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PLAYLIST:

Everywhere
Loved
Shining Road
Lights Song
Avenue A
Future Song
Flute Song
Vanishing Point
Jewel
Far Away
Partices And Waves
Lilies

Cloudless
Sunrise
Adrift

E.G.Shining
Adoration
Paris and Rome

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CRANES
live @ Black Out, Roma 28.05.04

Primi bisticci da innamorati: l’Italia ed i Cranes non si capiscono più. Questo l’antefatto: dal sito ufficiale del gruppo, le quattro date italiane previste per la fine di maggio vengono periodicamente depennate ad una ad una, e a fine giro di walzer, l’highlander rimane la sola data romana, neanche questa immune da rimaneggiamenti: slitta dal 27 al 28, passando dal confortevole Circolo degli Artisti al claustrofobico Black Out. Giornali e radio pubblicizzano l’evento in base al vecchio comunicato, Trovaroma smentisce Musica (mancavano solo i bisticci tra cugini), ed il minuetto rischia di disorientare il pubblico e spopolare il locale.

Quando arrivo, trovo il Black Out scarsamente abitato. E’ già sul palco il gruppo spalla, italiano di dove non lo so e del quale non riesco a sapere il nome, ma che di nomi ne potrebbero avere quattrocentosedici: tutti quelli della vecchia scena dark, o riassumendoli con uno attuale, gli Interpol. Nel frattempo, richiamato dall’oltretomba, il popolo in nero (uh, ma che palle…) comincia a compattarsi, e l’ingresso dei Cranes trova alla fine una platea felicemente assiepata. Mancava solo lo sgarbo di Roma e ci giocavamo la band.

Alison, prendisole rosso e capelli a cascata, sorride timida. L’inizio è affidato ad Everywhere, subito accolta con acceso entusiasmo dal pubblico. Il suono però è impastato e confuso, quasi fossimo capitati nel mezzo del Carnevale di Viareggio infilato nel distorsore. La voce, già di per se eterea e sospirata, fatica ad uscire da quel pasticcio. Loved soffre dello stesso male, e nella successiva Shining Road mi viene in sospetto che Alison abbia lasciato le corde vocali in albergo. Mentre mi sale un molesto senso di delusione, mi ritrovo pure circondato da un manipolo di ragazzetti con mezza ferramenta conficcata in faccia che rumoreggia e fà commenti idioti sul batterista.

Mi viene voglia di sparare a qualcuno.

I successivi due brani vengono dal nuovo cd fresco di stampa, Particles & Waves, già in vendita al banchetto del merchandise, ma da noi in uscita ufficiale a giugno. A giudicare da questi e dagli altri tre brani estratti dall’ultimo lavoro, dei quali per ovvie ragioni non conosco i titoli, e non me ne vogliate, i Cranes non sembrano essersi discostati da certe sonorità subacquee sperimentate già in Future Songs (Submarine, non a caso, Fragile, Flute Song). L’acqua ed il cielo, ed i rispettivi elementi, sono luoghi ricorrenti nella produzione Cranes: Cloudless, proposta come brano iniziale del primo bis, o Sunrise, eseguita subito dopo, per citare quelli presentati in concerto, ma vengono in mente anche cose come Watersong, Pale Blue Sky, Breeze, Underwater, Sun & Sky, Shine Like Stars, At Sea, Beach Mover. Non sarà un caso che l’ultimo disco sia stato intitolato proprio Particles & Waves e presenti in copertina un desolato paesaggio marino.

Dopo gli inediti è la volta di Future Song e Flute Song, dove il suono è finalmente rettificato ed anche la voce di Alison esce fuori decisa ma in perenne, dolce sospensione tra cielo ed acqua. Anche il pubblico, per lo meno quello che mi circonda, ha abbandonato il fastidioso ronzio di sottofondo, preso dall’ascolto dei nuovi brani che la band esegue senza citarne i titoli. Jewel, sempre immancabilmente commovente, perfetta pop song tanto quanto Just Like Heaven dei Cure (e non a caso in Forever Remix ci ha messo mani proprio Robert Smith) accende gli animi, e la successiva Far Away, meravigliosamente malinconica, provoca un boato generale. Chiude il primo set una Lilies che Alison canta ogni volta con rabbia differente. Potrebbero far uscire un quadruplo cd raccogliendo solamente tutte le versioni live del brano.

Dopo una breve pausa, i cinque ricompaiono per il primo bis: Cloudless, Sunrise, delicata e nostalgica, e la potentissima Adrift, seconda licenza di furore concessa in un concerto poggiato tutto sulle rarefazioni e le atmosfere oceaniche. Alison si congeda dal pubblico con un sussurrato grazie mille, ma dopo neanche un minuto è di nuovo sul palco per l’ultima tripletta: l’ipnotica E.G.Shining, bellissimo brano strappato alla triste sorte delle b-side, immortalato anche in Live In Italy, poi da quello che Alison fa scegliere al pubblico, Adoration, altra colonna portante del gruppo, nonostante da più parti le si gridi: Starblood! Starblood! Un veloce consulto tra i musicisti decide per i saluti finali, che non potevano non essere affidati che a Paris & Rome, accolta con cuore gonfio di gioia e commozione. La band smette gli strumenti e saluta soddisfatta, mentre Alison ringrazia il pubblico per essere intervenuto e per la sempre calda accoglienza. Nonostante siano ormai in camerino, si spera ancora in quella Starblood conficcata nel centro del piacere negato. Niente da fare. La comparsa del dj dietro i piatti mette la parola fine ad un concerto destinato sulla carta ad un mezzo fiasco, ma che nei fatti si è riscattato con un evento non proprio pirotecnico, ma di appagante piacere.

Nell’attesa di una prossima visita, sarebbe un peccato non farsi trovare in costume da bagno…

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