| L’estate bolognese si arricchisce
di ottime proposte musicali in campo elettronico
con l’ennesima ospitata dei Telefon Tel Aviv,
ormai di casa qui in Italia. Dopo le ripetute apparizioni
al Link fino alla recentissima data primaverile
di presentazione del nuovo album Map of
What is Effortless, il duo statunitense
si ritrova in quest’occasione immerso nel
cuore del Parco dei Gessi della Croara, una delle
zone collinari più suggestive della città.
Più precisamente all’interno di una
vecchia cava di gesso completamente circondata da
una fittissima vegetazione, dove alcune realtà
arci cittadine coordinate da Radio Città
del Capo hanno dato vita al neonato locale La Macchia.
Sia chiaro sin da subito, il posto è eccezionale
e il locale allestito e arredato con gusto minimal-chic
da scenografi di prim’ordine che operano abitualmente
nel campo del cinema e della pubblicità,
i quali hanno saputo creare varie chill-out zones
per assistere comodamente nello svacco più
totale agli spettacoli in programma. Bravi tutti.
I TT sono Joshua Eustis e Charles Cooper, newyorkesi
d’adozione (originari di New Orleans); con
l’uscita dell’ottimo disco d’esordio
Fahrenheit Fair Enough del 2001, dimostrano
da subito talento e attitudine da vendere, tanto
da “incuriosire” perfino l’attenzione
di alcuni grandi rappresentanti del rock mondiale,
tra i quali vale la pena menzionare mr. Trent Reznor,
mente e guida dei NIN (con il quale collaborano,
peraltro, già nel 2000). Reznor li chiama
per remixare un paio di pezzi dell’imponente
The Fragile, da inserire nel remix-album
Things Fallin’ Apart, e l’esperimento
riesce alla perfezione (ri-ascoltare per credere!).
Inizia il concerto, l’aria distesa e rilassata
che si respira viene appena sfiorata da un suono
leggero, ammaliante che introduce la prima traccia
Map of What is Effortless, e raccoglie
gli astanti sotto il palco. Si entra in punta di
piedi ma la sostanza è un’altra….il
suono della prima track diviene via via più
acido, rifritto, dilatato, capace di evoluzioni
sintetiche colorite molto affini ai paesaggi lisergici
dei Coil più ispirati (o più addizionati!).
E per fare subito chiarezza propongono il primo
album praticamente per intero, intervallando pezzi
di Map of What is Effortless in pochissime
occasioni.
La prima parte di “Fahrenheit” è
eccellente; la traccia omonima in particolare, ma
anche TTV, Lotus Above Water suonano strepitosi,
un suono avvincente che rimanda spesso al meglio
di casa Warp ma che, a mio parere, supera e alla
grande, realizzando uno squisito equilibrio tra
melodia e sonorità industriali.
Un altro capitolo che cattura la mia attenzione
è What’s the Use of Feet if You
Haven’t Got Legs?, elettronica eccelsa,
un Aphex Twin che ha appena ritrovato le chiavi
di casa o uno Squarepusher che ha deciso di smettere
di prendere psicofarmaci, per fortuna!
Insomma il modo di procedere è già
noto, attraverso break beats, drum in battuta bassa
farciti con un sapiente uso della melodia e delle
atmosfere.
Riuscitissima in questo senso anche Introductory
Nomenclature che richiama alla mente tanto
le ambientazioni translucide e le paesaggistiche
suites degli scozzesi Boards of Canada quanto gli
scenari sintetici dei tedeschi To Rococo Rot. Idem
per la splendida Life is All About Taking In
and Putting Things Out, ancora sentori di germania
e di indietronica d.o.c. molto vicini alle pregiatissime
proposte di casa Morr Music e Karaoke Kalk.
Le citazioni si sprecano, e non sembrano affatto
azzardate. Il loro più grande pregio probabilmente
quella risoluta capacità di quadrare il cerchio,
senza perdersi nell’orgasmatico andirivieni
di imputs e divagazioni che l’elettronica
moderna ci offre. I TT sembra abbiano metabolizzato
il meglio della produzione elettronica mittleuropea
d’avanguardia e, unitamente alle interessantissime
suggestioni assorbite in casa propria, (Slicker,
in primis) abbiano derivato uno stile molto personale.
Una creatura dai tratti somatici seducenti, forse
proprio in virtù della sua origine “meticcia”.
Come degustando un buon calice di vino, si avvertono
inoltre cenni di…. esalazioni metallurgiche
e…. sensazioni liquide, sentori di….
trilli incagli scricchiolii glitches e vellutate
di acustica gentile in versione subacquea, sovrapposizioni
ritmiche mai pesanti e clima sognante.
I TT riescono ad esplorare vari ambiti dell’elettronica
colta, spaziando dall’electro, al down-beat
fino agli episodi più marcatamente elettro-rumoristi,
con una visione d’insieme assolutamente coerente
e per nulla scontata. Superba What It is Without
the Hand that Wields it, una delle poche tracce
del nuovo Map of what……proposte
stasera, sublime tela di elettro-noise siderale
dal sicuro impatto emotivo, molto ma molto ma molto
vicino ai paesaggi post-atomici disegnati dai Nine
Inch Nails “più cinematici”.
Dotati………dotatissimi.
Non sarà un caso se i Telefon Tel Aviv sono
diventati in pochissimo tempo la punta di diamante
in casa Hefty, la pregiatissima etichetta di Chicago
del poliedrico musicista-produttore John Hughes
III a.k.a. Slicker.
Qualche sbuffetto alla fine c’è stato
ma per la brevità della durata del live,
un’ora scarsa in tutto(!), il concerto si
rivela un mini concerto, però gustosissimo.
Lunga vita a TT… Fuck W |