| discografia,
biografia, articolo, intervista, speciale, monografia |
discografia: Jefferson
Airplane Takes Off (1966)
voto 5/10 Surrealistic Pillow
(1967)
voto 7/10 After Bathing At Baxter's
(1967)
voto 8/10 Crown Of Creation
(1968)
voto 7,5/10 Bless Its Pointed Little Head
(1968)
voto 6,5/10 Volunteers
(1969)
voto 8,5/10 Blows Against The Empire (1970)
voto 8/10 Bark
(1971)
voto 6/10 Sunfighter
(1971)
voto 7,5/10 Long John Silver
(1972)
voto 5/10 Thirty Seconds Over Winterland
(1973)
voto 5/10 Baron Von Tollbooth
(1973)
voto 6/10 |

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| JEFFERSON AIRPLANE |
I Jefferson Airplane sono stati una
delle band più rappresentative dell'acid rock
degli anni '60 e probabilmente uno dei gruppi più
importanti di tutti i tempi. Non solo crearono il
prototipo della musica psichedelia a cui si sarebbero
ispirati decine di complessi dell'epoca (anche i meno
nobili, vedi i Beatles), ma ridefinirono lo stesso
concetto di rock band grazie al talento di sei fra
i più preparati e creativi musicisti della
loro generazione. Indissolubilmente legati ai grandi
mutamenti politico-sociali della loro epoca (anzi,
francamente mi risulta arduo trovare un gruppo altrettanto
coinvolto nelle vicissitudini storiche del proprio
tempo), i Jefferson Airplane hanno rappresentato la
voce di un'intera generazione e hanno segnato in modo
indelebile la controcultura della seconda metà
dei '60. Altri gruppi del periodo saranno stati senz'altro
più influenti sotto il profilo prettamente
musicale (per esempio i ben più rivoluzionari
Grateful Dead, Velvet Underground, Captain Beefheart,
Frank Zappa, tutta gente che in classifica non ci
sarebbe mai potuta finire, a differenza dei Jefferson
che, almeno inizialmente, hanno beneficiato di un
appoggio pressochè incondizionato da parte
dei media) ma nessuno ha incarnato lo spirito dell'era
hippy (in tutte le sue fasi, dalle primi ingenui richiami
all'amore libero e al piacere lisergico fino alla
contestazione politica e la lotta armata) meglio dei
Jefferson Airplane. Naturalmente questo è stato
anche il loro limite più vistoso, tanto che
mentre Velvet, Grateful Dead e compagnia bella ispireranno
intere legioni di musicisti, la band di San Francisco
finirà nel dimenticatoio a marcire con i fiori
ormai appassiti dei loro ideali pacifisti. In realtà
i Jefferson furono veramente grandi musicisti e scrissero
veramente alcune fra le pagine più intense
e poetiche della musica rock, il loro punto debole
fu proprio il fatto che quelle pagine sono imbevute
di tutti i tipici stereotipi letterari più
abusati della gioventù hippy che, come tali,
non hanno sopportato l'usura del tempo e sono diventati
rapidamente anacronistici. Al contrario, se si fissa
l'attenzione sui loro meriti puramente musicali, allora
saltano agli occhi i tratti più rivelatori
e sconvolgenti del gruppo, quali l'insuperato talento
canoro di Grace Slick (una delle icone dell'epoca,
probabilmente la più dotata voce femminile
di tutto il rock), il fascino unico dei tre cantanti,
l'aggressivo lirismo della chitarra di Jorma Kaukonen
(assieme a Garcia ed Hendrix uno dei più grandi
virtuosi di quegli anni) e una sezione ritmica rivoluzionaria
(Jack Casady al basso e Spencer Dryden alla batteria)
che ha imposto uno standard creativo rimasto ineguagliato
per anni. L'amalgama di tutti questi elementi ha dato
vita ad una musica maestosa ed innodica che ha le
proprie basi tanto nel folk-rock dei Byrds quanto
nel blues, nel jazz, negli inni di protesta e nelle
melodie austere dei compositori rinascimentali, ma
riletti con la mente alterata chimicamente dallo schock
lisergico dell'LSD.
Il vero "creatore"dei Jefferson Airplane
è senza dubbio il grafico e cantante a tempo
perso Marty Balin, che nel 1965 decide di formare
una band per inaugurare il Matrix, un locale che egli
stesso aveva allestito assieme all'amico Bill Thompson.
La prima formazione della band comprende il chitarrista
e cantante Paul Kantner, folksinger reduce da una
serie fallimentare di permanenze in gruppetti giovanili
(in alcuni dei quali suonava addirittura il banjo),
il chitarrista di origini pakistane Jorma Kaukonen
(appassionato di bluegrass e blues che si era già
messo in mostra per aver suonato con una giovanissima
Janis Joplin), il bassista Jack Casady, reduce da
alcuni anni di pratica in formazioni blues di breve
vita, il folle polistrumentista Alexander "Skip"
Spence impegnato alla batteria (unico strumento che
non aveva mai suonato) e la cantante Signe Anderson,
anche lei proveniente dal sottobosco folk della Baia.
Trovato il nome Jefferson Airplane (omaggio al grande
bluesman Blind Lemon Jefferson), il gruppo esordisce
al Matrix la sera del 13 agosto e presto inizia a
farsi una certa reputazione nei locali folk di San
Francisco. L'esibizione del 17 ottobre, assieme ai
mostri sacri del primo rock'n'roll californiano, li
consacra come la novità più entusiasmante
della Frisco proto-hippy. In realtà i primi
Jefferson non sono molto distanti dal sound dei Byrds
e, in generale, dal folk-rock dell'epoca (magari con
l'unica nota distintiva della voce femminile) ed infatti
l'esordio Jefferson Airplane Takes Off (1966) accumula
banalmente tutti i luoghi comuni del genere in una
serie di ballate ingenue e un pò patetiche
in cui Balin fa la parte del leone. E' prorpio lui
il responsabile del sound mellifluo e pedante di brani
quali il fortunato singolo It's No Secret o Don't
Slip Away, timidi esempi della sua vena romantica
e solare. Altrove invece, si comincia a sentire una
più tangibile influenza blues (Blues For An
Airplane per esempio) il cui approfondimento porterà
alla maturazione del sound dei Jefferson e al progressivo
abbandono del folk-rock classico.
Il cambiamento passa attraverso due importanti rimaneggiamenti
della formazione originaria: fuori la Anderson e Spence(quest'ultimo
sarà artefice dello stralunato progetto Moby
Grape) e dentro Spencer Dryden (batterista con un
passato jazz e una fervente ammirazione per Frank
Zappa) e la cantante Grace Slick, sulla quale è
opportuno soffermarsi operando una breve digressione.
Grace Barnett Wing nacque a Chicago il 30 ottobre
del 1939 in una tipica quanto anonima famiglia borghese.
Fin da piccola manifestò un interesse (anche
se non incontenibile) per la musica: prese lezioni
di pianoforte e ascoltò assiduamente musica
classica e rinascimentale. Il rock'n'roll non ebbe
inizialmente un grande impatto su di lei: odiava Presley
e i Beatles ("Non mi piaceva il rock'n'roll dei
bianchi, pensavo fosse stupido. Non mi piaceva Elivis
perchè aveva troppa brillantina in testa mentre
i Beatles cantavano 'Voglio tenerti la mano' e altre
canzoncine del genere con delle pettinature idiote")
ma furono i Rolling Stones il primo gruppo che le
instillò il desiderio di cantare in una rock
band ("Gli Stones, loro sì che incarnavano
un'attitudine sporca e ribelle, ma senza prendersi
troppo sul serio"). Insofferente delle convenzioni
sociali del suo ambiente, la Slick lasciò la
famiglia dopo il college per trasferirsi a San Francisco
dove per un pò sbarcò il lunario facendo
la modella. Lì conobbe e sposò il chitarrista
Darby Slick (matrimonio che finirà dopo pochi
mesi), il quale la introdusse come cantante della
band di quest'ultimo, i Great Society.
La Slick, che entrò nei Jefferson Airplane
dopo un'esibizione dei Great Society come spalla alla
band di Balin, è la figura femminile che incarna
meglio di ogni altra il doppio volto della generazione
hippy: un viso angelico e sorridente (i cui lineamenti
quasi michelangioleschi sono ulteriormente abbelliti
da dolci occhi azzurri e lunghi capelli corvini) che
cela una voce portentosa, vibrante, cristallina. I
suoi acuti leggendari, a metà fra gli shout
del gospel e il timbro da mezzosoprano d'opera, lambiscono
vette di paradisiaca bellezza, mostrando come la cantante
sia educata tanto al celestiale gorgheggio della lirica
quanto alla ruggente furia degli spiritual negri.
La Slick diventa l'ideale romantico ed erotico dei
figli dei fiori, una figura quasi mitologica che dietro
un'apparente quanto ambiguo velo d'innocenza nasconde
il fuoco della ribellione amplificato a dismisura
dagli effetti dell'acido. Quella voce che pare uno
strano ibrido fra sacro e profano, dolcezza e rabbia,
terreno e sovrannaturale, corpo e spirito, si presta
magnificamente ad intonare quegli inni di protesta
metafisici che costituiranno il tratto più
appariscente della poetica dei Jefferson Airplane.
Forti dei due nuovi arrivati ed in particolare della
vocalità spettacolare della Slick, i Jefferson
pubblicano nella primavera del 1967 il singolo Somebody
To Love, brano scritto dal marito Darby che la cantante
aveva "ereditato" al momento della fuoriuscita
dai Great Society, ed è immediatamente sensazione.
Con il suo ritmo furioso e il ritornello innodico
il brano è l'ideale pretesto per i voli imperiosi
e gli scatti volitivi della cantante, intenta a declamare
un inno all'amore libero che infiamma i giovani di
tutta l'America. Ancora meglio fa il singolo successivo
White Rabbit (firmato dalla stessa Slick) che, al
tempo di un bolero oscuro e misterioso, fa diventare
la droga un tema di dominio pubblico esaltandone le
potenzialità nutritive/rigenerative ("Feed
your Head" canta la Slick al culmine del suo
sermone allucinogeno). Tutto in questo brano fa epoca:
il rullante marziale di Dryden, il basso pulsante
di Casady, la chitarra flamenco di Kaukonen e naturalmente
il tono epico con cui la cantante recita un testo
che si riallaccia alla storia surreale di Alice nel
Paese delle Meraviglie di Carroll.
Il secondo album della band, Surrealistic Pillow (il
cui titolo è stato suggerito da Jerry Garcia),
esce nel febbraio del 1967 e prosegue nell'esaltazione
delle componenti più estrose e personali del
loro sound senza però andare al di là
del formato tipico della canzone rock. I musicisti
mostrano già le loro diverse ma perfettamente
amalgamabili personalità artistiche: Balin
canta con voce estatica e passionale, confermandosi
l'anima romantica dei Jefferson; Kantner inizia a
delineare una propria visione politico/fantascentifica
della società americana e ad inaugurare una
ricerca ancora embrionale su nuove sonorità
e nuove strutture compositive (che negli album seguenti
lo porteranno ad assumere la vera leadership del gruppo);
Kaukonen e Casady si impongono come un affiatato motore
strumentale che rigurgita blues e jazz in un denso
magma viscerale, mentre Dryden conferma la propria
indole bizzarra con ritmiche anomale ed imprevedibili.
Oltre ai già citati singoli cantati dalla Slick,
l'album offre altre tre composizioni aggressive e
dense di frastuoni chitarristici: la tribale She Has
Funny Cars (polluzioni di ritmi, cambi di tempo, riff
intricati e voci squillanti), la cadenza saltellante
e le saette chitarristiche di 3/5 Of A Mile In 10
Seconds, e il folk-blues vizioso di Plastic Fantastic
Lover. Una stasi innaturale contraddistingue, invece,
due fra le migliori composizioni in assoluto di Balin:
Comin' Back To Me (arpeggi al ralenti e contrappunti
di flauto) e il tono onirico e solenne della ballata
Today (un refrain di chitarra acustica, i pizzichii
distratti dell'elettrica, i colpi lontani di un tamburo,
la voce impaurita di Balin a cui, nel finale, si uniscono
quelle della Slick e di Kantner in un intreccio maestoso
ed apocalittico). Questo è un folk puramente
metafisico e crepuscolare (quasi una natura morta)
che non ha molti punti di contatto con la solarità
spensierata della scuola californiana (che comunque
fa sentire la sua influenza nelle lievi filastrocche
di My Best Friend e How Do You Feel o nella meditazione
acustica di Kaukonen Embryonic Journey). Surrealistic
Pillow è l'affermazione definitiva del
verbo psichedelico (seppur ancora fortemente legato
alla tradizione) su scala internazionale. E' la psichedelia
così come la conobbero il grande pubblico,
la stampa e le televisioni. E' la psichedelia che
conobbero (e tentarono di copiare) i Beatles e le
altre decine di musicisti mainstream dell'epoca. NON
è invece la psichedelia autentica, ossia quella
che si svilupperà, di lì a poco,in complesse
forme strumentali che abbandonano le rigide regole
strutturali del formato canzone (cosa che i Velvet
già avevano compiuto con un approccio molto
differente dallo stile californiano) e che, in definitiva,
arriverà a consacrare il rock come arte "maggiore".
A questo traguardo i Jefferson giungeranno appena
sei mesi dopo, con la pubblicazione dell'ambizioso
After Bathing At Baxter's (dicembre 1967),
opera monumentale che costituisce il testamento psichedelico
della band di San Francisco. Con questo disco i Jefferson
Airplane affermano decisamente le propria attitudine
underground ripudiando alcune ovvietà di Surrealistic
Pillow e concependo un album che rappresenta il vero
salto di qualità per la musica del complesso
nonché, in generale, per tutta la psichedelia
della Baia. Divisa in cinque parti, ciascuna comprendente
più brani, l'opera si svolge nella più
deragliante anarchia strutturale, strumentale e tematica.
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