| Intervista
a cura di Barbara
Ambrosi
1. Preferisco non porre domande scontate relative allo
split degli Scisma e concentrarmi sulla tua nuova carriera
solista. E' evidente il tuo avvicinamento ad una forma
cantautorale molto curata e suggestiva. Una rivista musicale
che mi è capitato di leggere ti ha definito "un
giovane Fossati"... Il paragone ti irrita o ti lusinga
?
• Ovviamente un paragone del genere mi lusinga,
anche se onestamente non penso assolutamente di scrivere
a quel livello..
non solo il paragone mi lusinga ma mi spinge ancora di
più a cercare i miei colori e a mescolarli con
quelli delle persone che stanno collaborando con me a
questo progetto.
Probabilmente sono sempre stato una specie di "cantautore
criptato" e ora,togliendo determinate sovrastrutture
sonore,la scrittura dei brani ha preso il sopravvento.
mi piacerebbe essere sentito come un'apprendista costruttore
di sensazioni.
Puo' sembrare strano ma in questo momento mi percepisco
come il cantante di un gruppo al primo passo della propria
evoluzione e non mi sento affatto un solista.
Percepisco questo progetto come la nascita di un uomo
pentaforme,dove probabilmente io sono solo la bocca.
2. Vuoi parlarci del tuo nuovo
gruppo e dell'apporto di Andrea, Massimo e Giovanni hanno
nella fase di scrittura dei brani ?
• Sono partito dal Lago di Garda dove vivevo per
andare a Firenze per collaborare con Marco Parente.
Andrea Franchi e Giovanni Dall'orto li ho incontrati in
quella situazione.
Sono folli e leggerissimi. Quella leggerezza che sto cercando
di imparare e che non ho mai avuto.
Massimo Fantoni e Fabrizio Orrigo li ho incontrati sempre
a Firenze, quando ho prodotto il loro progetto, Otto'p'notri.
E' stato molto naturale suonare con loro,visto che ho
fatto anche un piccolo Tour nel 2001 con Otto'p'notri.
Fabrizio mi ricorda Thelonius Monk, è veramente
votato anima e corpo al pianoforte.
È ha una personalità davvero sorprendente
ed affascinante.
Massimo comunica insieme forza e debolezza,gli stessi
ingredienti che a mio parere sono caratteristici del disco,
della mia scrittura, della mia persona.
Per noi è come guardarsi in uno specchio:la differenza
è che lui è un musicista, io un po' un millantatore.
Tutti sono talmente personali in ogni cosa che fanno che
in pochi minuti hanno improvvisato e registrato le loro
parti.
Ero veramente in imbarazzo:qualsiasi cosa suonassero andava
bene e perciò hanno scelto loro le proprie esecuzioni:
per di più Andrea ha lavorato molto con me all'
armonia di tutti i brani.
3.
Hai pubblicato il disco con Santeria, una realtà
relativamente giovane e che si occupa di divulgare musica
"altra"... Come ti sei trovato ?
• Benissimo.
Alessandro Forniti della Stoutmusic e gli uomini (e le
donne) di Santeria ci sono sempre stati vicino fin dall'inizio
della lavorazione del disco.
Poi c'è di mezzo un rapporto umano che ha a che
vedere con la costruzione,non con lo sfruttamento.
Per questo motivo il nostro è un rapporto dove
ognuno ha rinunciato a qualcosa per potere vedere nascere
delle prospettive.
E poi sono veramente felice di essere nella stessa etichetta
di artisti come Perturbazione, Gatto Ciliegia, Andrea
Chimenti, Mariposa, Bartok
insomma tutti i gruppi
Santeria rappresentano a mio parere musica"altra",
come dicevi tu. Mi sento in ottima compagnia.
4. Vuoi parlarci della tua collaborazione
con Marco Parente ?
• Sono arrivato a Firenze per suonare con Marco
ed ero una persona davvero danneggiata umanamente.
L'unica cosa che volevo fare era suonare, dedicarmi.
Ho suonato con Marco in un periodo per me stranissimo.
Ero furibondo e con la mente staccata, perciò suonavo
ogni nota come se potesse essere l'ultima.
E' stata a mio parere una giunzione di una potenza notevole.
Marco mi ha molto aiutato e mi ha insegnato l'abnegazione
e il lavoro sulla semantica sia letterale che armonica.
Vedo per lui un futuro radioso.
Lo merita, perché ha davvero talento.
5. Ho letto che da Milano ti sei
trasferito a Firenze, senza conoscere praticamente nessuno
in questa città. Coraggio, incoscienza o la necessità
d'iniziare una nuova vita?
• La necessità di rimanere in vita mi ha
infuso il coraggio e l'incoscienza di trasferirmi a Firenze.
Per fortuna Marco Parente e Giovanni mi hanno dato un
giaciglio
. Successivamente ho incominciato a lavorare
e a guadagnare qualcosa per potermi permettere l'affitto
di una stanza.
Sono tuttora in questa fase ma va tutto bene.
Occupo un posto un po' più centrale nella mia esistenza.
Ma devo anche dire che moltissime persone mi hanno aiutato
ed accudito.
6.
Di recente hai avuto delle esperienze come produttore
artistico. C'è qualche gruppo da te seguito che
ti è parso particolarmente interessante?
• Forse l'artista più ricco di talento con
cui ho lavorato è Terje Nordgarden, che è
norvegese.
Ma anche Brychan ha un'espressione ricca di sfaccettature
particolari.
Mi piacciono molto Moleskin, Marti e Marilu Loren,gruppi
con cui penso di lavorare prossimamente. Ho avuto una
forte attrazione per l'espressione di Otto'p'Notri, a
mio parere toccanti e particolari. Ma potrei citare decine
di altre situazioni artistiche in Italia degne di nota.
Siamo in un momento di ricchezza, specialmente nel sottosuolo.
In questi giorni ho una vera ossessione per il primo disco
di Carina Round,artista inglese con cui stiamo cercando
di organizzare un piccolo tour insieme su settembre/ottobre.
7. E' vero che hai intrapreso una
carriera teatrale parallela a quella musicale ?
• Non è proprio così
.
Ho fatto parte però di una compagnia che per 2
anni ha portato in giro una riduzione musical-prosa di
Pinocchio, e specialmente nelle matinee con i bambini,
mi sono davvero entusiasmato.
Vivere il profumo dei teatri all'italiana.
Sentire che solo i bambini non hanno sovrastrutture nel
valutare uno spettacolo è stato assolutamente illuminante.
Ora nei periodi festivi, faccio parte di questa piccola
compagnia che mette in scena il Presepe vivente Cantante,
di Stefano Bollani e David Riondino.
Oltre a loro, ci sono anche Petra Magoni, Mauro Mengali,
Monica Demuru (e tutti, dico tutti, sono molto più
bravi di me
..).
8.
Sono rimasta molto impressionata dal testo di "Quando
passa lei". "Lei" è una donna reale
o un simbolo? C'è dietro una storia reale?(sempre
se hai voglia di parlarne!).
• 'Quando Passa Lei' è una storia reale,
ma nasconde anche un archetipo dal quale non riesco ad
affrancarmi. Il bisogno di essere sempre innamorato, fuori
equilibrio,disarcionato nelle proprie certezze. E questo
provoca il fatto che il sangue fluisca più forte,
tutto sembra più intenso, più profumato.
Ma si ha paura di perdere tutto. E allora si uccide la
prospettiva.
Io non la uccido più.
9. C'è qualcos'altro che
vorresti aggiungere per i lettori ?
• Amare le cose ora e non quando non ci sono più.
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