertura mentale dimostrata nella scelta dei partecipanti, si veda il calendario sul sito della manifestazione (indirizzo in fondo).

Apre Antony voce e pianoforte accompagnato da Julia Kent violoncello e triangolo. A vederli così, abbigliamento nero elegante, composti ed educati sembra un concerto di musica classica. Ma ogni tanto il mondo del cabaret underground newyorkese fa capolino nella mimica eccessiva di Antony, che ogni tanto si concede anche qualche battuta e comunque canta cose tipo "da grande voglio diventare una bella donna". In fin dei conti il tutto risulta, come dire, cantautorale di classe, con una evidente vena narrativa nelle nuove composizioni e la voce di sempre, angelica, soffice, soulful. Ci sono dei momenti di magia ma, e qui si va sull'impressione personale, a parità di brani ho trovato più emozionanti le interpretazioni documentate dal "Live at St. Olave's" diviso con i Current 93, forse anche perché in questo contesto l'accenno di improvvisazione o il vocalizzo in più mi danno un senso di divagazione più che di arricchimento. Ma ripeto si tratta di considerazioni molto soggettive. L'esibizione è durata solo mezz'ora e magari qualche cover in più avrebbe potuto dare un altro tocco di vivacità a un set molto quieto e sognante.

Jhonn (pare che ora si scriva così) Balance, Peter Christopherson e soci musicisti, ma senza la performance di Black Sun Productions annunciata nel libretto distribuito al pubblico, sono saliti sul palco intorno alle ventitre, ora forse un po' tarda per una piazza cittadina... con il solito imponente apparato di sfondi video a effetto, questa volta con temi naturali-romantici (fulmini, foreste) oltre alle loro forme astratte e siderali. Ai due lati del palco Christopherson e Thighpaulsandra sono avvolti da tende a forma di colonna, una bianca e una nera, mentre in mezzo Balance si muove in modo molto personale, visibilmente dimagrito e ornata da una enorme barba degna di un guru religioso, con indosso uno dei suoi costumi bianchi che hanno qualcosa della camicia di forza. Presentazione visiva a parte il set è composto da un primo brano decisamente rumorista seguito da un'alternanza di ballate e pezzi marcatamente "industriali", con le venature cosmiche caratteristiche degli ultimi anni - un pezzo s'intitola "Sex With Sun Ra"! Gli strumenti sono tutti elettronici, computer, marchingegni vari e tastiere, eccetto la marimba ora quasi onnipresente nei brani del gruppo britannico. Subito prima della loro esibizione i Coil hanno messo in vendita un CD-R stampato appositamente per questo tour che fa da anticipazione del prossimo album. La scaletta è una buona metà di quella del concerto: tra i pezzi registrati c'è un'inaspettata cover del traditional "All the Pretty Little Horses", ninna-nanna ottocentesca raccolta dal noto esperto di folk americano Alan Lomax, già interpretata dai vecchi amici Current 93 nell'album omonimo - con Nick Cave special guest alla voce, per la cronaca. Unico pezzo vecchio la riedizione profondamente cambiata di "Teenage Lightning", già su "Love's Secret Domain" nel 1991. Il concerto aggiunge la "solita" "Amtethist Deceivers", ogni volta diversa, e la cover di "Bang Bang" di Sonny Bono, unico brano in cui i Coil hanno usato il pianoforte, già sentita in uno dei 4 volumi live usciti nel 2003. Fa un certo effetto sentire i Coil eseguire un vecchio hit e qui in Italia forse ancor di più per via di un'altrettanto vecchia cover in italiano che a sua volta fu un grande successo qui da noi e che abbiamo sentito anche un po' tutti noi che all'epoca ancora non c'eravamo. Tra il pubblicocorre un po' di stupore e qualcuno si fa perfino una risata non credendo alle proprie orecchie.

Un'ora e poco più di concerto non è molto, ma la location evidentemente non permette di andare oltre la mezzanotte. Attenendosi rigidamente a una scaletta prefissata i Coil decidono di accorciare un po' tutti i pezzi, come Balance dichiara al microfono un po' seccato dalla circostanza. Nel complesso è stata una buona esibizione, con un Jhonn Balance più "cantante" del solito e qualche urlo di meno (ma si sono sentiti anche quelli). Personalmente trovo che i nuovi brani siano ancora un po' da mettere a punto e abbiano bisogno di qualche idea in più. In certi momenti infatti le parti più aggressive mi sono sembrate fin troppo grezze ed elementari, anche nei suoni, da sempre molto raffinati nei Coil. Certamente di rumore ne hanno fatto tantissimo e chissà se qualcuno degli abitanti del centro di Jesi ha temuto per gli antichi edifici, viste anche le immagini dei fulmini sinistramente proiettate sulla facciata della chiesa di lato al palco.

Nel complesso una bella serata, che si è conclusa davanti a un pubblico contento ma compassato - in fondo sono musicisti un po' "intellettuali"... - con Peter Christopherson tornato da solo sul palco che gesticolava ampiamente dicendo qualcosa come "non facciamo mai bis, proprio mai, abbiamo finito le canzoni, siamo vuoti" mentre il furgone del noleggio pianoforti era già pronto lì sotto il palco a ritirare lo strumento...

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