25 marzo 2005, i PGR sono a Roma
nella sala B degli studi di Radio
Rai 1 di via Asiago, per esibirsi davanti ai
microfoni di RadioUnoMusica, ad accoglierli, oltre
a circa 150 spettatori, c'è la conduttrice
del programma del venerdi sera Silvia Boschero.
E' un Ferretti cordiale e disponibile quello che
sale sul palco, e soprattutto in ottima forma dal
punto di vista morale e fisico. Dopo i convenevoli
di rito tutto è pronto per poter cominciare,
insieme a lui c'è Gianni Maroccolo al basso,
Giorgio Canali alla chitarra, Pino Gulli alla batteria
e Cristiano Della Monica alle percussioni e basso.
Inizia il concerto e si apre con una traccia dei
CSI, la karmica e avvolgente “Brace”,
estratta da Tabula Rasa Elettrificata. Una partenza
fluida con incedere lento riflessivo, i profumi
trascendenti e le tinte cinematiche del brano si
esaltano e scontrano con l’esuberanza composta
e distaccata di Ferretti.
Il ghiaccio è rotto, ed è subito il
momento di attraversare il tempo in un lampo che
atterrando innesca il ruggito punk rock di “Narco’$”;
e si questo smanioso delirio cammina proprio sui
‘remoti’ terreni dei CCCP, gli spettatori
sussultano e seguono con pathos le possenti
elettricità aritmiche di Maroccolo e compagni.
Sciolti e ben rodati i Pgr pescano ancora nell’ultimo
album dei CSI, questa volta tocca a “Forma
e Sostanza” farsi avanti, celebrata
con un’esecuzione più essenziale e
meno arioso rispetto all’album (la melodia
della seconda chitarra mancante per ovvie ragioni
di line up), ma con un cantato davvero trascinante.
Arriva quindi “Si Può”
dal loro ultimo lavoro D’Anime e D’Animali,
brano dalle movenze notturne, irradiato da molteplici
fuochi percussivi, e mitigato da una voce cavernosa
che vagabonda attraversa, con trasporto ipnotico,
distanze e memorie che narrano di liberazione e
indipendenza.
“Casi Difficili” si
spinge in ricordi e scenari dipinti con liriche
e sonorità più mediterranee, la schiavitù
e la guerra sono i due temi portanti sorretti dapprima
da percussioni etniche e lineamenti soffusi, per
esplodere con sonoro fragore, Giovanni ascende,
solenne e pungente – stato di forma eccellente
–.
L’ultimo brano prima della pausa centrale
è “Divenire”,
canzone che ha il pregio di non mandare in stallo
il coinvolgimento emotivo del pubblico, viva e scalpitante,
dotata di una chitarra possessiva e ammaliante –
infiamma e solleva senza eccessi.
Nella pausa centrale Giovanni al microfono della
radio racconta qualche aneddoto della carriera dei
CCCP/CSI e della valenza della tradizione popolare
nelle loro composizioni. Afferma che c'è
stato un riappacificamento con Zamboni, ma che hanno
deciso serenamente di non voler restaurare
la sigla CCCP, nemmeno (purtroppo) per una sola
apparizione live. Si parla anche dei numerosi abbandoni
che la sua formazione ha via via visto durante la
sua lunga carriera, assenze che hanno spesso lasciato
il vuoto, ma che non hanno mai smorzato la voglia
di riprendere e andare avanti. C’è
anche spazio per accennare al suo progetto personale,
Litania, dedito alla sperimentazione ed all'esecuzione
di testi antichi e canti religiosi.
Si riprende restando sulle note di D’Anime
e D’Animali (almeno per le prossime tre tracce),
viene ora eseguita “Orfani e Vedove”
suonata con doppie percussioni che ne esaltano il
carattere esuberante. “Aria nuova, libertà,
fratellanza, uguaglianza” questo il passo
più significante delle parole di Ferretti,
che le grida con la sua indomita carica persuasiva.
“Cavalli e Cavalle”
avanza su un basso brillante e su vibrati di chitarra
scintillanti, all’interno di queste trame
elettriche si vanno ad inserire epici racconti dal
fatale epilogo – Cesare va a morire e
non lo sa, ma morirà!
Il manto carnale della sensualità e del romanticismo
si posa su “Tu e Io”,
brano intimista dotato di un’enfasi ermetica
che porta lontano nel tempo, tra arcaiche e selvatiche
passioni.
Torna la luce del viaggio con “S’ostina”,
il verbo per attraversare le memorie è ammaliante
e disincantato, gioia e abbandono, un canto vibrante
e ondulato tra i due bassi catartici di Maroccolo
e Della Monica. Il profumo dell’eterno sgorga
dall’abisso perché c’è
sempre il fuoco che cova dentro.
Dal fuoco al monito alla società consumistica
il passo è breve, ed ecco quindi giungere
“Unità di Produzione”
ancora da Tabula Rasa Elettrificata. Questa volta
il testo cambia da “elettrificata” a
“mercificata”, modifica forse autoironica
(un segnale per qualche critico?), e la musica si
proietta in avanti con movimenti perentori. Una
macchina sonora portata in spalla dalle rutilanti
bordate percussive, e animata dalle scenografiche
note della chitarra di un Canali euforico, il pubblico
si scuote eccitato e gratificato.
Ancora una pausa prima dell’ultimo brano.
C’è ancora tempo per quattro chiacchiere
tra Ferretti e la conduttrice Silvia Boschero. Giovanni
afferma che spesso un’artista viene visto
per quello che non è realmente, spesso si
fanno delle idee sbagliate o inverosimili. Un’artista,
prosegue parlando di sè, dovrebbe non avere
molti contatti con l’esterno. Al contatto
con il pubblico lui preferisce la quiete ed una
sana solitudine.
La chiusura è affidata a “Alla
Pietra” che solca atmosfere meno
impegnate, con liriche meno imbrigliate e più
libere di sorridere e di esortare anche al ballo,
immersioni tonali festose e rilassate, riflessi
armonici radiali che confluiscono in una corroborante
suite finale. |