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discografia, biografia, articolo, intervista, speciale, monografia
 









 
MY BLOODY VALENTINE

I My Bloody Valentine sono stati la più grande band britannica degli anni '80 e, senza dubbio, uno dei gruppi più rivoluzionari di tutta la storia della musica. Guidati dal genio di Kevin Shields (la vera mente dell'intero progetto), la band di Dublino ha creato una musica trascendente e maestosa che è l'equivalente del sinfonismo romantico per la generazione punk. Le composizioni dei My Bloody Valentine sono tutte applicazioni della medesima idea: tradurre in musica la conciliazione di poli opposti quali maschile e femminile, yin e yang, rumore e melodia. Queste due componenti raggiungono nella loro musica un livello di compenetrazione tale da creare un'entità inscindibile ed autonoma che è qualcosa di diverso e di ben più complesso della loro semplice somma: i My Bloody Valentine non rivestono di rumore una normale canzone (ciò che hanno invece fatto i Jesus And Mary Chain) ma procedono a ritroso, facendo emergere dal frastuono un segno razionale che possa chiarificarne il contenuto. Tecnicamente parlando, Shields parte da idee risalenti alla psichedelia dei '60 e le trasforma, esasperandone i tratti estatici e trascendenti, in un gigantesca quanto evanescente nebulosa sonora composta da infinite stratificazioni di feedback e distorsioni. Da questo processo nascono composizioni in cui la tessitura musicale raggiunge livelli di celestiale (o infernale) maestosità, cattedrali di suono che s'innalzano al cielo in tutta la loro stordita e terrificante grandezza. Ascetica e meditabonda, la musica dei My Bloody Valentine è un indistinto magma caotico ed irrazionale che, quasi casualmente, trova una forma organizzata e si evolve in armonia. In un'accezione quasi religiosa del termine, questa musica sembra rappresentare il caos indistinto dell'universo che, per un attimo, si fa comprensibile e trova un magico equilibrio in un suono amplificato da milioni di voci angeliche e traboccanti di gioia. L'essere umano non può far altro che partecipare a questa celebrazione del creato sussurrando impalpabili melodie eteree o emettendo sospiri stupefatti che si confondono (o meglio, si annientano dolcemente) con il frastornante moto dei corpi celesti. Il rumore perde il suo carattere nevrotico ed alienante per fungere da mezzo attraverso il quale decifrare l'armonia misteriosa del cosmo e mostrarne l'incessante divenire (in questo senso, la musica dei My Bloody Valentine è molto più vicina al buddhismo di quanto si possa immaginare). Isn't Anything e Loveless hanno di fatto coniato un nuovo modo di intendere e suonare la musica rock, dando avvio al cosiddetto filone shoegazing, una sorta di trance-punk elettrica, statica e riflessiva che farà proseliti in tutta la Gran Bretagna. Nessuno di questi, però, riuscirà a ricreare l'unicità, l'originalità e la profondità della musica dei My Bloody Valentine, innovatori assoluti in un'epoca in cui il rock inglese stava già mettendo in atto quel ritorno alla tradizione che, nei suoi aspetti più commerciali ed artisticamente deleteri, sarebbe poi sfociato nel vicolo cieco del brit-pop.

I My Bloody Valentine si formano a Dublino nel 1983. Il gruppo è composto dal chitarrista Kevin Shields, dal batterista Colm O'Ciosoig, dal cantante David Conway e da un organista, mentre il suono è il tipico prodotto del post punk inglese con forti influenze dei Cramps e del primo Nick Cave (specie nel canto baritonale di Conway). I primi EP This Is Your Bloody Valentine (1985), Geek (1986), The New Record (1986) e Sunny Sundae Smile (1987) sono perciò improntati ad un'anonima riproposizione degli stilemi tipici del dark britannico appena rinvigoriti dal percussionismo frenetico di O'Ciosoig (Love Gang, Forever And Again, No Place To Go). Il 1987 è l'anno della svolta: Conway è sostituito dalla cantante e chitarrista Bilinda Butcher e il sound perde completamente i suoi connotati gothic per virare verso le oasi noise dei Jesus And Mary Chain. Fin da subito, però, Shields e soci mostrano un approccio al rumore ben pi
'f9 complesso e profondo della band scozzese: laddove questi ultimi non fanno altro che rivestire di tinte forti una serie di canzoni punk e surf abbastanza tradizionali (le strutture armoniche, i ritornelli e la voce sono pari pari quelle dei Ramones), i primi estremizzano il concetto di rock psichedelico con un ingigantimento abnorme dei ritrovati degli anni '60 (non ultimo il wall of sound di Phil Spector) che fa tabula rasa di qualsiasi cosa mai ascoltata prima. Nei brani dell'EP Strawberry Wine (1987) e del programmatico mini album Ecstasy (entrambi raccolti in Ecstasy and Wine del 2002) si nota quindi un originale fusione di melodie folkeggianti e distorsioni ipnotiche (si ascolti la mantrica The Things I Miss).

  di Matteo Losi
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