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| PATRICK WOLF |
| live @ Il Covo, Bologna, 09/04/2005 |
Certe storie con personaggi figli illegittimi
di Dorian Gray possono venire solo dall'Inghilterra.
Sarà che solo in Inghilterra la Decadenza
permea l'aria, la pioggia (quel clima), i
tratti somatici, e il pallido sole poco può
fare. Patrick Wolf ne è l'ennesimo prodotto
e ci si stupisce quasi di apprezzare ancora una volta
una storia trita e ritrita; mentre lo si guarda e
ascolta non si può fare a meno di pensare agli
illustri predecessori: Marc Almond, Morrissey, Brett
Anderson (e questo, ormai è chiaro, è
il problema di chi di storie ne ha già lette
troppe). Con la differenza che Patrick Wolf è
un po' tutti loro assieme, concedendo qualcosa a un
Novello Femminino che di Inglese non ha nulla, sospetti
di Bjork per certi passaggi e Tori Amos (cfr. quando
si mette alla piano, flessuoso). Si potrebbe dire
Kate Bush, che invece di Inglese ha tutto, una che
viene dalle stesse terre arturiane ed è madre
sacerdotessa delle precedenti ancelle, e farla finita.
Il ragazzo, giovanissimo, nella sua esibizione nel
solito detestabile asilo di infanzia (ma Bologna ormai
è vittima della assoluta mancanza di alternativa,
argomento che sarebbe degno di un post), è
assolutamente conscio del proprio ambiguo fascino,
della propria dualità e ci gioca con una sicurezza
che risulta preoccupante quando non è solo
disarmante: non solo uomo-donna, eterno fanciullo
licantropo, angelo biondo e diavolo tenebracrinito,
tutto e molto di più, e non si può fare
a meno di pensare al killer de Il Silenzio Degli
Innocenti. “I am fucked, and I am fucking
too”, un Tristano che è anche Isotta.
Aspetti sicuramente molto costruiti che però
lo vestono perfettamente (a differenza dei pochi stracci
pirateschi che a malapena lo coprono). Apprezzando
soprattutto, dai tempi non sospetti dell'esordio con
Lycanthropy, gli arrangiamenti electro,
mi preoccupa subito il sapere che si presenterà
accompagnato da un batterista. Avrei detto da solo,
solo solo, con una beatbox, tutto mi sarei aspettato
meno che un batterista. Conto su delle basi, inutilmente.
Eppure i pezzi, tutti acustici per voce, decisamente
potente e intonata, accompagnamento di sola pianola,
viola o ukulele (e pallida batteria, dove c'è)
reggono e incantano in un concerto decisamente al
di sopra della solita pompatissima indiegenza
offerta del locale.
Patrick Wolf, per quanto eccessivo in pose, ha carisma,
talento e grinta. È nata una stella, il
suo nome Tristano ed è vivo. E scappo,
che la luce sta per essere offuscata dalla nebbia. |
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