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TUXEDOMOON
Live @ Velvet, Rimini - 29/10/2004

Un curioso anti-pre-halloween al Velvet di Rimini: le creature della notte c'erano, e se ne stavano assiepate sotto il palco e (quasi) nessuno bivaccava al bar! Un'anomalia davvero per un concerto in questo locale. I vecchi dark e i nuovi goth (nonché molta gente che vive bene anche senza definizioni di genere) ignorano i beveraggi ed attendono religiosamente sotto il palco gli autori storici dell'inno in cui, sembra, si riconoscono i biechi amanti del capello cotonato e l'eyeliner nero.
C'è solo un buffo ometto biondo che se la ride con gli amici al bar. Una scena decisamente scarna ospita strumenti, aggeggi, oggetti in ordine sparso ed uno schermo gigante per il video-proiettore (un po' come alle convention). Non vi aspettate niente di quello che vi state già aspettando: signori di mezza età entrano in scena, parlando un'italiano curioso - ma quello che se ne va su e giù per il palco con una torcia elettrica in mano non è il buffo ometto biondo che gesticolava al bar?
I Tuxedomoon di Reininger (formazione originale al gran completo) sono a tutt'oggi signorotti brizzolati ed un po' panzuti a cui delle mode non frega proprio niente: hanno allo stesso tempo la leggerezza ed la gravità dei veri artisti e ti regalano l'impressione di assistere alla performance di un
gruppetto di pittori contemporanei che, sigaretta in bocca, dipingono con la musica le pareti della tua mente. Più che ad un concerto, si ha l'impressione di assistere al work in progress di un'installazione post-moderna, geniale ed un po' irridente, composta da pezzi brillanti,
immagini sbilenche e ghiribizzi d'artista. Il nuovo lavoro “Cabin In The Sky” è stato definito un ritorno alle origini del gruppo di S. Francisco: origini che ancora adesso appaiono più avanti di ciò che è contemporaneo, mentre le nuove leve si sbrodolano di vecchie citazioni e già sentito.
I basso di Principle, gli archi di Reiniger, i fiati di Brown sono frammenti completi di una composizione inaspettata. Il cantato in Italiano di "Luther Blissett" e di "Diario.", è quasi canzonatorio, sa un po' di sardonico cantautore oriundo che ahinoi annega nell'avant-garde elettronica, mentre cola a picco la new wave. Il Sax triste si alterna al violino romantico,
mentre il pubblico è assolutamente prigioniero dello psicodramma Tuxedomoon: scommetto che ci sono molti tra gli intervenuti che si sono macinati parecchi chilometri per assistere a questo spettacolo e ripartiranno soddisfatti. Dopo brevi introduzioni in una musicale interpretazione della
lingua italiana (apprendiamo così che l'album è stato composto e registrato "a 50 kilometri da qui" - e cioè nelle Marche) le canzoni scivolano via rubandoci i pensieri e prendendo in prestito le immagini che guizzano dallo schermo, sovrapposizioni d'insoliti filtri colorati a filmati sbocconcellati di zanzare succhianti sangue. Atmosfere leggere ed oniriche si sposano al
"Dracula di Bram Stoker", mentre una torcia illumina ora il violino, ora il volto. Non ce nulla di banale in quello che fanno i Tuxedo, un anticonformismo gestito con nonchalance e autentico divertimento. La gente acclama "No Tears", ma i nostri non sono davvero intenzionati: se
l'aspettano davvero in troppi. La balleranno finito il concerto insieme a quel poco di pubblico rimasto sulla pista del Velvet, molte ore più tardi, divertendosi come se non l'avessero scritta loro. Da veri artisti.

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