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MATTHEW HERBERT + BROOKS
live @ Cassero Bologna, 18.03.05

Il popolo della notte sorride. La primavera anticipata dispensa buon umore e leggerezza, la città improvvisamente meno stressata si prepara ad uscire di casa. L’appuntamento scelto dai nottambuli più attenti e dai cani sciolti più titubanti è al Cassero di Bologna per assistere al dj-set di Matthew Herbert accompagnato dal giovane Brooks, recentemente affiliatosi presso la pregiata label Soundslike. La gente accorsa per l’evento sembra allegra, rilassata, attende composta l’inizio dello show sorseggiando il primo di una lunga serie di drinks.
Ancora una volta il Cassero, circolo Arci-Gay Lesbian di Bologna tra i più prolifici in Italia in fatto di proposte culturali ed artistiche d’avanguardia, che spaziano dal teatro alla danza, al teatro-danza, alla performance al cinema e alla musica. In quanto a proposte musicali di un certo spessore nel recente passato bastano i nomi di Rechenzentrum, Thomas Koner, The Soft Pink Truth, Chicks On Speed, Ellen Allien, per rendersi conto della qualità delle ricette succulente offerte dalla struttura.

Andrew James Brooks apre la serata proponendo gran parte dell’album fresco di stampa Red Tape, un concentrato di new wave, electro e pop dal gusto vagamente acre, ma anche caratterizzato da inaspettate e gradite sorprese in fatto di retrogusti.
In consolle un mixer, un portatilino scrauso, un multi-FX e un microfono, dirige il giovane Brooks, faccia da bravo ragazzo col viso imbronciato e cappellino da baseball con visiera calata sugli occhi al seguito.

L’apertura è affidata ad Accidents, un pezzo in equilibrio tra folk digitale e pop anni 80, tuffato in un letto di new wave classica all’inglese, di non facile ricezione messa lì come antipasto, ma tutto sommato ideale per rompere il ghiaccio.
La gustosa miniatura Restoration dispensa copiose emanazioni lisergiche, i fantasmi di Prince s’incontrano con la sensibilità del canadese Mantler e con un’attitudine alla forma canzone maledettamente 80’s.
Dopo alcune tracks non meglio identificate, dove spesso il Nostro spavoneggia quasi fosse la reincarnazione di Ian Curtis, si passa alla convincente Bedbugs, folktronica in salsa electro, uno dei pezzi meglio riusciti in versione live, una base assolutamente accattivante quasi una Peaches al maschile, con maggiore spazio per le melodie e per il cantato lineare…chitarrine, flauti, e carillions a fare da tappeto alla voce ancora acerba ma promettente del giovanissimo protegè di Herbert.

Il menù fondamentale di Brooks propone ricette a base di cocktails di techno-pop di matrice dark, una new wave moderna, che flirta però con certa disco ’80, regalandoci momenti interessanti e inaspettati nella improvvisa funkitudine di pezzi come Do The Math, di nuovo un Prince in versione PC low-fi a cena con i Sukia.
Altrettanto frizzante al palato, ma dal groove più aperto e con un piglio vagamente esotico Tell Somebody About Us, il brano più pop proposto in scaletta che ricorda ancora i già citati Sukia questa volta in libera uscita con The Anubian Lights….molto interessante.
Per quanto riguarda le sonorità più marcatamente techno-pop ottima l’esecuzione anche nel cantato di Roxxy, un brano dal sicuro appeal che rimanda al prolifico Jimmy Tamborello in versione The Postal Service__più prevedibile ma comunque capace di smuovere i culi Enormous Member’s Club, una possibile hit disco-trash dell’era paninari, timberland e hot dogs.
Insomma l’idea di fondo è che i numeri ci siano, le idee e certe soluzioni di suono lasciano ben sperare, sicuramente lo stile ha bisogno di affinarsi, ma le premesse sono ottime.
L’unico piccolo rammarico la “mancata” esecuzione della splendida cover di PJ Harvey, l’originalissima rivisitazione di Man-Size tratto dall’irrinunciabile Rid Of Me del 1993 e, a mio modesto parere, punto di forza dell’album di Andrew.

Il ragazzo passa la palla al non più tanto giovane Herbert, e qui ragazzi c’è veramente poco da dire! Il maestro propone un dj-set, quindi suona dischi, niente macchine_due piatti e una pista. Il suo incipit è eccezionale, si “aggancia letteralmente” agli ultimi suoni di Brooks divenuti più ruvidi, sparando a palla il Mr.Oizo più graffiante e astratto venato funk di Analog Worms Attack, Inside The Kidney Machine, una esplosiva frittura di synt analogico in cassa big beat.
Si aprono le danze, inizia un lungo piacevole viaggio all’interno di sonorità originalissime e ritmi seducenti che spaziano dall’intelligent house, alla minimal techno all’elettronica colta fino a certo big beat d’autore, dove il soul e il funk la fanno da padrone.
Qui però non serve sottolineare i momenti della serata attraverso i brani proposti in scaletta, conta come cambia il sentire del pubblico quando arriva Matthew Herbert. Il popolo danzante della notte pare letteralmente assorbito in un mantra estatico che la straordinaria abilità del DJ procura con naturalezza, selezione dopo selezione. Una continua ovazione verso l’alto, non per la facile associazione a dio, ma per la posizione rialzata della consolle, chiaramente.
La pista è presto infuocata e lo rimarrà per tutto il corso della generosissima performance, che troverà uno dei suoi picchi di consenso con The Audience, estratto dal sempre verde Bodily Functions, una delle poche selezioni di casa herbert aggiudicatesi la pole position in scaletta.

Il bilancio della serata è positivo, il popolo della notte è appagato, si vede dalle facce paonazze sorridenti di chi sta dentro e di chi sta fuori a sfumazzare.

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