Pj Harvey torna a Roma e questa volta si presenta da sola, senza una band al seguito, al cospetto del numeroso pubblico dell'Auditorium nella sala Santa Cecilia.
Il palco si presenta subito più che essenziale, un pianoforte, l'amplificazione alle spalle del microfono ed un synth/tastiera sono gli unici elementi che compongono la scena con delle semplici luci bianche che accompagneranno l'esibizione.
L'inizio di PJ è assolutamente fulminante, dopo il saluto di rito alla platea imbraccia la sua fedele chitarra ed attacca con il celeberrimo riff di 'To Bring You My Love', enfatizzatizzato come suo solito da quel pestare sui pedali degli effetti come un ossesso, con un energia tale da sembrare la Harvey degli anni '90.
L'esibizione risulta assolutamente straordinaria sia per la qualità della setlist, veramente completa,
che prende in esame tutta la sua discografia dal primi dischi ai pezzi più recenti, brani che in larga parte sono ovviamente riarrangiati (Grow Grow Grow) se non addirittura stravolti (Big Exit) per l'occasione,sia per la poliedricità
della cantautrice inglese che si alterna dalla chitarra elettrica a quella acustica dal piano forte al bass-synth dalle percussioni ai pedali, utilizzando i più disparati effetti, facendosi accompagnare da una piccola drum-machine (Angeline) ed addirittura da un metronomo (the Devil), ma soprattutto la sua voce, che è sicuramente lo strumento più strepitoso e perfetto a sua disposizione, una voce che trasmette emozioni, pulita e piena di energia al tempo stesso.
L'acustica perfetta della sala Santa Cecilia e l'ambientazione spoglia del palco fanno sì che la concentrazione sulla musica sia massima, ogni piccolo particolare ogni sfumatura vengono percepiti dal pubblico.
Il pubblico romano non rinuncia comunque a far sentire il proprio affetto e gradimento e, forse proprio per questo, alla fine nell'encore viene inserito un brano in più rispetto alle precedenti esibizioni del 2008.
Un concerto che lascia la sensazione di aver assistito a qualcosa di speciale e che rassicura anche chi aveva il timore di aver perso la 'Riot girl' di un tempo, dopo la svolta più intimista dell'ultimo album White Chalk, ma non è così, PJ Harvey prescinde dall'arrangiamento o dallo strumento che decide di utilizzare di volta in volta, PJ Harvey dimostra semplicemente di essere, una volta ancora, una delle più brave cantautrici degli ultimi 15 anni.
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