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PEARL JAM
Live @ Palaisozaki, Torino - 19/09/2006

Il concerto di un grande artista a Torino suona come un evento speciale per la città; è stato così per i Pink Floyd e per gli U2 negli anni passati e lo è stato anche per i Pearl Jam.

L’attesa, se vogliamo, è stata ancora maggiore grazie alla nuova location, il Palaisozaki, inaugurato per le Olimpiadi e sconosciuto ai più.

Ad inaugurare la serata ci hanno pensato i My morning jacket, con canzoni che hanno saputo trasportare un po’ di terra americana anche in una città europea, grazie anche alle lunghe dilatazioni strumentali e ad un duetto inaspettato con Eddie Vedder.

Nonostante questo anticipo di Pearl Jam, la prima parte della setlist si può tranquillamente inserire nel libro dei record, sotto la voce apnea. Un quarto d’ora così intenso ed emozionante da tranciare il fiato, grazie anche al potere evocativo delle canzoni, nell’ordine Go, Corduroy, Animal, Elderly Woman.

Eddie Vedder quasi non dimostra quarant’anni, però manifesta tutto il suo affetto per l’Italia con un breve discorso in italiano che introduce, testuali parole, delle canzoni contro la guerra e una scaletta sperimentale. La scaletta sperimentale non è altro che buona parte delle canzoni del nuovo album, sicuramente non uno dei migliori tuttavia discretamente apprezzato dal pubblico, che non riesce a trattenersi sulle note dei singoli World wide suicide e Life Wasted, senza tralasciare la tiratissima Comatose e Marker in the sand, a parer mio la migliore di tutto l’album.

Senza un attimo di pausa e con Mr. Vedder in stato di grazia, per non parlare del vulcanico Mike McCready, la band di Seattle attacca a suonare Do the Evolution e a seguire un’intensa Rearviewmirror, per la gioia del pubblico giunto da tutta Italia ed Europa.

In quasi due ore e mezza i Pearl Jam sono riusciti a concentrare ciò che sono oggi e quello che erano in passato, grazie anche ad alcune canzoni come le storiche Tremor christ e Indifference (che ha chiuso degnamente un grande concerto), senza tralasciare una cover che da tempo è presente nelle loro setlist, Baba O’ Reily, storico brano degli Who, dal quale i Pearl Jam sembrano aver preso uno scettro che si appresta a rimanere ancora a lungo nelle mani di chi ha saputo regalarci continue emozioni durante gli anni, senza mai smarrirsi e continuando a versare sul palco sudore e note, nonostante tutto.
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