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OKKERVIL RIVER
live @ Circolo Degli Artisti, Roma, 05/10/2005
Gli Okkervil River vengono da Austin, Texas, ed hanno l’aria da bravi ragazzi. Un altro bravo ragazzo ha il compito di aprire la serata, il giovane The Niro, con un set molto breve che lascia in fretta il palco ai 5 americani. Salgono su e si sistemano gli strumenti da soli. Toh, c’è anche il tipo che un quarto d’ora fa mi ha venduto “Black Sheep Boy” a 12 euro e tre spillette ad 1 euro... è sempre bello fare shopping ai concerti. Will Sheff sembra il fratello maggiore di Harry Potter: si presenta con sciarpetta artigianale a strisce rosse e nere, giacca, cravatta rossa ed occhialetti. Ancora prima di cominciare a suonare si toglie la giacca, appena finisce di accordare la chitarra se ne vanno gli occhiali; finirà il concerto in maglietta. Quello che conta è che è pronto ad iniziare. Nemmeno lasciano il palco per fare un ingresso più d’effetto, cominciano e basta, vanno dritti al punto. “War Criminal Rises and Speaks” dà il via alle danze, con Will che si sbraccia a gesticolare verso il mixer per far alzare la tastiera nella sua spia. Ripete quel movimento così tante volte che sembra quasi una mossa coreografica. Ma dal mixer nessuno reagisce, come nessuno ha reagito alle richieste del bassista di abbassare le luci che gli stavano cuocendo la testa. Questo sembra indispettire molto il frontman, anche quando si lancia in una lunga intro parlata al secondo pezzo: “Fuori c’è un’onda gigantesca che s’infrange contro il lato dell’edificio, l’acqua lentamente filtra all’interno del locale e piano piano ci sommerge tutti, galleggiando raggiungiamo il soffitto, ma io non ho nessuno timore perché c’è la tastiera di Howard ed anche se non riesco a sentirla da questa spia io ho la mia chitarra e posso usarla come remo… DOWN THE RIVER OF GOLDEN DREAMS!” Parte la dolcissima “It Ends With a Fall”, lenta e cullante. La setlist va ad attingere qua e là dalla discografia del gruppo, brani nuovi affiancati a vecchie glorie da “Down the River of Golden Dreams” e “Don’t Fall in Love With Everyone You See”. Will Sheff si dimentica di essere infastidito dalla scarsa collaborazione del locale, mette così tanta energia nel concerto che rompe una corda della chitarra. Nella pausa per cambiarla il gruppo intrattiene i presenti: Will scende dal palco per spostare di persona la transenna che li separa dal pubblico e poi comincia a passare agli spettatori birre, bottigliette d’acqua ed il whisky che stanno bevendo; dal backstage arriva anche un vassoio pieno di merendine. Gli Okkervil River ridono, sono di buon umore, non si fanno smontare dal contrattempo che sembra anzi divertirli ancora di più. L’uomo barbuto con la maglietta verde si muove agevolmente tra tastiera, steel guitar e mandolino, il bassista si è rassegnato a sudare sotto le luci impietose, il ragazzo alla tromba si canta tutte le canzoni con il sorriso con le labbra, il batterista trova anche il tempo di far roteare le bacchette tra un colpo e l’altro. Sono contenti della risposta del pubblico, anche perché nella loro prima discesa italiana si sono ritrovati a suonare a Bologna davanti a cinque persone. I pezzi di “Black Sheep Boy” live sono molto più energici che su disco, Sheff s’improvvisa rocker: salta, si agita, si arrotola il cavo del microfono intorno al collo, sale in piedi sul rullante della batteria. “For Real” viene cantata con estrema violenza, che subito scema per lasciar posto ad una morbidissima “So Come Back I’m Waiting”, che fa venire la pelle d’oca a molti. “Westfall” è puro country, mandolino e cori cantati tutti insieme all’unisono. Tra gli applausi la band lascia il palco solo per tornare poco dopo a darci un ultimo assaggio di Texas. Escono solo Will Sheff e l’uomo in verde per “Just Give Me Time”, cantata teneramente, e poi vengono raggiunti dal resto del gruppo (con il batterista mascherato da scimmia che si fa portare per mano dal bassista…) per altri tre pezzi sentitissimi che sfoderano a pieno l’anima country del gruppo, con la fisarmonica che diventa vittima di turno della scarsa attenzione dei tecnici al mixer. Il trittico “Song About a Star”, “Kansas City” e “Okkervil River Song” chiude il concerto. Dei bravi ragazzi davvero, questi Okkervil River: si intrattengo a parlare con il pubblico, elargiscono sorrisi ed autografi e poi risalgono sul palco a smontarsi tutto da soli. 22 date europee in 22 giorni, senza un secondo di pausa. E speriamo che questo tour de force porti loro la gloria che meritano.
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