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OASIS 
live @ Transilvania, Milano, 12/05/2005

Direttamente dal londinese Astoria, palcoscenico della prima data del club tour per presentare in anteprima l’ultimo lavoro in studio Don’t Believe The Truth, i fratelli Gallagher e gli altri membri degli Oasis (gli ormai consolidati Gem Archer e Andy Bell più Zak Starley, figlio di Ringo Starr, alla batteria dopo la cacciata di Alan White) giungono a Milano in un Alcatraz andato sold out in tre ore il giorno della messa in vendita degli ambitissimi biglietti.

L’attesa è tanta: il gruppo promette di suonare anche pezzi tratti dal nuovo album e mantiene la parola data con la bellissima opening track Turn Up the Sun, scritta da un Andy Bell che ha saputo alternare la vena psichedelica di intro e outro col rock deciso della parte centrale, il primo singolo Lyla, sul quale Liam deve ancora lavorare un po’, The Importance of Being Idle, canzone molto valida dal sapore beatlesiano cantata da Noel, il punk rock di The Meaning of Soul, nulla di eccezionale, ed infine Mucky Fingers, una scarica elettrica che richiama da molto vicino Waitng for the Man dei Velvet Underground.

Diciassette pezzi per un’ora e venti di concerto (registrato per MTV Supersonic del 27 Maggio), il giusto se teniamo presente che questo è uno spettacolo per pochi fortunati con il solo scopo di dare un assaggio del lungo tour incombente, nel quale non mancano ovviamente i grandi classici dal 1994 ad oggi: Liam stupisce per il miglioramento vocale rispetto agli scorsi anni nell’immortale e sempre fantastica Champagne Supernova, nella recente Stop Crying Your Heart Out ed in Live Forever, un classico del rock ‘n’ roll anni novanta. La band intanto dà il meglio di sé nell’outro di Rock ‘n’ Roll Star, nel riff trascinante di Cigarettes & Alcohol e nei due “best seller” Wonderwall e Don’t Look Back in Anger.

Il gruppo che ha calcato le scene minimaliste dell’Alcatraz ha dimostrato di essere ancora un punto di riferimento per il mondo del rock ‘n’ roll, sempre più costellato di meteore contro i pochi gruppi capaci di segnare indelebilmente il rock anni novanta ancora in circolazione. Gli Oasis, a dieci anni e passa dal loro album d’esordio, suonano ancora come un tempo, forse meglio, e non hanno ancora perso quell’innata capacità di catalizzare su di sé l’attenzione della gente creando delle canzoni che immancabilmente sono destinate a divenire dei classici. E scusate se è poco.

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