I Kasabian, da Leichester, suonano
a Milano per la loro prima e unica data italiana.
Si tratta del tour di supporto al loro omonimo primo
album(ottimo) e, grazie al discreto successo del
singolo Lost Soul Forever, il Transilvania è
quasi pieno nonostante si tratti di un gruppo agli
esordi.
Offrono un rock potente e coinvolgente, con contaminazioni
elettroniche, che li fanno avvicinare ai Primal
Scream e ai gruppi della scena di Madchester
nelle classiche catalogazioni che tanto ci piacciono.
In comune con il gruppo di Bobbie Gillespie hanno
anche la capacità di coinvolgere e di far
saltare e ballare il pubblico fino allo sfinimento.
Il loro set dura più di un’ora e non
concede tregua. Presentano l’album quasi nella
sua interezza (ad eccezione di un paio di brani)
e propongono anche due interessanti inediti: Fifty
Five e Night Workers (in realtà una bside
del singolo Processed Beats).
Per tutto il concerto il livello della performance
è molto alto, in prima fila stanno i due
cantanti/chitarristi, che si alternano alle voci,
mentre il resto della band si mantiene più
defilato, complice anche un ricercato gioco di luci.
Il pubblico dimostra di apprezzare e di avere già
la band nel cuore, cantando a squarciagola i ritornelli,
applaudendo e incitando la band con foga, e soprattutto
ballando e scatenandosi.
La parte migliore del concerto è quella finale,
dal boato che accoglie l’ormai classica L.S.F.
(a dir poco trascinante) fino alla conclusione,
con una Ovary Stripe dilatatissima, dove l’elettronica
si fonde con atmosfere psichedeliche in grado di
estasiare i presenti, e con la botta finale di Club
Foot.
In definitiva un concerto decisamente riuscito,
che lascia grandi speranze per il futuro: sono già
ottimi e perlopiù sono giovani e all’esordio.
Nei prossimi anni potrebbero regalarci davvero qualcosa
di straordinario, a patto che si emancipino da certe
pesanti influenze.
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