| concerto, discografia,
articolo, tour, live report, date, calendario, programma,
concerti, biografia, intervista, speciale, monografia |
|
|
| XIU XIU |
| live @ Cafè Procope, 25/04/2004 |
Il cafè Procope è gremito
fino all'inverosimile, particolare degno di nota vista
l'oramai leggendaria freddezza dei torinesi. E' certo
che nel caso della creatura musicale di Jamie Stewart
il passaparola di una "new sensation" è
servito molto in ciò, complice un interesse
(forse smisurato) per il duo californiano, e per il
loro ultimo "Fabulous Muscles" incensato
da molte riviste specializzate. L'atmosfera che si
respira è di un minimalismo sottile e intrigante,
ulteriormente impreziosito dalla fumosità del
locale (destinato solitamente a esibizioni Jazzistiche
o teatrali), poche luci sul palco -monocromatiche
per altro- introducono le figure di Jamie Stewart
e Caralee MacElroy, rispettivamente chitarra/drum
machine programming e percussioni/harmonium. L'impatto
sonoro è qualcosa di tenue ed introspettivo:
si inizia con una versione di "Faboulous muscles"
riarrangiata diversamente che su disco, ed è
una piacevole sorpresa perché la chitarra di
Stewart risulta più corposa e quanto mai elettrica
nei suoni. Ciononostante si nota da subito un particolare:
i due sul palco non sembrano molto rodati, lo si evince
dalle prolungate pause tra un pezzo e l'altro, dove
Jamie e Caralee si destreggiano (talvolta anche maldestramente)
tra la loro bizzarra "attrezzatura" (due
harmonium, una drum machine minimale e vintage, più
una serie interminabile di inusuali e stravaganti
percussioni) ed un impianto audio mal funzionante
che in verità lascerà molti dubbi ai
presenti. Detto questo, il pubblico inizia a gradire
la performance gradualmente, soprattutto quando entrano
in gioco i brani più "tirati" e densi
di rabbia e disperazione, come è solito manifestarsi
Jamie Stewart e la sua voce spesso nervosa e psicotica,
altre volte sofferente, in un dolore che pochi altri
riescono a palesare in siffatta maniera.
Così la serata sciorina momenti di assoluta
intensità, dall'intermediaria schizofrenia
presente in "I Broke up" all'apripista del
nuovo album "Crank Heart", con i suoi espliciti
rimandi a certo mal di vivere caro alla new wave eighties,
fino a "Sad Pony Guerrilla Girl" e "72000
deaths", mentr\e gli spettatori, colti tra l'ammaliamento
e l'imbarazzo di fronte ad alcune soluzioni musicali
in effetti molto forti, approvano quasi in un religioso
silenzio. C'è anche il tempo di uno scambio
di strumenti tra Caralee e Jamie, momento in cui quest'ultimo
dimostra l'assoluta superiorità artistica (ma
anche tecnica) nei confronti della discreta MacElroy,
forse troppo lenta e persa nella sua fissità
scenica. Alcuni episodi -quelli più lenti e
sofferti- soffrono di troppa dispersività ed
evanescenza così da rallentare bruscamente
la profondità espressiva dell'esibizione. In
scaletta figura, prima dei bis, "I luv the Valley
OH" e il pubblico pare apprezzare ed accogliere
a gran voce tale scelta: un bel pezzo, vissuto, trascinante
nel suo disperato tentativo di elargire un significato
drammatico di una relazione complicata. Praticamente
accolta dai presenti come l' inno per antonomasia,
"I Luv the Valley OH" con il suo inesorabile
incalzare dà l'impressione di confermare sia
il successo del concerto torinese, sia il crescente
seguito nei confronti degli XIU XIU, che si congedano
chiudendo il bis: la struggente "Helsabot"
(a mio giudizio il punto più alto dell'esibizione)
dall'album "Fag Patrol", e "Poepoe"
(alla voce Caralee) ci consegnano il degno epilogo
di una serata all'insegna di qualcosa di speciale,
ancora non ben definito nelle sue pur stimolanti peculiarità,
eppure finalmente degno di attenzioni, nell'attesa
che James Stewart restituisca un senso alla musica
contemporanea. Perché alla fine è sembrato
questo lo scopo ultimo dell'ardita sperimentazione
in cui si cimenta, la quale solo ultimamente si sta
delineando con toni meno spigolosi. Questo live lo
ha dimostrato in gran parte: doveroso attendere ulteriori
gestazioni musicali da parte degli XIU XIU, come anche
giusto beneficiare nel frattempo di una piacevole
ora di concerto, passata ad ammirare degli artisti
dotati di straordinaria sensibilità e capaci
di indurre al silenzio i paganti, assorti nella magia
di quella che è tra le più brillanti
sorprese che la musica contemporanea ci possa regalare. |
|