| Un curioso anti-pre-halloween al
Velvet di Rimini: le creature della notte c'erano,
e se ne stavano assiepate sotto il palco e (quasi)
nessuno bivaccava al bar! Un'anomalia davvero per
un concerto in questo locale. I vecchi dark e i
nuovi goth (nonché molta gente che vive bene
anche senza definizioni di genere) ignorano i beveraggi
ed attendono religiosamente sotto il palco gli autori
storici dell'inno in cui, sembra, si riconoscono
i biechi amanti del capello cotonato e l'eyeliner
nero.
C'è solo un buffo ometto biondo che se la
ride con gli amici al bar. Una scena decisamente
scarna ospita strumenti, aggeggi, oggetti in ordine
sparso ed uno schermo gigante per il video-proiettore
(un po' come alle convention). Non vi aspettate
niente di quello che vi state già aspettando:
signori di mezza età entrano in scena, parlando
un'italiano curioso - ma quello che se ne va su
e giù per il palco con una torcia elettrica
in mano non è il buffo ometto biondo che
gesticolava al bar?
I Tuxedomoon di Reininger (formazione originale
al gran completo) sono a tutt'oggi signorotti brizzolati
ed un po' panzuti a cui delle mode non frega proprio
niente: hanno allo stesso tempo la leggerezza ed
la gravità dei veri artisti e ti regalano
l'impressione di assistere alla performance di un
gruppetto di pittori contemporanei che, sigaretta
in bocca, dipingono con la musica le pareti della
tua mente. Più che ad un concerto, si ha
l'impressione di assistere al work in progress di
un'installazione post-moderna, geniale ed un po'
irridente, composta da pezzi brillanti,
immagini sbilenche e ghiribizzi d'artista. Il nuovo
lavoro “Cabin In The Sky” è stato
definito un ritorno alle origini del gruppo di S.
Francisco: origini che ancora adesso appaiono più
avanti di ciò che è contemporaneo,
mentre le nuove leve si sbrodolano di vecchie citazioni
e già sentito.
I basso di Principle, gli archi di Reiniger, i fiati
di Brown sono frammenti completi di una composizione
inaspettata. Il cantato in Italiano di "Luther
Blissett" e di "Diario.", è
quasi canzonatorio, sa un po' di sardonico cantautore
oriundo che ahinoi annega nell'avant-garde elettronica,
mentre cola a picco la new wave. Il Sax triste si
alterna al violino romantico,
mentre il pubblico è assolutamente prigioniero
dello psicodramma Tuxedomoon: scommetto che ci sono
molti tra gli intervenuti che si sono macinati parecchi
chilometri per assistere a questo spettacolo e ripartiranno
soddisfatti. Dopo brevi introduzioni in una musicale
interpretazione della
lingua italiana (apprendiamo così che l'album
è stato composto e registrato "a 50
kilometri da qui" - e cioè nelle Marche)
le canzoni scivolano via rubandoci i pensieri e
prendendo in prestito le immagini che guizzano dallo
schermo, sovrapposizioni d'insoliti filtri colorati
a filmati sbocconcellati di zanzare succhianti sangue.
Atmosfere leggere ed oniriche si sposano al
"Dracula di Bram Stoker", mentre una torcia
illumina ora il violino, ora il volto. Non ce nulla
di banale in quello che fanno i Tuxedo, un anticonformismo
gestito con nonchalance e autentico divertimento.
La gente acclama "No Tears", ma i nostri
non sono davvero intenzionati: se
l'aspettano davvero in troppi. La balleranno finito
il concerto insieme a quel poco di pubblico rimasto
sulla pista del Velvet, molte ore più tardi,
divertendosi come se non l'avessero scritta loro.
Da veri artisti.
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