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| SOPHIA |
| live @ Hiroshima Mon Amour, Torino
27/04/2004 |
L'Hiroshima Mon Amour aveva già
preannunciato da mesi questa data dei Sophia. Facile
dunque immaginare un locale stipato nella sua interezza,
anche in merito ai consensi che gravitano attorno
all'ultimo lavoro della band, "People Are Llike
Seasons" datato inizio 2004. E così è
stato.
Diciamo però sin d'ora che la vera sorpresa
dell'evento sarà il gruppo di supporto (l'interesse
era alimentato sia dal nome che già circolava
insistente sulla carta stampata, sia da alcune recensioni
positive in suddetti ambiti), tali "Girls in
Hawaii", formazione belga promettente e dal potenziale
artistico in forte evidenza. La giovanissima età
dei componenti non può che far ben sperare,
ma intanto la loro sapiente mistura di influenze quali
Grandaddy, gli stessi belgi dEUS, e qualche incursione
psichedelica degna dei Motorpsycho non sfigura affatto
di fronte ad un pubblico esigente che divertito applaude
la performance, caratterizzata da una padronanza scenica
invidiabile e da una scaletta improntata sulle note
dell' esordio discografico "From Here to there".
Davvero una bella rivelazione (o conferma?).
Il sapore che i Girls in Hawaii ci lasciano dopo la
loro esibizione è un felice connubio di eccitazione
e malinconia, quasi non ne avessimo avuto abbastanza,
ma è una sensazione furtiva: giusto il tempo
del consueto soundcheck ed ecco i Sophia, capitanati
dal "gigante buono" Robin Proper Sheppard.
E' subito ora di "classici", come "So
Slow" , che apre le danze, ma qualcosa non va
come dovrebbe: anzitutto, problemi tecnici abbastanza
consistenti non permettono una resa sonora adeguata,
così da non percepire i fraseggi del chitarrista
della band e alimentando quella fastidiosa insufficienza
sonora che non renderà giustizia ai pezzi della
setlist.
L'impaccio tecnico persiste fino a metà concerto,
nel frattempo i Sophia snocciolano le migliori ballate
del loro repertorio, soprattutto estrapolando da "People
are like seasons" ("Swept back", "Fool"),
così da immergere il concerto, sin da subito,
in quell'atmosfera eterea tanto cara ai fans devoti
al progetto dell'ex God Machine. Ma proprio Robin
Proper-Sheppard ha deluso parzialmente le aspettative:
la freddezza con cui esprime la malinconica onda sonora
dei Sophia è lampante (complice una band che
in alcuni momenti pare essere estranea a ciò
che sta effettivamente suonando), facendo passare
i minuti quasi come fossero pura routine, ovvia e
stanca attività lavorativa.
Questo ha pesato molto sull'andamento della performance,
sofferente da un certo punto di vista espressivo (la
reiterazione continua di taluni schemi, nelle canzoni
dei Sophia, si fa sentire oltremodo, facendo riscontrare
anche alcune pecche compositive, dissimulate nella
dimensione su disco). A risollevare le sorti di uno
spettacolo a tratti veramente statico, alcune perle
di stampo "Sophia" ("if Only",
la sognante "The Sea" o, impetuose nella
loro maestosità, "Desert song no. 2"
e "The river song"), degnamente immortalate
in studio ma spente nel contesto live, controsenso
non da poco, visto che la poetica del progetto di
Sheppard si fonda sull'emotività pura, sul
trascinamento epico dei sentimenti, sull'enfasi delle
sensazioni narrate dall'abile penna del buon Robin.
Difficile ammetterlo, visto che ci troviamo al cospetto
di un personaggio (il suddetto frontman dei Sophia)
che da anni calca i palcoscenici e che quindi merita
il massimo rispetto, ma è indubbio che questa
sera si sia svolto un po' tutto all'insegna della
dicitura "For fans only". |
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