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WILCO
live @ Mazda Palace, Milano, 06/09/2005
Era un secolo che aspettavamo i Wilco e quando abbiamo letto dal loro sito ufficiale che venivano in Italia abbiamo fatto i salti di gioia,e quando abbiamo saputo che era anche gratis siamo letteralmente esplosi.
Ma andiamo con ordine.
Arriviamo a Milano che sono le 19; avevamo pensato che suonando i Wilco ci sarebbe stata la ressa dovuta alla gratuità dello spettacolo più che ai Wilco in sé.
Ebbene, alle 19 non c’era nessuno. Nessuno.
Il Mazda Palace era vuoto.
Solo il palco montato con gli inconfondibili strumenti dei Wilco (quattro Vox AC30 non sono da tutti!).
Il nostro pensiero è stato: siamo arrivati troppo presto.
Fatta una breve cena al sacco proprio fuori dal Mazda Palace, verso le 20 entriamo.
La situazione non è cambiata molto;ci saranno si e no quindici persone (sottoscritto e amici compresi!). Prendendo atto di questa situazione ci piazziamo in primissima fila, proprio di fronte al microfono di Jeff Tweedy.
Un po’ di attesa, neanche troppa ed eccoli!
Un timido saluto e via, si comincia: “Hell is chrome”.
L’emozione è tanta, che quasi vien da piangere.
Il palazzetto intanto si è riempito leggermente di più rispetto a mezz’ora prima, ma noi dalla prima fila abbiamo difficoltà a vedere chi abbiamo dietro ( e neanche ci interessa visto lo spettacolo che abbiamo davanti!).
Dire che i Wilco sono in forma è riduttivo. Il loro suono è perfetto, si sente tutto benissimo ed equilibrato, come quando sei a casa che ascolti le incursioni elettroniche e le fragili distorsioni di “Yankee Hotel Foxtrot” in cuffia, seduto sul divano.
Anche meglio.
Ed è proprio questa la cosa che rende i Wilco speciali. Ti prendono per mano e ti portano dentro le loro canzoni, mentre Jeff Tweedy ti sussurra nell’orecchio <<come ...with me>>, anche se è un invito del diavolo in persona.
Gli altri stupendi componenti dei Wilco, sono dei musicisti fuori dal comune; partendo dal batterista che per “I’m trying to break your heart” suona ben quattro tipi di percussioni differenti (e giuro che ha solo due mani!).
I brani sono quasi tutti tratti dagli ultimi due, splendidi, album più qualche canzone da “Summerteeth” (“Via Chicago” e “Shot in the arm”) e alcuni brani del passato.
Se i primi Wilco suonavano un rock molto americano, gli ultimi due dischi, cosa sono?
Sentirli e vederli sul palco è una delle cose più memorabili che abbia visto nella mia vita.
I momenti memorabili sono stati sicuramente l’apertura con “Hell is Chrome”, l’interminabile coda di “At least that’s what you said” e i quasi quindici minuti di “Spider’s kidsmoke”.
Se c’è ancora qualcuno che si chiede se esistono gli alieni, la risposta è si.
Al termine del concerto Tweedy ha detto <<See you next year!>>.
Caro Jeff, non vediamo l’ora.
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