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Electronic Performers
Nella seconda metà degli anni '90, la musica
elettronica conobbe una nuova giovinezza grazie a
gruppi come Chemical Brothers, Prodigy e Daft Punk,
che presero la lezione imparata dai Kraftwerk, ne
esasperarono gli elementi, arrichendoli di tutto quanto
la tecnologia poteva offrire allora, e producendo
qualcosa di assolutamente nuovo ed elettrizzante.
In Francia intanto, e più precisamente al conservatorio
di Parigi, Nicolas Godin e Jean Benoit Dunckel, cominciavano
a muovere i primi passi nel mondo della musica in
una serie di gruppi di cui oggi non ne rimane traccia,
ma che si sarebbero rivelati fondamentali per il loro
futuro. L'idea dei due ragazzi era quella di fondere
elementi della musica pop/easy listening anni 60/70,
con l'elettronica moderna, un'elettronica soffusa
però, non invadente e predominante come nei
gruppi citati prima. Non a caso tra le loro maggiori
influenze troviamo da una parte Serge Gainsbourg,
Burt Bacharach e Brian Wilson, maestri nello scrivere
melodie leggere e patinate, dall' altra personaggi
del calibro di Jean Michel Jarre o Vangelis, che negli
anni ottanta con i loro sintetizzatori riscrissero
le regole di un certo tipo di musica. Queste influenze
le ritroviamo praticamente in ogni loro lavoro dal
1998 ad oggi, si veda per esempio l'uso che fanno
del sintetizzatore moog tanto caro al duo francese.
Dopo alcuni remix nel 1997, Nicolas e Jean Benoit
si chiudono in studio e ne escono all'inizio del 1998,
quando pubblicano il loro debutto "Moon Safari".
Il disco trainato anche dall'eccezionale singolo "Sexy
Boy", incontra subito i favori della crtitca,
che li nomina maestri indiscussi del "French
Touch", ed anche il pubblico si accorge presto
di loro grazie anche agli altri singoli e relativi
video che vengono estrapolati dal cd. Canzoni come
"Kelly Watch The Stars" e "All I Need"
sono infatti troppo belle ed originali per passare
inosservate, e se a questo aggiungiamo che dal vivo
il duo crea uno spettacolo intenso ed pieno d'atmosfera,
si capisce subito perché non vengono considerati
un fenomeno del momento o una moda passeggera.
Un anno dopo, pubblicano un mini album dal titolo
"Premier Symptomes" che raccoglie i singoli
precedenti al loro debutto, un lavoro tutt'altro che
marginale con pezzi davvero notevoli e che dimostra
come gli Air avessero ben chiare le coordinate della
loro musica già da tempo. Ne sono una prova
pezzi come "Les Professionels", "Casanova
70" e "Le Soleil Est Pres De Moi",
canzoni dagli arrangiamenti ricercati e messe in atto
con lo snobismo francese che contraddistingue il gruppo,
snobismo di chi sa che in quello che fa è già
un maestro, nonostante la giovane età, e proprio
per questo motivo gli si può perdonare
Nel 2000 arriva la collaborazione con Sophia Coppola,
per la quale scrivono le musiche per il suo film "The
Virgin Suicides"; qui gli Air intingono la loro
musica in atmosfere psichedeliche e dark al tempo
stesso, componendo forse il loro lavoro più
pesante ed intenso. Quasi totalmente strumentale "The
Virgin Suicides" ha degli echi che rimandano
ai Pink Floyd più lisergici, che fanno da contrasto
all'atmosfera apparentemente leggera che si respira
nel film. Il tema principale della colonna sonora
viene ripreso più volte e reinterpretato, prima
in chiave ambient, poi in chiave dark dagli accenti
quasi drammatici.
Mentre nel 2001 i loro cugini Daft Punk nel tentativo
forse di emularli pubblicano un secondo disco mediocre,
con sonorità che sembrano provenire dalle sigle
dei cartoni animati anni '80 (con video correlati),
gli Air danno alle stampe "10,000 HZ Legend"
un lavoro duro, senza compromessi, dove sembra che
i due ragazzi più che un album di canzoni abbiano
voluto compiere un vero e proprio esercizio di stile,
penalizzando però uno degli aspetti fondamentali
della loro musica, e cioè l'anima. Il disco
risulta infatti troppo freddo, spigoloso e neanche
la collaborazione con Beck in "The Vagabond"
ne risolleva le sorti. I singoli estratti "Radio
#1" e "Don't Be Light" non hanno miglior
fortuna, e "10,000 Hz Legend" ad oggi rimane
il lavoro meno apprezzato dal loro pubblico. Consapevoli
di questo mezzo passo falso nel gennaio 2004, Dunckel
e Godin pubblicano "Talkie Walkie" e tornano
a fare quello che sanno fare meglio, e cioè
canzoni dal sapore dolce e amaro allo stesso tempo,
che si prestano sia ad un ascolto attento ma anche
come ottima musica di sottofondo, leggere, ma non
troppo, e dove ogni elemento viene inserito nella
giusta dose. Che sia una svolta verso sonorità
marcatamente più pop? E' presto per dirlo,
visto i numerosi cambiamenti a cui gli Air ci hanno
abituato nel corso della loro breve e soddisfacente
carriera, dove ogni lavoro ha preso le distanze da
quello precedente, e poco importa se sulla copertina
del Cd appaiono le loro facce con un'aria da primi
della classe, ci si passa sopra tranquillamente, in
fondo non è sempre facile la vita degli "electronic
performers". |
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