Per tutti coloro che non fossero
stati presenti all’immancabile concerto evento
dell’anno (leggi alla voce mera reunion per
tirar su qualche soldo) riferiamo che non si sono
persi alcunché, assolutamente niente; meglio
l’Ariston. Anche perché al T.P.O. di
Bologna la sera del quattro marzo è andata
in scena solamente la cover band degli Slint, quattro
“anzianotti” che si sforzavano di sembrare
incazzati come quando avevano vent’anni ingannandosi
ovviamente (e ingannando pure i meno competenti
fra il pubblico) per quello iato insuperabile che
li divide da ciò che furono. Oggi gli Slint
non esistono più. Sono come zombie, morti
viventi non resuscitati. Quello che doveva essere
un rito, una celebrazione per tutti gli “indie-rockers”
nostrani si rileva infine una commemorazione (il
funerale definitivo del post-rock, e di tutta la
spicciola filosofia che lo sottintende) un concerto
vuoto e fasullo, figlio dei suoi tempi (ma per giunta
senza quella giusta dose d’autoironia, ma
solo autocompiacimento fine a se stesso) elogio
del nulla e della mediocrità, sottoprodotto
dell’ego smisurato che affonda dentro questo
e altri “gruppi di culto”. L’orgoglio,
il vanto e la boria di tutti questi alternativi
dovrebbe sprofondare sotto terra per sempre dopo
una tale dimostrazione di vuoto. L’assenza
di tensione, di emozione, di vita, su canzoni un
tempo magnifiche non può lasciare scampo
ad alcun tipo di dubbi, questo è solo un
modo come un altro di tirare su qualche euro (e
non pochi immagino considerando l’affluenza
al “circolo culturale”) di raschiare
il fondo di un barile già vuoto da tempo;
qui non c’è arte né vita, solo
soldi (che poi sono gli stessi delle fottutissime
stars). Almeno una come Gwen Stefani ci avverte
in qualche modo del furto che perpetua nelle nostre
tasche tramite l’industria dello spettacolo,
questi no; questi sono soldi puliti e loro sono
bravi ragazzi “alternativi”.
L’intento di conservare in vitro le canzoni
dai tempi di Tweez e Spiderland,
potrebbe risultare da un certo punto di vista pure
affascinante (seppur sempre in un ottica di mera
riproduzione necrofila) in un mondo musicale totalmente
mutato, differente, come quello di oggi, ma queste
sono solo fotocopie sbiadite della gloria del tempo
che fu. Nessun sussulto, nessun fremito, neppure
un sospiro di morte, solo il CD che gira, gira,
gira inutilmente. Il simulacro di ciò che
furono. Tutto è già stato sentito
da chi sa, da chi conosce, questo che è stato
un gruppo importantissimo, grandissimo, fondamentale.
Ma il concerto che questi riemersi Slint ci propinano
è assolutamente pacchiano, farsesco; i pezzi
sono comicamente identici per filo e per segno a
quelli inseriti sui due album, compresi volumi,
feedback e distorsioni perfettamente riportate-ricopiate
live creando un effetto di ridicolo playback, di
copia-incolla, di farsa che manco a Sanremo è
possibile udire (almeno lì ci sono degli
errori, microfoni che non funzionano, oppure parte
un altro CD…). Nessuna sbavatura qui, nessuna
variazione, ma neppure un’idea, una di numero.
Come dire sono passati quindici anni e nulla è
cambiato, e questa è sicuramente la più
grande e palese menzogna, la più grande e
palese delusione; basta gettare uno sguardo su quei
corpi appesantiti e impacciati sul palco per rendersene
conto, è lampante. In particolare sul bassista,
che assume maldestramente pose melodrammatiche da
guitar-hero anni ottanta imbalsamato. Inoltre l’assoluta
mancanza di ironia (ma anche di gioia nel suonare)
che si percepisce dal e nel gruppo (e dall’ambiente
tutto attorno che geneticamente si ritrova comunque
in tale situazione) ci impedisce pure uno sguardo
indulgente di affetto e benevolenza oltre gli evidenti
limiti artistici; come quando ad esempio ci si ritrova
al cospetto di dinosauri del rock, tipo il disfacimento
del corpo (e della mente) di Iggy. Il tutto qui
è presentato invece sotto un’aurea
di mediocre superiorità e magniloquenza da
primi della classe, che ci impedisce pure la minima
compassione. Anche perché quella classe non
esiste più; è stata spazzata via dal
segno dei tempi. Il re è nudo, e tutti (coloro
che sanno) ridono di gusto. Oggi gli Slint non esistono
più.
Prima di loro si sono presentati ad aprire (in)degnamente
la serata quei “geniacci” dei Radian.
Tre fessacchiotti che facevano un gran rumore per
nulla; come quello che si sente tutti i benedetti
giorni feriali in fabbrica alla fine. Ma considerando
che gli “alternativi” intervenuti non
conoscono minimamente quei suoni, penso che sia
risultata per loro anche questa una gran novità…
Andrea ed Io intanto siamo andati a prenderci una
birra (pessima) e pure un “Ufo”, come
chiamano qui un semplice rum-pera, anche questo
pessimo fra l’altro.
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