Intervista
a cura di Malaika
Peikov
Il caldo tarda ad arrivare quest’anno.
E’ sotto il timido sole del tramonto di un giorno
di inizio giugno che vado ad intervistare Bianca e Sierra
Casady, le Cocorosie. Si fanno attendere. L’atmosfera
di San Lorenzo gli piace e si stanno dilungando con le interviste
precedenti. Aspetto paziente. Arriva Sierra, si scusa ed
è pronta a cominciare…
Sono passati quasi due anni dalla
pubblicazione di “La Maison de Mon Rêve”,
com’è cambiata la vostra vita da allora?
Tour e viaggi vi hanno influenzato in qualche modo?
Sierra: Siamo
state inevitabilmente cambiate. All’inizio del nostro
progetto abbiamo affrontato un procedimento creativo che
era basato sull’innocenza, sul vivere il momento
e fare lo sforzo di catturare realmente quelle sensazioni.
Da allora abbiamo cominciato a viaggiare molto ed a vivere
“on the road”. Questo ci ha nutrite in qualche
modo e stancate in altri, ha decisamente cambiato il nostro
processo creativo rendendolo molto più interessato
all’esplorazione dell’avventura. Per certi
versi è difficile, difficile cercare di essere
stabili interiormente così che possiamo esporci
alle forze esterne nel giusto modo. Tutto questo ci ha
arricchite, ci ha portate a cercare quel posto quieto
dove sentire la nostra ispirazione ed “accordarci”
con le cose che davvero nutrono il nostro modo di comporre.
E’ stata decisamente una lotta, per quanto evocativa
ed ispiratrice.
•
I testi di “Noah’s Ark” sembrano più
cupi e scuri rispetto a quelli di “La Maison de
Mon Rêve”. E’ il risultato di questa
lotta e della “scoperta” del mondo?
Sierra: Penso
che dia questa sensazione ma per noi non è così.
Forse è più estremo. E’ più
luminoso, ed allo stesso tempo molto più scuro.
Forse è dovuto al fatto che abbiamo vissuto una
vita più estrema, è difficile dirlo, ma
sicuramente c’è più oscurità
e molta luce, ci sono entrambe le cose. E’ difficile
commentare quello che abbiamo creato ma è lo stato
di innocenza che raggiungiamo quando creiamo.
• C’è stata
una perdita dell’innocenza?
Sierra: Ci
potrebbe essere stata. Il primo disco era l’oblio
completo, è successo per caso. Siamo state sopraffatte
dalle circostanze ed invase dal momento. Il primo disco
è la nostra unione, il secondo è sicuramente
più aggressivo, non sono uguali. Ma stiamo compiendo
uno sforzo sincero per servire il mistero della vita e
cercare l’innocenza dentro di noi, anche se la sua
espressione o soppressione è vittima del mondo
o di quello che siamo, di quello che vediamo, sentiamo
e abbiamo vissuto. E’ sempre una questione d’innocenza.
•
“La Maison de Mon Rêve” era completamente
home-made. Com’è stato registrato il nuovo
album?
Sierra: Abbiamo
sperimentato tutto. Abbiamo cercato di ascoltare ogni
canzone singolarmente, come se avesse una propria esistenza.
Il miglior modo di esprimere alcuni pezzi era con l’equipaggiamento
il più lo-fi possibile, mentre per altri avevamo
bisogno di uno studio molto tecnologico, oppure della
presenza di qualche amico o di alcuni guests molto speciali
che compaiono sul disco. Varia molto di canzone in canzone,
è un disco composto da storie individuali che creano
questa avventura altalenante. Il primo disco era in qualche
modo più completo, omogeneo, per il modo in cui
le canzoni erano legate tra di loro. Noah’s Ark
è un tira-molla, un violento oceano turbolento,
è erotico, silenzioso ed altalenante.
• Antony di Antony &
The Johnsons compare su “Noah’s Ark”.
Chi altro c’è?
Sierra: C’è
Diane Cluck, che è una delle nostre cantanti preferite.
E Jana Hunter, anche lei una delle nostre preferite. C’è
Devendra Banhart e poi Spleen, che è il nostro
percussionista. Lui ingenere è in tour con noi,
probabilmente è il personaggio con cui ci identifichiamo
maggiormente sia a livello personale che artistico, è
come se avessimo una specie di legame karmico! Ci capiamo
perfettamente, lui è così sensibile, è
incredibile.
• Ho letto che siete amiche
di Antony. Com’è stato lavorare con lui?
Era come vi aspettavate?
Sierra: Eravamo
già sue amiche prima della collaborazione, abbiamo
una mutuale comprensione della nostra reciproca musica.
Penso che non siamo necessariamente connessi a livello
tecnico e musicale ma più come vocalists. Ci relazioniamo
di più a livello spirituale ed emotivo. Quando
gli abbiamo chiesto di collaborare con noi durante la
registrazione dell’album è stato lui a scegliere
“Beautiful Boyz”, pensava che fosse perfetta
per lui.
• … ha scelto lui
su quale canzone lavorare?
Sierra: Sì,
avevamo un paio d’idee su cui volevamo lavorare.
Appena l’ha sentita ha detto “Wow, I can sing
that!”, sembrava proprio che fosse destinato ad
accadere.
•
Come vanno le cose con la vostra casa discografica, la
Touch & Go? In genere non lavora con il vostro tipo
di musica, avete avuto problemi ad inserirvi?
Sierra: E’
curioso come ci siamo inserite alla Touch & Go perché,
come poi ho gradualmente scoperto, non c’è
nessuno come loro nell’industria discografica. Forse
io e Bianca siamo troppo sensibili per lavorare con altre
etichette, ma quelli della Touch & Go sono molto rispettosi
e sensibili nei confronti dei loro artisti e per nulla
avidi. E’ un miracolo esserci imbattute in loro
fin dall’inizio ed esserci affidati l’uno
nelle mani dell’altro. E’ stato stupendo per
questo; quando lavorano con un artista questo viene accettato
completamente e viene accettato ogni cambiamento che subisce.
Rispettano i loro artisti e non gli chiedono di essere
qualcosa che non sono e questa cosa è molto rara.
Anche i Rachel’s ed i Dirty Three sono su Touch
& Go e sono abbastanza dissimili dalle altre cose
punk o rock o hard che producono. Diciamo che hanno un’apertura
abbastanza sensibile o che forse la stranezza di averci
nell’etichetta è la testa di ponte per un
cambiamento che dovevano compiere.
• Che cosa ascoltate ultimamente?
Sierra: E’
buffo come gli ospiti che abbiamo su “Noah’s
Ark” siano tutti nostri buoni amici ed artisti a
cui al momento siamo molto legate. Non ascoltiamo molta
altra musica al di fuori di questa cerchia di amici. Ascoltiamo
un po’ di hip hop, i Wu Tang Clan. Ci piacciono
molto come artisti, ci piace la loro idea mitologica dietro
ad ognuno dei loro personaggi e l’idea del viaggio
mitologico che ispira il modo in cui si presentano, questa
vena epica. Poi un po’ di musica classica
• Ci sono altri artisti
con cui vorreste lavorare? Qualche sogno da realizzare?
Sierra: No,
in realtà no. Però abbiamo altre cose in
lavorazione. Ad esempio Bianca sta avviando la sua etichetta
discografica, si chiama Voodoo Eros. Una delle prima cose
che pubblicherà è questo nuovo side project
segreto che ho insieme ad una delle mie migliori amiche,
Matteah Biam. Ci chiamiamo The Metallic Falcons. Poi pubblicherà
una compilation con degli artisti molto speciali, delle
registrazioni molto vecchie di Diane Cluck, Vashti Bunyan,
Devendra Banhart etc. Sarà molto eccitante. In
autunno poi saremo di nuovo in tour.
[NdR: La Voodoo Eros è ormai
cosa fatta. La compilation in questione si intitola “The
Enlightened Family” ed uscirà il 13 settembre.
Altre info: www.voodooeros.com]
•
Hai nostalgia di casa quando sei in tour?
Sierra: Ho
viaggiato così tanto nella mia vita che non mi
stanca molto, non c’è un posto a cui mi sento
particolarmente legata. Al momento viviamo tutte e due
a New York, ma nostra madre vive nel sud della Francia
ed anche lì ci sentiamo a casa.
• Hai nostalgia dei tour
quando sei a casa?
Sierra: Oh
sì, ci vuole un pochino per abituarcisi, ci sistemiamo,
facciamo il nostro nido ma quando poi all’improvviso
smetti di essere in tour questo ti crea dei problemi.
Andare in tour può essere molto, molto duro ma
mi piace.
• Quando vi ho visto suonare
qui a Roma vostra madre era sul palco con voi, qual è
la vostra relazione con lei?
Sierra: Siamo
molto vicine a nostra madre. Lei è una delle mie
migliore amiche. Quando ero più giovane ero una
bambina problematica e non legavo molto con la mia famiglia,
idem per Bianca, forse è questo il motivo per cui
ci siamo separate. Anche lei era molto problematica, ma
io ero estremamente introversa, parlavo a malapena e per
questo motivo non andavo d’accordo con nessuno e
fui mandata via. Io avevo 14 anni, Bianca 12, ed è
quando siamo state vicine per l’ultima volta, fino
a Parigi. Siamo state separate per quasi 10 anni.
• Qual è il tuo rapporto
con Bianca, passare così tanto tempo insieme dopo
essere state separate così a lungo…
Sierra: E’
così estremo che riesco a malapena a parlarne.
E’ difficile da spiegare: siamo così vicine
ma a volte così lontane. A volte siamo talmente
unite, fuse, parte l’una dell’altra, ma poi
così distanti…
Ci
raggiunge Bianca, ha finito l’altra intervista.
E’ vestita quasi da rapper, ma con delle scarpe
che fanno molto anni ’30. Si sdraia sul divano,
con l’aria un po’ strafottente.
L’ultima domanda è per lei.
• Bianca, hai cercato nuovi
giocattoli da suonare o utilizzi gli stessi?
Bianca: Cerchiamo
a livello di ascolto, c’imbattiamo in qualcosa che
ci intriga. E’ sempre difficile trovare qualcosa che
sia già specificatamente nella mia testa, che faccia
parte della musica che compongo. Ci sono un paio di cose
che avevo già nel primo disco, non gli stessi suoni
ma lo stesso oggetto. Molti però sono suoni nuovi.
Penso che il fatto che i giocattoli si rompano, o che siano
vecchi, sia un processo di decomposizione che ci forza a
cambiare. Non ci reinventiamo ricreando un suono, ma ci
adattiamo alle nuove cose che troviamo. Questo obbliga la
nostra musica ad avere sempre un sapore nuovo, opposto ad
usare sempre pianoforte e chitarra. Un’interessante
evoluzione naturale. |