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IGGY POP & THE STOOGES
Live @ parco "La pellerina", Torino 10.07.04

Sabato la storia è passata da Torino. Ha riempito una pagina bianca, qualcosa che ancora mancava, ha sottolineato l’importanza del rock’n’roll. Cinquantamila presenze a voler testimoniare l’evento, chi non c’era ha perso un’occasione (forse l’ultima) di vedere una leggenda in carne ed ossa: signore e signori, THE STOOGES sono stati in città, indelebile rimarrà il ricordo delle movenze d’una “Iguana” che ha stregato, che ha commosso nel proporre le gemme che il punk riconoscerà solo un decennio dopo il loro concepimento.
Il pubblico è “variopinto”, le sottoculture si incrociano, convivono un’emozione comune, si sposano in una chiazza umana tipica dei grandi avvenimenti. All’ingresso viene distribuito persino un piccolo feticcio d’un paio di paginette, edito da un circolo culturale: si tratta de “I versi dell’Iguana”, simpatica raccolta di “salmi” degli Stooges, da “Dirt” a “T.V. Eye” con tanto di “ecclesiastiche” didascalie per salmodiare correttamente!
C’è aria d’attesa, nell’arena del parco Carrara “La Pellerina”, già nel tardo pomeriggio, quando, entrati nella location, solo uno sparuto gruppo di fans giace sotto al palco, gambe incrociate, sigarette accese, discussioni aperte. Ma qualche ora più tardi, lo stage sarà pieno di gente sudata, vogliosa di sentire l’elettricità che solo un mito sa emanare. E così, si fanno le 22 e trenta e, dopo il puntuale ed estenuante soundcheck, gli Stooges irrompono sul palco: i fratelli Asheton, l’ inossidabile Mike Watt e Iggy Pop, attaccano una “Loose” dai bollenti spiriti, compatta, pesante ma ballabile allo stesso tempo. I volumi sono alti, specie quelli della sezione ritmica, la gente sotto il palco va in estasi sulle movenze goffe eppure assurdamente rock’n’roll di Mr. James Jewel Osterberg, che si affaccia verso la folla, pronuncia con veemenza i suoi “Fuckin’”, “Mothafucka” e quant’altro riesca a scuotere l’irruenza punk’n’roll che lo anima dalla testa ai piedi. Vederlo salire sopra gli amplificatori e ivi mimare un amplesso è qualcosa che sta oltre un semplice concerto rock. E’ l’apparizione, del Rock. “Down on the street” è granitica e viva come lo era agli esordi, mentre “1969” esalta la folla oceanica, che canta a squarciagola i “versi del Messia”. E’ la volta di “I Wanna be your dog”, sì da scatenare il claustrofobico pogo, ed ecco improvvisamente sbucare dal lato del palco uno, due, cinque, no: dodici, e poi fino ad una ventina di fans che prendono Iggy, lo abbracciano, quasi lo stritolano, lui per poco non cade, la security interviene ma pare non curarsi troppo della bolgia che si è scatenata.
It’s fuckin’ rock’n’roll. Da sotto il palco si esulta per questa orgiastica impresa di pochi fortunati, che son così riusciti a condividere la scena con una leggenda. Il tempo di riportare tutto all’ordine (anche se non pare proprio la parola adatta al contesto) e via con altri classici, da “TV Eye” all’incendiaria “Fun house”. C’è anche spazio per un uno-due da “Skull ring” (“Skull ring” “Dead rockstar”, e “Electric chair” a concludere prima del bis) che esibiscono una potenza sonora ai vertici, poi è tempo di bis, dove viene anche riproposta “I wanna be your dog” e in effetti il pubblico sembra non averne mai abbastanza: salta, si sbraita proprio come Iggy e il suo fare istrionico, l’irriverente iguana che tenta di appendersi ai tralicci laterali del palco, che incita le prime fila a consumare quel “rito” a nome di “rock’n’roll”.
In sostanza una serata da ricordare e da narrare ai posteri, a chi non c’era, a chi leggerà, nel “grande libro della Storia del rock”, di questa unica data torinese degli Stooges. La storia è passata di qua, l’orgoglio di averla vista calcare il palco è veramente incalcolabile. Grazie Iggy, grazie agli Stooges.

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