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TELEFON TEL AVIV
live @ La Macchia, Bologna 06.07.04

L’estate bolognese si arricchisce di ottime proposte musicali in campo elettronico con l’ennesima ospitata dei Telefon Tel Aviv, ormai di casa qui in Italia. Dopo le ripetute apparizioni al Link fino alla recentissima data primaverile di presentazione del nuovo album Map of What is Effortless, il duo statunitense si ritrova in quest’occasione immerso nel cuore del Parco dei Gessi della Croara, una delle zone collinari più suggestive della città. Più precisamente all’interno di una vecchia cava di gesso completamente circondata da una fittissima vegetazione, dove alcune realtà arci cittadine coordinate da Radio Città del Capo hanno dato vita al neonato locale La Macchia. Sia chiaro sin da subito, il posto è eccezionale e il locale allestito e arredato con gusto minimal-chic da scenografi di prim’ordine che operano abitualmente nel campo del cinema e della pubblicità, i quali hanno saputo creare varie chill-out zones per assistere comodamente nello svacco più totale agli spettacoli in programma. Bravi tutti.

I TT sono Joshua Eustis e Charles Cooper, newyorkesi d’adozione (originari di New Orleans); con l’uscita dell’ottimo disco d’esordio Fahrenheit Fair Enough del 2001, dimostrano da subito talento e attitudine da vendere, tanto da “incuriosire” perfino l’attenzione di alcuni grandi rappresentanti del rock mondiale, tra i quali vale la pena menzionare mr. Trent Reznor, mente e guida dei NIN (con il quale collaborano, peraltro, già nel 2000). Reznor li chiama per remixare un paio di pezzi dell’imponente The Fragile, da inserire nel remix-album Things Fallin’ Apart, e l’esperimento riesce alla perfezione (ri-ascoltare per credere!).

Inizia il concerto, l’aria distesa e rilassata che si respira viene appena sfiorata da un suono leggero, ammaliante che introduce la prima traccia Map of What is Effortless, e raccoglie gli astanti sotto il palco. Si entra in punta di piedi ma la sostanza è un’altra….il suono della prima track diviene via via più acido, rifritto, dilatato, capace di evoluzioni sintetiche colorite molto affini ai paesaggi lisergici dei Coil più ispirati (o più addizionati!). E per fare subito chiarezza propongono il primo album praticamente per intero, intervallando pezzi di Map of What is Effortless in pochissime occasioni.
La prima parte di “Fahrenheit” è eccellente; la traccia omonima in particolare, ma anche TTV, Lotus Above Water suonano strepitosi, un suono avvincente che rimanda spesso al meglio di casa Warp ma che, a mio parere, supera e alla grande, realizzando uno squisito equilibrio tra melodia e sonorità industriali.
Un altro capitolo che cattura la mia attenzione è What’s the Use of Feet if You Haven’t Got Legs?, elettronica eccelsa, un Aphex Twin che ha appena ritrovato le chiavi di casa o uno Squarepusher che ha deciso di smettere di prendere psicofarmaci, per fortuna!
Insomma il modo di procedere è già noto, attraverso break beats, drum in battuta bassa farciti con un sapiente uso della melodia e delle atmosfere.
Riuscitissima in questo senso anche Introductory Nomenclature che richiama alla mente tanto le ambientazioni translucide e le paesaggistiche suites degli scozzesi Boards of Canada quanto gli scenari sintetici dei tedeschi To Rococo Rot. Idem per la splendida Life is All About Taking In and Putting Things Out, ancora sentori di germania e di indietronica d.o.c. molto vicini alle pregiatissime proposte di casa Morr Music e Karaoke Kalk.
Le citazioni si sprecano, e non sembrano affatto azzardate. Il loro più grande pregio probabilmente quella risoluta capacità di quadrare il cerchio, senza perdersi nell’orgasmatico andirivieni di imputs e divagazioni che l’elettronica moderna ci offre. I TT sembra abbiano metabolizzato il meglio della produzione elettronica mittleuropea d’avanguardia e, unitamente alle interessantissime suggestioni assorbite in casa propria, (Slicker, in primis) abbiano derivato uno stile molto personale. Una creatura dai tratti somatici seducenti, forse proprio in virtù della sua origine “meticcia”.

Come degustando un buon calice di vino, si avvertono inoltre cenni di…. esalazioni metallurgiche e…. sensazioni liquide, sentori di…. trilli incagli scricchiolii glitches e vellutate di acustica gentile in versione subacquea, sovrapposizioni ritmiche mai pesanti e clima sognante.

I TT riescono ad esplorare vari ambiti dell’elettronica colta, spaziando dall’electro, al down-beat fino agli episodi più marcatamente elettro-rumoristi, con una visione d’insieme assolutamente coerente e per nulla scontata. Superba What It is Without the Hand that Wields it, una delle poche tracce del nuovo Map of what……proposte stasera, sublime tela di elettro-noise siderale dal sicuro impatto emotivo, molto ma molto ma molto vicino ai paesaggi post-atomici disegnati dai Nine Inch Nails “più cinematici”.
Dotati………dotatissimi.
Non sarà un caso se i Telefon Tel Aviv sono diventati in pochissimo tempo la punta di diamante in casa Hefty, la pregiatissima etichetta di Chicago del poliedrico musicista-produttore John Hughes III a.k.a. Slicker.

Qualche sbuffetto alla fine c’è stato ma per la brevità della durata del live, un’ora scarsa in tutto(!), il concerto si rivela un mini concerto, però gustosissimo.
Lunga vita a TT… Fuck W

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