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setlist

Vertigo

I Will Follow

Electric Co.

Elevetion

New Year’s Day

Beautiful Day

I Still Haven't Found What I’m Looking For

All I Want is You

City of Blinding Lights

Miracle Drug

Sometimes You Can't Make It On Your Own

Love and Peace

Sunday Bloody Sunday

Bullet The Blue Sky

Miss Sarajevo

Pride in the Name of Love

Where the Streets Have No Name

One

Zoo Station

The Fly

With or Without You

Original of the Species

All Because of You

Yahweh

Vertigo

 
U2
live @ San Siro, Milano, 21/07/2005

I concerti degli U2 non sono mai stati dei semplici concerti: pensate allo Zoo Tv Tour, al Pop Mart Tour, a quei palchi mastodontici, a quelle strutture immense fatte di luci e megaschermi. I concerti degli U2 sono piuttosto degli spettacoli immensi: è così anche per il Vertigo Tour, ed aspettando le nove (con il tempo che sembra non scorrere mai, poco aiutano anche i concerti di Feeder ed Ash) è facile rendersene conto un po’ per le 70.000 persone che si esibiscono in cori, coreografie, che espongono striscioni, che guardano l’orologio di San Siro battere i minuti, un po’ per quel palco grandissimo che richiama i colori dell’ultimo album “How to Dismantle an Atomic Bomb”, il rosso e il nero, con un megaschermo gigante alle spalle, due schermi più piccoli ai lati (che per tutto il concerto resteranno fissi sui quattro membri della band) e due passerelle che si snodano nel pubblico del prato.

Alla fine, però, arrivano le nove e cinque: le luci si spengono, parte l’intro ed eccoli salire, The Edge col solito cappellino e Bono in giubbotto in pelle rosso e nero, eccoli prendere posto chi alla batteria, chi alla chitarra, chi al basso, chi al microfono.
“Unos, Dos, Tres, Catorce!”: tutti contano all’unisono, è partita la seconda data meneghina del Vertigo Tour. Il trittico iniziale, “Vertigo” – “I Will Follow” – “The Electric Co.”, risente del fragore dei 70.000 e di una acustica ancora imperfetta: il risultato, perlomeno dal prato, è quello di poter sentire solo le urla della gente che sovrastano in toto la voce di Bono. Le cose tornano alla normalità con “Elevation”, nella consueta nuova versione fatta di una prima parte senza il riff che tutti conosciamo, quando l’acustica diventa buona e Bono riesce a dominare l’esaltazione di tutti: seguono “New Year’s Day”, “Beautiful Day” ed ecco il primo momento veramente toccante, “Still Haven’t Found What I’m Looking For”, eseguita alla perfezione e cantata all’unisono per un effetto pelle d’oca. Permangono i toni delicati nella stupenda “All I Want Is You”, il frontman degli U2 fa salire sul palchetto una ragazza, l’abbraccia, canta guardandola negli occhi, balla con lei, come fossero loro due, soli, in una sala da ballo: gli altri 70.000, allibiti, stanno a guardare.
E’ “City of Blinding Lights”, l’ultimo singolo estratto dal nuovo lavoro, ad aprire la seconda parte del concerto: si è fatto buio a Milano, il megaschermo viene acceso e le luci accecanti di New York invadono lo stadio; seguono le nuove “Miracle Drug” (con cellule che si dividono, elettrocardiogrammi e filamenti di dna che scorrono dietro la band) e la toccante “Sometimes You Can’t Make It On Your Own”, dedicata da Bono al padre scomparso, fatta di acuti che sembrano dire “venticinque anni di musica e non sentirli”.
Il gran Rock di “Love & Peace or Else” apre invece la parte più politico-umanitaria dello show: Bono indossa una fascia banzai con la scritta “Coexist” (la C è una mezzaluna, la X è una stella di David, la T è una croce cristiana), un tema ribadito anche sul megaschermo che predica la coesistenza pacifica tra le tre grandi religioni, un rapporto mai burrascoso come negli ultimi anni. Bono picchia sulla batteria come un indemoniato e lancia “Sunday Bloody Sunday”, in una versione quanto mai agguerrita e fantastica, seguita dall’altrettanto storica “Bullet the Blue Sky”, caratterizzata da un caccia militare che solca i led dello schermo.
“Dedico questa canzone a tutte le persone che hanno perso la vita a Londra l’altra settimana”: è “Miss Sarajevo”, particolare soprattutto nella parte che era di Pavarotti e che Bono cerca di richiamare con un buon italiano.
“Pride” apre invece il sogno Africano del Vertigo Tour: magnifica, seguita da “Where the Streets Have No Name” durante la quale le bandiere del continente nero invadono gli occhi del pubblico. E poi ecco la “One Campaign”: tutti i cellulari all’aria, San Siro sembra una piazza a Natale (“Merry Xmas in July”, commenterà Bono), tutti inviano un messaggio con un commento sulla situazione africana per poi vedere le proprie parole scorrere sullo schermo dietro la band.
Un attimo di pausa, eccoli tornare: si torna ad “Achtung Baby” con le scariche rock magistrali di “Zoo Station” e “The Fly”, seguite dai toni classici di “With or Without You”, al termine della quale Bono indossa una maglietta dell’Underground londinese.
Altra pausa per permettere ad un’orchestra di archi di Novara di sistemarsi su uno dei due palchetti: “Original of the Species” convince come non mai, seguita dalla più semplice “All Because of You” eseguita da un Bono versione Liam Gallagher, indemoniato con tamburello. Siamo agli sgoccioli: “Yaweh”, con la sua corografia fantastica, ci lancia nel bis di Vertigo, questa volta con lo schermo accesso pronto ad assorbire i presenti nel suo vortice rosso. E poi, “The End” campeggia sulla schermo: tutti a casa.

Tecnicamente parlando, a parte le prime tre canzoni, il concerto è stato impeccabile: certo, l’acustica di San Siro non è delle migliori e non so cosa abbiano sentito dal terzo anello, ma per quanto riguarda la band il sound è sempre perfetto e Bono con la propria voce, dopo tutti questi anni, sa ancora arrivare dove pochi arrivano. Magnifica, poi, la scenografia, elemento fondamentale del Vertigo Show: così bella, così grande, così perfetta da giustificare appieno il prezzo del biglietto non esattamente contenuto. Come ormai sappiamo da giorni le due date milanesi sono state registrate per un Dvd in uscita a Natale (Bono non manca di ringraziare i presenti per il loro essere attori del film): il risultato, per quello che ho visto ieri sera, sarà magnifico e pochi regali di Natale saranno azzeccati come questo.

Bono qui, Bono là: se ci fate caso ho parlato pochissimo degli altri membri della band, ma questa non è una dimenticanza. Il punto del Vertigo Tour è che questo è il tour di Bono: Bono rocker impazzito, Bono romantico, Bono predicatore, Bono che ringrazia Giovanni Paolo II e bacia il suo rosario, Bono strafottente, Bono che cambia abito e personalità. Gli altri ci sono, ma è Bono il messia della serata, la calamita capace di catalizzare ogni attenzione. Il Vertigo Tour è il tour di Bono anche perché completamente incentrato sulle cause che il rocker sostiene e ha sostenuto in tutti questi anni: la povertà, l’Africa, la coesistenza tra civiltà e religioni. La verità è che non ci sono più dubbi, Bono è un personaggio di primo piano tra le più grandi rockstar di tutti i tempi, in quella scia che parte da Elvis Presley e contempla Lennon, Morrison, Dylan e chi più ne ha più ne metta.

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