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| THE STROKES |
Tra vestiti firmati e reali meriti
dei cinque newyorchesi
Gli Strokes sono senza dubbio il gruppo più
chiacchierato degli ultimi due anni: le riviste specializzate
hanno iniziato a parlare di loro prima delluscita
di Is This It, hanno continuato dopo luscita
dellesordio e non hanno mai smesso fino alla
pubblicazione di Room On Fire; parallelamente
alle riviste musicali, anche quelle scandalistiche
si sono date da fare: i presunti flirt di Casablancas
con le modelle dellagenzia di papà, i
flirt di Moretti e chi più ne ha più
ne metta; non ultime, poi, le altre band del panorama
rock mondiale: chi dichiara di amarli (Noel Gallagher),
chi dichiara di odiarli, sta di fatto che anche i
colleghi hanno contribuito alla creazione della Strokesmania
e del grande circo fatto di soldi e musica che ruota
attorno alla band.
Le premesse ci fanno sentire lesigenza di analizzare
più a fondo questo gruppo, cercando di capire
quanto i pettegolezzi abbiano contribuito allaffermazione
della band o quanto la reale qualità dei cinque
sia stata fondamentale per affermarsi in ambito internazionale.
Primo elemento fondamentale nel procedere della nostra
analisi è la biografia dei membri del gruppo.
Casablancas è figlio del proprietario di una
delle più grandi agenzie di modelle del pianeta,
Albert Hammond Junior è figlio del famoso autore
Albert Hammond: possono raccontarci quello che vogliono,
ma nessuno è così ingenuo da credere
che questi fattori non abbiano, se non spianato la
strada, dato comunque un grande aiuto agli Strokes.
Sono convinto, comunque, che più che i padri
influenti gli Strokes siano stati lanciati dai
magazine musicali: il New Musical Express diede 10
a Is This It e consacrò gli Strokes
come il più grande gruppo esistente, seguiti
a ruota dal Rolling Stone che in occasione delluscita
di Room On Fire ha sbattuto la band in
copertina definendoli the new kings of rock:
il perché le riviste specializzate, dagli Strokes
in poi, abbiano deciso di pompare un gruppo alla settimana,
resta comunque un mistero, ma il fatto che gli Strokes
siano stati i primi è sicuramente un punto
a loro favore e questa volta non si può dar
torto a chi li definisce i padrini della new
rock revolution.
Strokes evento mediatico dunque, tra padri e resta
il fatto che è bastato un anno a questi ragazzi
per diventare la più famosa rock band del mondo:
è difficile dunque credere a Fabrizio quando
dichiara al Corriere della Sera che il successo non
gli ha cambiato la vita e che i soldi visti finora
non so poi così tanti come si potrebbe credere.
Assodata limportanza di fattori esterni per
laffermazione degli Strokes, non resta ora che
analizzare laspetto musicale del gruppo e capire
davvero se dietro agli Strokes mediatici ci sta anche
un gruppo di qualità.
Gli album da prendere in considerazione sono due,
ai quali va sommata la dimensione live, ma andiamo
con ordine. Is This It, per quanto
mi riguarda, è davvero un disco incredibile:
forse il 10 dellNME è esagerato, ma gli
Strokes hanno davvero avuto il grande merito di portare
una ventata di freschezza riprendendo tutto, e dico
tutto, dal passato, dal Detroit sound degli anni 70.
La voce di Casablancas è mediocre, non si trovano
grandi assoli di chitarra, eppure quel sound deciso,
diretto e breve è magnifico. Room
On Fire, circondato da grandissima attesa, è
quello che doveva essere: il normale seguito diIs
This It, un disco molto simile al primo che
ha messo in luce i limiti di una band alla quale non
si può chiedere di maturare musicalmente perché
molto probabilmente non ne sarebbero in grado, ma
anche una band che continua sulla sua strada segnata
da un sound vincente, il sound che cerca chi va a
comprare un disco degli Strokes.
Ultimo campo danalisi è la dimensione
live: personalmente sono stato al concerto che tennero
a Milano nel 2001 per promuovere lesordio e
devo dire che lo ricordo tuttora come il peggior
concerto della mia vita, brevissimo e segnato da uno
scazzo generale della band che sembrava costretta
a suonare, per non parlare dello stato indecente di
Casablancas che non ha azzeccato una canzone. Un altro
punto di contatto con il gruppo in concerto lo ho
avuto ascoltando una registrazione radio dellesibizione
tenuta a Lowell per presentare Room On Fire:
anni luce meglio di Milano, sicuramente sono maturati,
hanno allungato (di poco) lesibizione e sembrano
più consci del proprio ruolo.
In conclusione credo che i meriti della band siano
innegabili, cè senza dubbio della qualità
dietro alle facce da belli e dannati, ma una questione
resta sempre aperta e vorrei che se la ponesse ogni
lettore: provate a pensare, se la stampa non ci avesse
tormentato con questo gruppo, contando solo sulla
loro bravura gli Strokes sarebbero arrivati a tanto?
Ai posteri lardua sentenza. |
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