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RUFUS WAINWRIGHT
Live @ Circolo Degli Artisti, Roma - 16/11/2004

Cosa differenzia Rufus dal resto dei cantautori che sono in circolazione oggi? La risposta sta tutto in questo live in un Circolo degli Artisti accogliente e che messo a suo agio l’artista, regalando ai suoi molti ammiratori un concerto emozionante, ben suonato e divertente, a tratti irresistibile.
Chi ha ascoltato i suoi dischi e non ha letto molto su di lui si aspetta un concerto tranquillo , fin troppo dimesso visto l’incapacità di poter proporre tutte le orchestrazioni del suo Want One ma basta poco per rimanere spiazzati, quasi travolti da tanta bravura e allegria.
“Welcome to the MTV music awards..” così inizia lo spettacolo strappando i primi sorrisi e subito al piano intona i primi pezzi del suo ultimo lavoro che risultano ancora più convincenti, la sua voce unica nel panorama musicale incanta creando un’atmosfera ricca di emozioni, e le versioni spogliate di archi fiati e quant altro si fanno apprezzare ancora di più: Vibrate ha un sapore così classico che riesce difficile pensare che un ragazzo della sua età riesca a scrivere in modo così maturo, una versione aggiornata e più lucida di Van Dyke Parks.
Pezzi come 14th street o Harveste rof Hearts sono quasi commoventi, anche Rufus si accorge di quanta riverenza ha il pubblico nei suoi confronti e come lui stesso dice, in questa serata sarebbe potuto succedere di tutto, poteva andare anche a fuoco il locale ma nessuno si sarebbe mosso pur di stare ad ascoltarlo.
Sa di avere una splendida voce e ci scherza sopra, compreso con il fonico mentre la classicità della sua musica esce allo scoperto con dichiarazioni d’amore verso Vivaldi e la musica italiana del 19° secolo, amore verso l’italia in particolare che rispunta in citazioni cinematografiche (irresistibile quella su La Dolce Vita con tanto di imitazione di Anita Ekberg!!).
Tutti conoscono le sue canzoni, comprese alcune del primissimo album che riscuotono un grande successo (Beauty mark e matinee idol su tutte), ma Rufus non si limita a suonare il piano, con la chitarra se è possibile riesce a fare di meglio, la versione infatti di California è travolgente e seduto sulla sedia tra un pezzo e l’altro si lascia andare anche ad attacchi ironici verso Bush, una velata quanto divertente polemica verso la chiesa complice il suo noto gay-pride come introduzione ad un nuovo pezzo, Gay messiah, pezzo che si trova sul nuovissimo Want two (appena uscito in USA ma da noi disponibile solo a Febbraio..pirati informatici permettendo come lui stesso ribadisce) Da Poses (ad oggi il suo migliore lavoro) estrae altri 3 gioielli, Cigarettes and chocolate milk, grey gardens e non poteva mancare Poses che nonostante una piccola stecca abilmente fatta risaltare si è rivelata anche nella versione live un pezzo fuori dal tempo e dalle mode, uno di quei pezzi che Elton John non scrive da almeno 30 anni. Come se non bastasse il suo repertorio omaggia il suo amico / nemico Jeff Buckley con una versione di Hallelujah da togliere il fiato, sono bastate le prime note per far andare in estasi gli spettatori che hanno seguito l’esecuzione in religioso silenzio come di rado capita nei concerti.
Con il suo look da dandy, come un Oscar Wilde moderno in piedi davanti ai suoi ammiratori chiude l’interminabile serie di bis con una versione per chitarra di Go or go ahead, quasi stravolta vista la carica emotiva che ci mette , e quando tutto è finito tra le prime file compare qualche lacrima, di più non si poteva proprio chiedere.

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