Una fila composta attende paziente
dinanzi l'ingresso del comunale di Modena.
Lo spettatore medio è fra i 30 ed i 40 anni
circa con una buona percentuale di pseudo dark punk,
vagamente e caserecciamente mansoniani.
Il teatro è pieno ed osserva il palco minimalista
della cupa artista di origine greco-ortodossa.
Al centro solo un magnifico pianoforte nero con
2 bottiglie d'acqua, probabile preludio ad acuti
vocali da soprano.
La performance della "serpenta" comincia
quasi puntuale, una serie di faretti illuminano
la tastiera del pianoforte a coda, il silenzio in
sala è irreale, quasi ad esorcizzare l'inquietante
figura nera che ricorda vagamente una Siouxie più
robusta ma dall'andatura altera.
La scelta dei pezzi spazia da alcuni classici di
Hank Williams, Tracy Nelson, Ornette Coleman, John
Lee Hooker, Edith Piaf inframmezzati da sue composizioni
come "Tony" e "Baby's insane".
E' un fiume in piena, è la Galas che ammalia
ed intimidisce, che ti schiaffeggia con degli acuti
e dei lamenti da capolavori dell'horror, ma che
poi riesce ad addolcirti e a farti commuovere fin
nel profondo dell'anima con una dolcezza avvilente.
Molte delle cover sono originariamente sconvolte
alla sua maniera, tanto da possederle completamente,
riuscendo a renderle irriconoscibili ai più.
Il pubblico è ipnotizzato e dopato dalla
magnificenza del cupo figuro che con le sue acrobazie
vocali, dopo più di un'ora incessante di
note, raggiungono l'idillio carnale per poi scoprire
la sensualità e la perfezione esecutiva.
Dopo almeno due eclatanti richiami ad un bis, è
il tripudio, applausi ed urla da stadio per un'artista
che ha la rarissima capacità di riuscire
ad irretire lo spettatore con delle performance
impeccabili e realmente uniche.
Stupefacente.
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