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| LAMBCHOP |
| live @ Rainbow, Milano 01.05.04 |
Assistere ad un concerto dei Lambchop,
che poi possono piacere o meno, significa avere una
lucida rappresentazione di ciò che oggi può
voler dire "essere musicisti", nella sua
accezione più alta, più nobile.
La sensazione che ti porti dentro per tutto lo spettacolo
è che queste persone (una sorta di anti-eroi
e anti-divi per eccezione), oltre che straordinari
professionisti, siano talmente coinvolti in quello
che fanno da trovare nella musica la loro piena realizzazione,
al punto da esserne rapiti, magicamente. Solo così
puoi darti spiegazione di sguardi frequentemente assorti,
sognanti, solo apparentemente assenti.
Il Rainbow sembra essere il posto ideale per ospitare
un loro concerto, si respira quell'atmosfera da club
americano, luogo dove il tempo pare si sia fermato
intorno agli anni '80, decisamente demodé,
privo di qualsiasi orpello accattivante.
Il repertorio pesca a piene mani, come ovvio che sia,
dal recente doppio album ( prediligendo 'Awcmon',
il primo dei due ) e a fatica si riesce ad eleggere
il brano più riuscito ( su un gradino più
alto forse There's still time e Something's going
on ).
Il suono della band di Nashville -questa sera composta
da otto elementi- è aggraziato al punto da
sembrare un'orchestra swing, piuttosto che un gruppo
alt-rock, nonostante la mancanza della sezione archi
sposti l'ago della bilancia a favore di arrangiamenti
più "chitarristici".
Ogni pezzo è suonato come in punta di piedi
-o meglio, in punta di dita, grazie ad un ispirato
Tony Crow -con una finezza e un'eleganza che hanno
quasi del commovente. L' unico a gigioneggiare un
poco è proprio Kurt Wagner, che sotto l'imprescindibile
cappellino mostra al pubblico le continue contrazioni
del viso, come avesse una maschera di gomma, in un
impeto espressivo docile ma vibrante.
Qualche sortita nel repertorio passato si ha, ma senza
spingersi troppo indietro, e così i nostri
concedono solo qualche brano tratto da 'Is a woman',
anche se, a dirla tutta, il pubblico è talmente
rapito da non sembrare in disaccordo.
Si giunge ai bis: la band decide di alzare un po'
i volumi e propone un' infuocata tripletta composta,
nell'ordine, dal brillante inedito (Get a) Grip (on
yourself), da 'Nothing Adventurous Please' e dall'attesissima
Up with people, vera gemma che potrebbe essere degna
conclusione, ma i nostri, acclamatissimi, tornano
ancora una volta sul palco per esaudire alcune richieste
dei fans.
Ai presenti rimane così in dono una piccola
ma preziosa verità: questa musica possiede
una bellezza rara e viva, una bellezza, purtroppo,
per pochi, ma per fortuna,verrebbe da dire con un
po' di superbia, non per tutti. |
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