I concerti degli U2 non sono mai
stati dei semplici concerti: pensate allo Zoo Tv
Tour, al Pop Mart Tour, a quei palchi mastodontici,
a quelle strutture immense fatte di luci e megaschermi.
I concerti degli U2 sono piuttosto degli spettacoli
immensi: è così anche per il Vertigo
Tour, ed aspettando le nove (con il tempo che sembra
non scorrere mai, poco aiutano anche i concerti
di Feeder ed Ash) è facile rendersene conto
un po’ per le 70.000 persone che si esibiscono
in cori, coreografie, che espongono striscioni,
che guardano l’orologio di San Siro battere
i minuti, un po’ per quel palco grandissimo
che richiama i colori dell’ultimo album “How
to Dismantle an Atomic Bomb”, il rosso e il
nero, con un megaschermo gigante alle spalle, due
schermi più piccoli ai lati (che per tutto
il concerto resteranno fissi sui quattro membri
della band) e due passerelle che si snodano nel
pubblico del prato.
Alla fine, però, arrivano le nove e cinque:
le luci si spengono, parte l’intro ed eccoli
salire, The Edge col solito cappellino e Bono in
giubbotto in pelle rosso e nero, eccoli prendere
posto chi alla batteria, chi alla chitarra, chi
al basso, chi al microfono.
“Unos, Dos, Tres, Catorce!”: tutti contano
all’unisono, è partita la seconda data
meneghina del Vertigo Tour. Il trittico iniziale,
“Vertigo” – “I Will Follow”
– “The Electric Co.”, risente
del fragore dei 70.000 e di una acustica ancora
imperfetta: il risultato, perlomeno dal prato, è
quello di poter sentire solo le urla della gente
che sovrastano in toto la voce di Bono. Le cose
tornano alla normalità con “Elevation”,
nella consueta nuova versione fatta di una prima
parte senza il riff che tutti conosciamo, quando
l’acustica diventa buona e Bono riesce a dominare
l’esaltazione di tutti: seguono “New
Year’s Day”, “Beautiful Day”
ed ecco il primo momento veramente toccante, “Still
Haven’t Found What I’m Looking For”,
eseguita alla perfezione e cantata all’unisono
per un effetto pelle d’oca. Permangono i toni
delicati nella stupenda “All I Want Is You”,
il frontman degli U2 fa salire sul palchetto una
ragazza, l’abbraccia, canta guardandola negli
occhi, balla con lei, come fossero loro due, soli,
in una sala da ballo: gli altri 70.000, allibiti,
stanno a guardare.
E’ “City of Blinding Lights”,
l’ultimo singolo estratto dal nuovo lavoro,
ad aprire la seconda parte del concerto: si è
fatto buio a Milano, il megaschermo viene acceso
e le luci accecanti di New York invadono lo stadio;
seguono le nuove “Miracle Drug” (con
cellule che si dividono, elettrocardiogrammi e filamenti
di dna che scorrono dietro la band) e la toccante
“Sometimes You Can’t Make It On Your
Own”, dedicata da Bono al padre scomparso,
fatta di acuti che sembrano dire “venticinque
anni di musica e non sentirli”.
Il gran Rock di “Love & Peace or Else”
apre invece la parte più politico-umanitaria
dello show: Bono indossa una fascia banzai con la
scritta “Coexist” (la C è una
mezzaluna, la X è una stella di David, la
T è una croce cristiana), un tema ribadito
anche sul megaschermo che predica la coesistenza
pacifica tra le tre grandi religioni, un rapporto
mai burrascoso come negli ultimi anni. Bono picchia
sulla batteria come un indemoniato e lancia “Sunday
Bloody Sunday”, in una versione quanto mai
agguerrita e fantastica, seguita dall’altrettanto
storica “Bullet the Blue Sky”, caratterizzata
da un caccia militare che solca i led dello schermo.
“Dedico questa canzone a tutte le persone
che hanno perso la vita a Londra l’altra settimana”:
è “Miss Sarajevo”, particolare
soprattutto nella parte che era di Pavarotti e che
Bono cerca di richiamare con un buon italiano.
“Pride” apre invece il sogno Africano
del Vertigo Tour: magnifica, seguita da “Where
the Streets Have No Name” durante la quale
le bandiere del continente nero invadono gli occhi
del pubblico. E poi ecco la “One Campaign”:
tutti i cellulari all’aria, San Siro sembra
una piazza a Natale (“Merry Xmas in July”,
commenterà Bono), tutti inviano un messaggio
con un commento sulla situazione africana per poi
vedere le proprie parole scorrere sullo schermo
dietro la band.
Un attimo di pausa, eccoli tornare: si torna ad
“Achtung Baby” con le scariche rock
magistrali di “Zoo Station” e “The
Fly”, seguite dai toni classici di “With
or Without You”, al termine della quale Bono
indossa una maglietta dell’Underground londinese.
Altra pausa per permettere ad un’orchestra
di archi di Novara di sistemarsi su uno dei due
palchetti: “Original of the Species”
convince come non mai, seguita dalla più
semplice “All Because of You” eseguita
da un Bono versione Liam Gallagher, indemoniato
con tamburello. Siamo agli sgoccioli: “Yaweh”,
con la sua corografia fantastica, ci lancia nel
bis di Vertigo, questa volta con lo schermo accesso
pronto ad assorbire i presenti nel suo vortice rosso.
E poi, “The End” campeggia sulla schermo:
tutti a casa.
Tecnicamente parlando, a parte le prime tre canzoni,
il concerto è stato impeccabile: certo, l’acustica
di San Siro non è delle migliori e non so
cosa abbiano sentito dal terzo anello, ma per quanto
riguarda la band il sound è sempre perfetto
e Bono con la propria voce, dopo tutti questi anni,
sa ancora arrivare dove pochi arrivano. Magnifica,
poi, la scenografia, elemento fondamentale del Vertigo
Show: così bella, così grande, così
perfetta da giustificare appieno il prezzo del biglietto
non esattamente contenuto. Come ormai sappiamo da
giorni le due date milanesi sono state registrate
per un Dvd in uscita a Natale (Bono non manca di
ringraziare i presenti per il loro essere attori
del film): il risultato, per quello che ho visto
ieri sera, sarà magnifico e pochi regali
di Natale saranno azzeccati come questo.
Bono qui, Bono là: se ci fate caso ho parlato
pochissimo degli altri membri della band, ma questa
non è una dimenticanza. Il punto del Vertigo
Tour è che questo è il tour di Bono:
Bono rocker impazzito, Bono romantico, Bono predicatore,
Bono che ringrazia Giovanni Paolo II e bacia il
suo rosario, Bono strafottente, Bono che cambia
abito e personalità. Gli altri ci sono, ma
è Bono il messia della serata, la calamita
capace di catalizzare ogni attenzione. Il Vertigo
Tour è il tour di Bono anche perché
completamente incentrato sulle cause che il rocker
sostiene e ha sostenuto in tutti questi anni: la
povertà, l’Africa, la coesistenza tra
civiltà e religioni. La verità è
che non ci sono più dubbi, Bono è
un personaggio di primo piano tra le più
grandi rockstar di tutti i tempi, in quella scia
che parte da Elvis Presley e contempla Lennon, Morrison,
Dylan e chi più ne ha più ne metta.
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