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TEATRO DEGLI ORRORI
live @ Latte Più, Città (BS), 21/09/2007

Non è stato memorabile, ma...

Proprio con questa frase che mi gira in testa esco dal locale, dopo il concerto dei Teatro degli orrori.

A dire il vero le premesse erano ottime.

Una musica bassa e tenebrosa investe tutta la sala e, da sotto un telo viola di velluto, fa il suo ingresso un uomo completamente vestito di nero, che, muovendosi a scatti, procede, come fosse verso la luce, verso il microfono.

Dopo Capovilla gli altri lo seguono a ruota e lo show ha inizio.

“Vita mia”!

Prima di entrare nel vivo, va aperta, però, una parentesi sul pubblico perché parte di esso è stata una crepa nello spettacolo: all’inizio due ragazzi hanno cercato di rubare le birre alla band, sollevando l’ira di Bavero e Capovilla, poi, l’intimistica “Lezioni di musica” è stata brutalmente interrotta perché una ragazza si è seduta in mezzo al palco, dando le spalle al gruppo.

Onde evitare di dare troppa importanza, però, chiudo subito l’inciso e riprendo da dove avevo lasciato.

“Vita mia”!

Con il primo pezzo del disco prende il via anche il live e tutto sembra scoppiare. La band è carichissima e l’impatto sonoro è il loro: un muro di distorsioni, grida e batteria picchiata a bracciate piene.Con una frase emblematica, “senti questa qui che è bella!”, Capovilla dà il la ad un pogo che non si ricorda da tempo, soprattutto nei locali al chiuso, che prosegue anche per tutta la durata di“E lei venne”. A questo punto èil delirio: la gente si spinge e urla a squarciagola il testo pulp del pezzo, e tutti sono in una sorta di trance basata sullo scontro fisico e sul rumore.

“per spegnere la sete orrenda che mi divora dentro,

non basterebbe il vino che può contenere la sua tomba…”

Il ritmo del live è veloce e le canzoni si susseguono quasi senza pausa.

Pierpaolo si comporta da esperto teatrante: parla con la gente, la chiama a sè e si lascia andare a commenti politicamente schierati, che poche volte capita di sentire nei concerti alternative rock, soprattutto dopo alcune defezioni eccellenti (vedi Ferretti). Non ha paura né di prendersi sul serio, né di prendersi per il culo. Sul palco è un personaggio dai mille volti: incazzato, sfigato, ubriacone, compagno…e tutto questo lo rende “umano”. “Compagna Teresa” è il manifesto di questa sua capacità di immedesimarsi e di esporsi. Dopo il discorso di intro dove ricorda schiettamente che il nostro paese poggia le proprie fondamenta sulla guerra partigiana, nello svolgersi del pezzo (pugno chiuso sempre alzato) si trasforma nell’uomo che vedendosi morire fra le braccia Teresa non riesce a smettere di gridare disperato “Cosa ti è successo Teresa?!”. Capovilla sbraita nel microfono e sembra soffrire con lui e morire con lei.

“…lo sai con te muore ciascuno di noi…”

Un pezzo indimenticabile, da brividi e pelle d’oca, da rabbia e lacrime, che forse non ci si aspetta da una band così votata alla potenza sonora.

Sarebbe tutto perfetto, non fosse per i volumi. A tratti la chitarra è pressoché inesistente, coperta da un basso con picchi esorbitanti, mentre l’equalizzazione generale è ingiustificata, data la piccolezza della sala. Il pezzo che subisce più danni per questo è quello di chiusura prima della pausa, “lezioni di musica”: il finale noise strumentale diventa un marasma quasi inascoltabile a causa gli alti sparatissimi. Una nota di merito, rispetto a questa chiusura, va comunque fatta all’assolo di batteria di Valente che strappa applausi a mani piene.

A dire il vero, dopo la pausa la situazione migliora e “Maria Maddalena”, affrontata con un alto grado di coinvolgimento umano per la vicenda narrata, e “Scende la notte” sono più comprensibili nelle loro venature musicali e per questo apprezzabili.

Il concerto in sé perciò, come detto all’inizio, non è stato memorabile, appunto perché rovinato da gente ignorante e dai volumi che non gli hanno reso giustizia, ma il gruppo ha pienamente meritato l’ondata di applausi che li ha salutati. I Teatro degli orrori sono infatti un’esperienza musicale unica e sconvolgente, dato che riescono a proporre un live granitico nel muro sonoro, caustico nelle atmosfere cupe, mai prese troppo sul serio, e urticante nei testi. Ecco perché, comunque, si esce da un loro concerto con la consapevolezza di aver assistito ad uno spettacolo assurdo, graffiante, profondo e che illude… “di essere ancora tutti vivi”.
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