I Portishead sono tornati alla piena attività nel 2008, ed hanno offerto al pubblico Italiano un'opportunità che,anche nel loro primo periodo, non si era mai verificata, quella di vederli in concerto nel nostro paese, per la precisione, a Milano e Firenze.
La data all'Alcatraz di Milano è stata quindi la prima volta del gruppo di Bristol in Italia, evento giustamente premiato con un sold-out.
I tre componenti ufficiali della band Beth Gibbons (voce), Adrian Utley (chitarre/synth) e Geoff Barrow ( piatti, percussioni e pads ) si presentano sul palco coadiuvati da altri musicisti rispettivamente al basso, batteria e tastiere/synth .
Alle spalle del palco la proiezione del logo del gruppo (l'ormai nota 'P') annuncia l'inizio del concerto che si apre con due pezzi che faranno parte dell'imminente terzo album, già dalle prime battute si ha la netta sensazione di assistere a qualcosa di veramente speciale, ogni suono, ogni nota rapisce l'ascolto, impossibile non farsi ipnotizzare dalla musica dei Portishead.
I musicisti si alternano agli strumenti con grande disinvoltura, in alcuni brani è lo stesso Barrow che suona la batteria per abbandonare il tanto amato effetto scratch sui piatti, oppure Utley che accenna alcune note su un sintetizzatore analogico dai suoni caldi e morbidi, tutto questo chiaramente accompagna la splendida voce di Beth è assolutamente stupefacente nella qualità, che ha rasentato la perfezione, e soprattutto nell'interpretazione, sentitissima ed emozionante.
L'esibizione prosegue presentando e rivisitando anche i brani dai due precedenti album con le proiezioni alle spalle di alcune soggettive molto particolari del concerto stesso, come il charleston della batteria o il piede di Utley che 'lavora' sui pedali degli effetti o le percussioni di Barrow e anche i primissimi piani della Gibbons.
Mysterons, arrangiata e dilatata all'estremo, Only You, dolcissima ed alienante al tempo stesso, Roads presentata in una versione con ritmica quasi jazz, e le nuove The Rip e Machine Gun, quest'ultima con un ossessivo e quasi industriale martellamento sui pads elettronici, sono stati solo alcuni dei momenti più significativi di un concerto memorabile che si chiude, dopo il bis, con il caldo e convinto applauso del pubblico di Milano, che tributa il giusto riconoscimento agli alfieri del trip-hop che hanno dimostrato di sapersi rinnovare e reinventare, e soprattutto, hanno dimostrato di saper regalare emozioni come riesce a pochi altri.
Nella speranza di non dover attendere altri dieci anni, per vederli ancora dal vivo, si può dire solo grazie Portishead!
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