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THE EVENS + Geoff Farina + Animal Collective
live @ Circolo Degli Artisti, Roma, 03/11/2005

Una serata tranquilla. Ecco cosa mi aspettavo. L’incipit lo è stato. Geoff Farina sale sul palco (stranamente attrezzato nella sala piccola del Circolo degli Artisti) e senza tante storie comincia a suonare, solo lui e la sua chitarra acustica. La gente è rapita, non vola una mosca. Ho paura di fare troppo rumore deglutendo, ma in realtà sto solamente cercando di non pensare al fatto che a tre passi da me c’è un pezzo di storia, Ian MacKaye. Farina continua la sua passeggiata acustica, di cui riconosco solo un paio di cover di Neil Young, “Barstool Blues” e “Powderfinger”, un set molto rilassato. Attacca anche quella che sembrava una versione più blues di “Sweet Home Alabama”, il cui ritornello fa, la prima volta, “I look like Henry Ford but Ifeel like Jesse James” e la seconda volta “ I look like Henry Ford but feel like… Ian MacKaye”, scatenando l’ilarità generale. Sul finale perde l’attenzione del pubblico, che comincia a mormorare. Evidentemente questo suo set intimista non è per tutti i palati, però è bello di tanto in tanto riuscire a sentire ogni singola parola della persona al microfono…

… salgono sul palco Ian MacKaye, di professione leggenda, e Amy Farina. Finora se n’erano stati in un angolo a sorseggiare chissà cosa dalle loro tazze termiche e ad ascoltare Geoff, quasi dovessero tenergli la mano mentre è sul palco. Ian si sistema i cavi da solo, con estrema cura. Amy sembra sofferente ma dietro alla batteria assume quasi un’aria marziale. Lui, in bermuda nonostante il freschetto di questo novembre romano, si siede mostrando le sue ginocchia piene di cicatrici. Luci a tutta forza, zero atmosfera, ma loro cordialmente si presentano, ringraziano Geoff e partono con la musica. “Shelter Two” apre il concerto, così come apre il loro disco. La similitudine con il lavoro in studio finisce qui: i pezzi dal vivo sono tutta un’altra cosa; Ian è magnetico, non sussurra, non canta, ma si agita ed urla la sua rabbia. Così per “You Won’t Feel a Thing” e le altre canzoni che seguiranno.

Non è tipo che se ne sta buono, deve dire la sua: deve dire a quelli che chiacchierano che possono anche fargli la cortesia di accomodarsi fuori, deve spiegarci cosa sono i limitatori di velocità e come questa definizione può essere applicata al governo (“All These Governors”), deve dire alla tipa che gli urla “shut up and play” che è lui quello sul palco, deve dire la sua anche sulla nostrana S.I.A.E., che esige il 10% dell’incasso di ogni serata. Sembra quel professore che molti di noi hanno avuto ed altri hanno sognato: giovane, simpatico, alla mano, ma comunque severo; guai a sgarrare con lui. Il set si snoda tra le canzoni del disco e qualche inedito. “Mt. Pleasant Isn’t” diventa un unico coro: MacKaye provoca i presenti dicendo che il pubblico dei concerti precedenti aveva rocked the house ed invita tutti ad urlare il ritornello “the police will not be excused, the police will not behave”. E così è: tutti lo gridano, tutti sono entusiasti. Il concerto non può chiudersi senza una stilettata al presidente Bush ed al suo, a detta di Ian (e speriamo sia così), temporary employment. “Everybody Knows”, un inedito, chiude il set dei The Evens. Niente merchandise, solo cd che vengono venduti direttamente dal palco, da Ian in persona. Ed una fila di gente che si tuffa a reclamare il proprio pezzo della celebrità…

… nella sala grande tutto è pronto per gli Animal Collective, il grande palco congelato sin dall’inizio della serata, con tutti gli effetti pronti. Si presentano in quattro, senza maschere, come molti invece si aspettavano. L’inizio è quieto e non lascia presagire a quello che verrà dopo. In breve tempo il Circolo si trasforma in un sabba infernale degno di un concerto dei Liars. Luci bassissime, timpano che viene percosso ossessivamente, pezzi cantati che si alternano ad altri urlati, i chitarristi sul palco che si agitano come fossero caduti in trance sciamanica. Certo che stonano un po’ rispetto agli opening acts, ma non per questo sono meno belli o meno intensi.

Io, profana del collettivo animale, faccio fatica a distinguere una canzone dall’altra. So solo che un concerto come questo, magari di supporto ai Liars, e l’adorazione di Satana è assicurata. Hell yes.

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