Un
Caffè nella Casa dei Sogni
Una breve conversazione
con due fate,
due streghe che incantano come fa la loro musica…
La vostra storia è come circondata da un alone fiabesco.
Come vi siete ritrovate e tornate a vivere insieme dopo
essere state lontane per diversi anni? Sierra:
È stato un caso l’essere tornate a vivere insieme.
Avevamo lasciato NewYork in tempi diversi… Mi ero
trasferita a Parigi per i miei studi e Bianca
è arrivata per caso un giorno in città, era
sperduta e aveva bisogno di un posto dove vivere…
è stata una combinazione casuale di eventi…
Bianca: Non le ho dato molta
scelta; le ho telefonato solamente quando mi trovavo già
a Parigi. Sierra. Perché
solo allora? ( risate ) È stato tutto molto
strano e io ero molto titubante perché in realtà
non la conoscevo affatto..
Un'altra stranezza è la diversità delle
vostre passioni: cantante d’opera e formazione classica
per una e appassionata di hip hop l’altra. Nonostante
questo, siete riuscite a creare un terreno comune e ora
suonate insieme…
Sierra:
In effetti è veramente straordinario… Una sorta
di fenomeno inspiegabile, penso.
Per quale motivo, Sierra, hai abbandonato la tua
carriera di cantante lirica e cosa ti ha lasciato quel mondo?
Sierra:
È stata decisamente un’esperienza meravigliosa,
durante la quale ho imparato molto, e la musica lirica è
tuttora una fonte d’ispirazione per quello che faccio
ora. A quei tempi, però, non sapevo se amavo oppure
odiavo quella musica perché iniziava veramente a
farmi impazzire; a volte era una pazzia meravigliosa, altre
era una terribile.
Com’è nato « La Maison de Mon
Rêve » ?
Bianca:
Ci siamo rinchiuse nel nostro appartamento, abbiamo troncato
i rapporti con la maggior parte delle persone, siamo state
alzate fino a tardi e abbiamo bevuto molto champagne…
that’s how we made it!
Avete vissuto e registrato le vostre canzoni a Parigi, una
città che è storicamente la culla di correnti
artistiche e fenomeni culturali. Quanto c’è
di parisien nel vostro lavoro?
Sierra:
C’è un senso di eternità in città
come Parigi e in qualche modo abbiamo respirato tutta la
Storia. Tuttavia non abbiamo fatto una vita molto sociale,
non c’è stata nessuna frequentazione con altri
artisti; eravamo nel nostro mondo, in una sorta di reclusione
volontaria e se c’è un’influenza dell’ambiente
in cui eravamo, sicuramente questa non è da cercare
in ciò che di sociale o politico accadeva in quei
giorni attorno a noi, ma piuttosto nei nostri sogni, negli
odori della città…
Bianca: È stata piuttosto
una sorta di influenza sensoriale: la pioggia che batteva,
la luce che entrava nell’appartamento. Piccole cose
indecifrabili ed eteree, niente di sociale o culturale.
Il vostro album è uscito su Touch
and Go, un’etichetta che storicamente
propone musica molto diversa dalla vostra…
Sierra:
Siamo state molto fortunate ad avere incontrato i ragazzi
della Touch and Go prima di qualsiasi altra etichetta; tuttora
sono le uniche persone veramente oneste che abbiamo trovato
nell’industria musicale. È stata un’altra
casuale coincidenza di eventi: avevamo dato il nostro album
ad alcuni amici e in qualche modo è arrivato a Touch
and Go che poi si è presentata con la proposta di
pubblicarlo.
Nella recensione del vostro disco, ho scritto di
un’anima giocosa e fanciullesca e di un continuo senso
di scoperta. Mi riferisco all’uso di giocattoli e
oggetti della vita di tutti i giorni come strumenti, o all’idea
di pensare, scoprire questi oggetti come qualcosa di diverso
dalla loro semplice “natura artificiale”…
Bianca:
Il nostro processo creativo può sembrare fanciullesco
perché è molto spontaneo, aperto e pieno di
risorse e inventiva; insomma il modo di creare dei bambini.
Anche il contenuto di questo disco riflette molto sull’infanzia…
è qualcosa che non abbiamo necessariamente perso
e che invece è innato nella creatività dei
bambini.
Poi c’è questo contrasto tra il tono
dolce e bambino della musica e i testi che invece parlano
di amori perduti, masochismo, razzismo…
Bianca:
Quello che è interessante per noi è la dualità
che esiste non solo nell’arte ma soprattutto nella
vita. Anche la bellezza e l’innocenza sono aspetti
cui siamo interessate; venire dalla prospettiva di un bambino
e raccontare le sue storie mettendole a contatto con la
realtà attuale, in modo da avere uno sguardo totale
sulla vita. Si può affermare che noi stiamo raccontando
entrambi i punti di vista.
Nei vostri testi sono toccati anche argomenti sociali di
carattere piuttosto generale come il razzismo, la condizione
della donna, ecc.
Ma cosa pensate dell’America di oggi e di quello che
accade nel mondo?
Bianca:
Ah.. è veramente un gran brutto problema. E' un grosso
argomento di cui parlare.. veramente non saprei neppure
da dove iniziare.E' una situazione veramente triste.
E' strano perché io non penso affatto che Bush rappresenti
realmente l'America e gli americani, le prospettive della
gente comune; c'è una netta separazione fra il popolo
e coloro che detengono il potere, una frattura insanabile.
Ormai si è giunti ad una situazione totalmente fuori
controllo, come macchine impazzite. Questa politica é
andata veramente oltre ogni limite accettabile.
Sierra: Come americana ho un
sentimento di frustrazione e di non essere rappresentata
da questo tipo di potere.
Bianca: Cerchiamo di non prestare
attenzione a queste cose e non avere assolutamente niente
a che fare con la politica, anche se non possiamo essere
indifferenti ai tristi avvenimenti di questi mesi…
L’atmosfera, la spontaneità e l’innocenza
della vostra musica può riportare alla mente i traditionals
folk e blues degli anni Venti; composizioni queste che sembrano
aver fortemente influenzato una scena di cui voi e Devendra
Banhart, al di là di ogni legame, siete gli esponenti
di maggior rilievo. Quanta importanza ha avuto per voi quel
genere e come spiegate questo nuovo ritorno alle radici
della musica da parte di numerosi artisti?
Sierra:
Non sappiamo dir molto su questi riferimenti perché
la maggior parte delle nostre composizioni ora sono sviluppate
dal nostro subconscio. Non siamo state grandi ascoltatrici
di musica e non ci sentiamo direttamente influenzate da
alcun genere. Il blues delle radici è qualcosa a
cui siamo appassionate ma non ha molta importanza per noi
in questo momento.
Bianca: Penso che ciò
che ci avvicina a Devendra è che entrambi facciamo
una musica molto organica; il nostro disco in particolare
ha un suono molto organico, genuino, minimale, vale a dire
privo di tecnologia, e molto spontaneo; non è un
tipo di musica iperprodotto o un suono molto levigato. Forse
è questa la ragione per cui suona “vecchio”;
registrare mentre si compone, come nel nostro caso, è
senza dubbio un metodo primitivo di registrazione e un modo
divertente di fare musica che ormai si era perso con l’avvento
in questi anni della tecnologia applicata alla musica. Personalmente,
credo che ora si sia giunti ad una rottura e che molti artisti
sentano il bisogno di far uscire nuovamente qualcosa di
puro e semplice...
Qualche artista da consigliarci?
Bianca:
Amiamo molto questo nostro amico, Antony degli Antony and
The Johnson. È un vocalist veramente speciale. Il
suo nuovo disco uscirà a novembre su Secretly Canadian
e in passato ha avuto dei cammeo in dischi di Lou Reed e
Boy George. Un'altra nostra amica è Diana Cluck;
sto parlando solamente di miei amici, ma proprio non possiamo
fare a meno di ascoltare la loro musica… A dire il
vero Diana è diventata una nostra amica col passare
del tempo; ci siamo letteralmente innamorate di lei come
musicista. La gente si commuove fino al pianto ascoltando
i suoi dischi, non le si può resistere.
Ci svelate un vostro sogno?
Bianca:
Appena ho messo piede in quest’edificio con questa
enorme cupola che ci sovrasta, ho subito pensato di tornare
qui quando sarà portata a termine la creazione di
un centro di cultura contemporanea. Immagino un progetto
multimediale, due persone, una grande produzione alle spalle…
Ovviamente non abbiamo scritto niente finora, ma lavoreremo
su quest’idea nel futuro.
Sierra: Scriveremo appositamente
delle pièces e torneremo nei prossimi anni. |