Intervista a HOWE GELB dei GIANT SAND
a cura di
Andrea Venturelli e Christian Besemer

Nelle tue canzoni è possibile ritrovare una grande varietà di stili e generi, vi sono pezzi più tranquilli e folky, pezzi country o blues oppure ve ne sono altri più veloci e rock; è una decisione che avviene consciamente quella di suddividere i brani in questo modo oppure è una cosa che avviene e basta?

Io non ho mai deciso nulla, è sempre stata mia madre a decidere in tutto… eh sarebbe ancora oggi una buona idea! grazie della dritta ragazzi... A parte gli scherzi, la verità è che sono le canzoni stesse a dirmi dove vogliono andare e a me non resta che seguirle in questo tragitto compositivo che poi porta alla stesura definitiva del brano.

Potresti spiegarci cosa significa per te il titolo “It’s all over the Map”? Sta forse ad indicare che questa grande varietà di stili e generi che tu impieghi è da paragonarsi ai vari punti geografici che si trovano su di una mappa e che toccando questi punti si compie un viaggio all’interno della musica stessa?
Si, essenzialmente significa prendere in considerazione tutti questi stili e generi di musica differenti nella creazione del disco. Ma rappresenta anche un viaggio reale che ho compiuto attraverso vari paesi del mondo; il disco è stato infatti scritto a più riprese in posti molto diversi; Italia, New York, Tucson, Canada, Francia, Germania, Danimarca. Inoltre quest’opera coinvolge persone di vari paesi; io sono americano, ma la band è danese ed il produttore inglese. Infine poi c’è un altro motivo più personale ed è quello per cui la gente dopo la dipartita di John Convertino e Joey Burns mi chiedeva se i Giant Sand fossero finiti e questa è stata la mia risposta: “It’s all over… the Map”.

Puoi spiegarci nel dettaglio come sono state composte e registrate le canzoni di “It’s all over the Map”.
Si, è molto semplice. John Parish ci ha raggiunto in Danimarca dove già ci trovavamo per provare. Poi siamo andati nel suo studio ad Aarhus, sempre in Danimarca e lì abbiamo registrato la maggior parte del disco quando John è riuscito a trovare una settimana libera da impegni.

Nel nuovo album partecipano le stesse persone, o quasi, che avevano collaborato a “The Listener”, il tuo ultumo album solista, e ritorna la sigla “Giant Sand” per la prima volta dopo la separazione da John Convertino e Joey Burns. Cosa distingue un disco a tuo nome da uno a nome Giant Sand?
La sigla “Giant Sand” sin dagli inizi, alla fine degli Anni Settanta, è sempre stata per me sinonimo di famiglia. Avevo quest’idea del gruppo. John e Joey sono arrivati all’inizio dei Novanta e sono rimasti con me per una decina d’anni ma devo dire che l’unico periodo veramente felice di questo nostra collaborazione è stato il triennio dal 1990 al 1993. Poi Joey ha iniziato ad occuparsi di cose diverse, non era più cosi presente sia fisicamente che mentalmente nei Giant Sand, era un continuo “vai e vieni”. l nostro rapporto ha cominciato a incrinarsi e i Giant Sand erano un bel giocattolo che si stava rompendo. La situazione era insostenibile, questa sorta di “triangolo amoroso” era difficile per me da accettare serenamente. Dopo la separazione, ho iniziato a suoare con i ragazzi che mi accompagnano tuttora: più passava il tempo tra prove e tour, più il felling tra noi cresceva. E cosi la loro ora non è più una semplice collaborazione ai miei dischi da solista. Siamo una nuova famiglia e siamo di nuovo i Giant Sand.

Le tracce dell’album sembrano registrate in modo molto diverso fra di loro, è un caso oppure una scelta consapevole che hai fatto?
Si, ma questa è una cosa che cerco di fare abitualmente nei dischi in cui suono; è una cosa che mi porta fortuna. Non mi piace per niente ascoltare un disco che suona tutto allo stesso modo dalla prima all’ultima nota, non è una bella sensazione. Ed in più bisogna dire che in qualche pezzo dell’album vi sono alcune parti strumentali che sono state registrate in posti diversi. C’è ad esempio una canzone con dei suoni registrati in Arizona, oppure un’altra che abbiamo prodotto interamente in uno studio di Copenhagen. Comunque la maggior parte del disco è stata registrata nello studio che ti ho detto prima, ad Aarhus.

In particolare potresti dirci qualcosa riguardo a due canzoni che si trovano su quest’album e che sono “Cracklin Water” che compariva pure sul disco a nome OP8 con Lisa Germano e la cover di “Anarchy in the UK” dei Sex Pistols. Cos’è un gioco oppure rappresenta qualcosa di veramente importante per te?
No, non è solo un gioco. Quando ero giovane ho amato alla follia questi gruppi; Sex Pistols, Ramones, Clash, Dead Boys. Erano i gruppi che ascoltavo quando misi su la mia prima band nel 1978, facevamo punk ovviamente. Poco dopo iniziammo l’avventura con i Giant Sand. Ora mia figlia che ha sedici anni ha scoperto questi gruppi e ha iniziato a cantare le loro canzoni. Un giorno si è messa a cantarle in giro per la casa e questo mi ha reso da un certo punto di vista orgoglioso; questa è una cosa che ci lega ulteriormente e queste erano grandissime canzoni. Perché se tu pensi a quei tempi, al 1977-78 tutti i cosiddetti gruppi rock facevano letteralmente schifo!! Bisognava fare una scelta radicale, o da una parte o dall’altra. La linea era tracciata sulla sabbia…ognuno doveva fare una scelta se ascoltare queste nuove fantastiche band oppure ascoltare quella vecchia e orrenda musica, che infine andava solo distrutta! Per quanto riguarda “Cracklin Water”, bisogna dire che questo è uno dei pezzi più richiesti quando suoniamo live, così ho deciso di dargli una nuova veste anche su disco, anche perché Lisa ora non suona più con noi e quindi serviva questa nuova versione.

Puoi rivelarci qualche segreto riguardo a qualche altra canzone dell’album?
Ah sì, ad esempio “Classico” l’ho chiamata in questo modo perché mi sembrava molto affine come parola a Calexico…e sai com’è, in America quando qualcosa sembra piuttosto ordinario o banale si dice che è una cosa “Classical”, quindi ho trasformato questa parola in italiano per assonanza con la parola Calexico ed il risultato è questo titolo (risate generali NDR).

Allora non ti chiedo neanche cosa ne pensi del gruppo dei tuoi ex-compagni…
Mah alla fine a mio modo di vedere i Calexico restano un buon gruppo. Ad esempio amo quel particolare suono che riescono a ricreare in studio, in particolare il modo in cui John (Convertino NDR) suona la batteria e le percussioni. Poi è molto positivo anche il fatto che siano riusciti a riportare in auge presso le nuove generazioni dei suoni (come il Mariachi) che personalmente pensavo oramai persi e non molto considerati da pubblico e critica; ed invece loro sono riusciti a riattualizarli attraverso la loro formula essenzialmente pop. Inoltre sono contento di vedere anche che Joey (Burns NDR) faccia degli enormi passi in avanti nella scrittura dei brani; sai quando stava con noi non partecipava quasi per nulla alla scrittura dei pezzi. Devo ammettere però che ad esempio un gruppo come il loro, secondo me, dal vivo non é in grado di suscitare grandi emozioni e trepidazioni, li vedo più come un gruppo da festival estivi dove tutta la gente è contenta e vuole prima di tutto divertirsi e sentire musica divertente. Per quanto riguarda i loro dischi invece penso che il migliore sia il primo, “Spoke”, alla fine è l’album con le migliori canzoni. Mentre negli ultimi mi sembra che siano andati un po’ al risparmio; voglio dire che ci sono 3 o 4 canzoni e poi tutte questi pezzi strumentali a fare da contorno più che altro, senza che abbiano ognuno un’idea ben precisa, ma sembrano fatti senza questo grande sforzo compositivo.

Potremo in futuro vedere sotto la sigla Giant Sand tu, Convertino e Burns, nuovamente riuniti insieme?
Mah...sinceramente non so se sarebbe la cosa giusta da fare, forse sembrerebbe più che altro una reunion. Comunque con John, ci vediamo spesso anche perché mia figlia è un’amica di sua figlia e ai tempi in cui suonavamo insieme vivevamo vicini, così è sempre stato come trovarsi in una grande famiglia. Joey invece è un personaggio un po’ a parte, lui ha voluto prendere la propria strada ed allontanarsi da me. Sai com’è, lui non ha messo su una famiglia, ha delle ambizioni diverse rispetto a me e John, più elevate da un certo punto di vista. Forse un giorno quando anche lui metterà su famiglia ed avrà una figlia potremmo nuovamente riabbracciarci e suonare di nuovo tutti e tre insieme a nome Giant Sand.

| home | articoli | interviste | top |