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PLAYLIST:

Selbsportrait mit Kater

Dead Friends (Around the Corner)

Ein leichtes leises Säuseln

Perpetuum Mobile

Redukt

Youme & Meyou

Haus der Lüge

Armenia

Die Befindlichkeit des Landes

Seltener Vogel

Ozean und Brandung/Paradiesseits


Bis:

Grundstück

Sabrina

November

Ich gehe jetzt
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EINSTUERZENDE NEUBAUTEN
live @ Campo Boario, Roma 05.03.04

I nostri eroi berlinesi mancano da Roma da tre anni e mezzo, esattamente dal fortunato tour di Silence is sexy : è ovvio che i loro devoti della capitale e dintorni attendano con bramosia il loro ritorno, soprattutto dopo aver ascoltato un album variegato ed interessante come il nuovo Perpetuum Mobile, che pur non discostandosi clamorosamente dalle sonorità della precedente fatica gode d'una propria spiccata personalità. Venerdì sera, però, i conti non tornano: grazie al prezzo d'ingresso che sarebbe eufemistico definire popolare (e non che non ci piacciano i prezzi popolari, beninteso…), il tendone circense dello Spazio Boario straripa di persone che sembrano essersi date convegno per un piacevole ritrovo salottiero. Carpisco numerosi brandelli di conversazione che mi tolgono ogni dubbio: gran parte dei convenuti non conoscono neanche per sbaglio la band che sono accorsi ad applaudire affrontando una lunga fila in mezzo al fango (ma non ci era stato detto che, terminata la prevendita, non ci sarebbe stato modo di entrare per i ritardatari?).
È invece l'esibizione ad essere posticipata di quasi due ore per fare in modo che mezza città venga buttata sotto il tendone, con quali conseguenze per la respirabilità dell'aria e per la qualità dell'acustica è facile immaginare. Comunque, l'elegante, algido e fascinoso Blixa Bargeld (che da qualche mese non fa più parte dei Bad Seeds per dedicare ogni sua energia alla creatura prediletta), dopo essere giunto fin dentro il tendone coi suoi sodali all'interno d'un pulmino fendente l'ignara folla, esordisce con la fantastica Selbstportrait mit Kater, riuscendo a catalizzare anche l'attenzione di chi si trova lì per caso.
I brani che innervano Perpetuum Mobile si susseguono con fluidità: da quelli prettamente d'atmosfera, Paradiesseits, Ich gehe jetzt, Ein leichtes leises Saüseln a quelli contraddistinti da una ritmica più coinvolgente come Der Weg ins Freie (e c'è da dire che, nonostante l'ottima performance del gruppo, l'assenza del percussionista transfuga F. M. Einheit si sente…). Silence is sexy viene rievocato con brani come Sabrina e Die Befindlichkeit des Landes, e non manca un salto nel passato leggendario con Haus der Lüge (sempre garanzia di brividi nella schiena…!). Gli E. N. concedono due bis, nel corso dei quali Blixa è costretto a pregare il pubblico di fare silenzio (facciamoci sempre riconoscere ..); la decisa impronta industrial d'altri tempi che la band decide d'imprimere a queste due uscite spiazza ovviamente gran parte del pubblico, che inizia a vociare e chiacchierare, se possibile, più di prima ed a strepitare imitando belluinamente i vocalizzi di Blixa.
La fine d'un evento tanto atteso arriva dunque per chi scrive come una liberazione. Rimane una serissima preoccupazione per quello che sembra essere ormai il definitivo andazzo dei concerti capitolini, al quale sembriamo chiamati ad adeguarci: ammucchiare la maggior quantità umanamente concepibile di paganti in spazi spesso improvvisati, sempre inadeguati (vedi l'ignobile precedente di gennaio con APC). Se poi riusciremo a capire come abbiano suonato e cantato gli artisti di turno o ad uscire dal concerto senza essere incorsi in problemi all'apparato respiratorio, bè, cos'altro volete: questo è decisamente un problema nostro!!

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Chissà cos’avranno pensato Blixa Bargeld e compagni quando si sono visti dirottare dal bellissimo Auditorium Parco della Musica al Campo Boario di Testaccio. E chissà che faccia avranno fatto quando, scesi dalla macchina, si sono trovati davanti ad un enorme tendone da circo piantato in mezzo ad un pantano, tutto buche, acquitrini, merde, fetore e panni stesi. Chissà se l’immensa struttura circostante del ex mattatoio li abbia riportati con la memoria a quando, giovinetti, andavano per discariche e cantieri alla ricerca di materiali di scarto da percuotere on stage, oppure gli abbia messo in corpo una tale voglia di risalire in macchina e sperdersi per le strade della capitale. Perché beh, si, francamente e con tutto rispetto, il Campo Boario fa proprio schifo. Specialmente dopo gli ultimi acquazzoni.

Se non altro il dirottamento ha richiamato mezza capitale, di cui una buona percentuale di curiosi, invogliati sicuramente dal prezzo più che politico del biglietto: 5 micragnosi euro. Però avrei accettato di buon grado anche gli eventuali 30 all’Auditorium, purchè fossi stato seduto comodo, senza essere spintonato, e senza, soprattutto il chiacchiericcio di fondo che ha disturbato incessantemente l’esibizione dei nostri. Perché tra quella mezza capitale al Campo Boario, tra quella buona percentuale di curiosi, c’era chi del concerto non fregava proprio un cazzo.

Per questo, un evento tanto atteso e di sicuro interesse, s’è trasformato in una braciolata con gli amici, quattro birre, una canna di traverso in bocca, e tanto, tanto, tanto chiacchierare.

Fosse successo una decina di anni fa, sicuramente l’apocalisse scatenata sul palco avrebbe coperto qualsiasi disturbo del pubblico in un raggio di tre chilometri, ma da “Tabula Rasa” in poi, i Neubauten hanno abbandonato gradualmente rumori, distorsioni, fischi, stridori per un sound fatto di dilatazioni, pause, silenzi, rarefazioni. Non a caso, il precedente lavoro aveva come titolo programmatico “Silence is Sexy”. E le stesse atmosfere quasi ambient si ritrovano nell’ultimo “Perpetuum Mobile” (album ispirato e dedicato al vento, niente meno) e, di conseguenza, nello spettacolo portato in tour, che quell’album lo ripropone quasi per intero.

In un tendone da circo strapieno fino all’inverosimile, dunque, i Neubauten partono con un quartetto di brani presi in blocco da “Perpetuum Mobile”, lunghe incursioni nel loro tipico sound metallurgico, ingentilitosi con l’età e gli acciacchi. Blixa deve aver fatto un patto col diavolo, perché in 25 anni non ha cambiato di una solo virgola la sua voce. Anzi, ai vari clangori e stridori e fischi ci aggiunge di tanto in tanto degli acuti talmente striduli d’attivare gli allarmi delle macchine parcheggiate fuori, mentre il percussionista, dietro una santa barbara di attrezzi vari, percuote strane installazioni rotanti farcite di plastiche e cocci. “Redukt”, da “Silence is Sexy” riporta la calma, e da adesso in poi il concerto procede per alternanza di brani soft industrial e rarefazioni ambient.

L’unico bis, arrivato dopo un’ora abbondante di concerto, si apre con i Neubauten al gran completo che, accovacciati, percuotono lastre e lamiere in alternanza, per poi passare ad un compressore fatto soffiare su una struttura in tubi a canne d’organo. Blixa di tanto in tanto si scazza col fonico per il troppo feedback. Mah… in altri tempi si sarebbe scazzato per l’esatto contrario. Chiudono il bis “November” e “Ich Gehe Jetzt”, ancora da “Perpetuum Mobile”, ed il pubblico, certamente soddisfatto, certamente con un “ma chi cazzo saranno stati questi?” nel cervello, confluisce lento verso l’esterno. La prossima volta, L’Auditorium è d’obbligo…

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