Cosa differenzia Rufus dal resto
dei cantautori che sono in circolazione oggi? La
risposta sta tutto in questo live in un Circolo
degli Artisti accogliente e che messo a suo agio
l’artista, regalando ai suoi molti ammiratori
un concerto emozionante, ben suonato e divertente,
a tratti irresistibile.
Chi ha ascoltato i suoi dischi e non ha letto molto
su di lui si aspetta un concerto tranquillo , fin
troppo dimesso visto l’incapacità di
poter proporre tutte le orchestrazioni del suo Want
One ma basta poco per rimanere spiazzati, quasi
travolti da tanta bravura e allegria.
“Welcome to the MTV music awards..”
così inizia lo spettacolo strappando i primi
sorrisi e subito al piano intona i primi pezzi del
suo ultimo lavoro che risultano ancora più
convincenti, la sua voce unica nel panorama musicale
incanta creando un’atmosfera ricca di emozioni,
e le versioni spogliate di archi fiati e quant altro
si fanno apprezzare ancora di più: Vibrate
ha un sapore così classico che riesce difficile
pensare che un ragazzo della sua età riesca
a scrivere in modo così maturo, una versione
aggiornata e più lucida di Van Dyke Parks.
Pezzi come 14th street o Harveste rof Hearts
sono quasi commoventi, anche Rufus si accorge di
quanta riverenza ha il pubblico nei suoi confronti
e come lui stesso dice, in questa serata sarebbe
potuto succedere di tutto, poteva andare anche a
fuoco il locale ma nessuno si sarebbe mosso pur
di stare ad ascoltarlo.
Sa di avere una splendida voce e ci scherza sopra,
compreso con il fonico mentre la classicità
della sua musica esce allo scoperto con dichiarazioni
d’amore verso Vivaldi e la musica italiana
del 19° secolo, amore verso l’italia in
particolare che rispunta in citazioni cinematografiche
(irresistibile quella su La Dolce Vita
con tanto di imitazione di Anita Ekberg!!).
Tutti conoscono le sue canzoni, comprese alcune
del primissimo album che riscuotono un grande successo
(Beauty mark e matinee idol su
tutte), ma Rufus non si limita a suonare il piano,
con la chitarra se è possibile riesce a fare
di meglio, la versione infatti di California
è travolgente e seduto sulla sedia tra un
pezzo e l’altro si lascia andare anche ad
attacchi ironici verso Bush, una velata quanto divertente
polemica verso la chiesa complice il suo noto gay-pride
come introduzione ad un nuovo pezzo, Gay messiah,
pezzo che si trova sul nuovissimo Want two
(appena uscito in USA ma da noi disponibile solo
a Febbraio..pirati informatici permettendo come
lui stesso ribadisce) Da Poses (ad oggi il suo migliore
lavoro) estrae altri 3 gioielli, Cigarettes
and chocolate milk, grey gardens e
non poteva mancare Poses che nonostante
una piccola stecca abilmente fatta risaltare si
è rivelata anche nella versione live un pezzo
fuori dal tempo e dalle mode, uno di quei pezzi
che Elton John non scrive da almeno 30 anni. Come
se non bastasse il suo repertorio omaggia il suo
amico / nemico Jeff Buckley con una versione di
Hallelujah da togliere il fiato, sono bastate
le prime note per far andare in estasi gli spettatori
che hanno seguito l’esecuzione in religioso
silenzio come di rado capita nei concerti.
Con il suo look da dandy, come un Oscar Wilde moderno
in piedi davanti ai suoi ammiratori chiude l’interminabile
serie di bis con una versione per chitarra di Go
or go ahead, quasi stravolta vista la carica
emotiva che ci mette , e quando tutto è finito
tra le prime file compare qualche lacrima, di più
non si poteva proprio chiedere.
|