Intervista a cura di Federico Sardo
Un giorno, su Soulseek, passo un bootleg del mio gruppo preferito a un tale.
Questo, per ricambiare, mi consiglia di scaricare una canzone che ha in share.
Si chiama Robespierre e il gruppo sono gli Offlaga Disco Pax. Non so niente di loro, e chiedo lumi. “Sono molto particolari, o si amano o si odiano. Io li adoro. Fammi sapere”.
 link - Offlaga's blog Schiaccio Play. Parte una batteria elettronica, una specie di marcetta, una distorsione, e suoni elettronici affascinanti. E una voce, emiliana al 100%, recita: “Ho fatto l’esame di seconda elementare nel 1975/il socialismo era come l’universo, in espansione…”
E poi, per 3 minuti, questa voce particolarissima parla della sua adolescenza filosovietica mentre la musica muta in un riff irresistibile, sempre accompagnato da interessanti e piacevoli suoni elettronici.
Una canzone divertentissima, a tratti esilarante, con sonorità assolutamente personali, un immaginario ben definito e, soprattutto, terribilmente orecchiabile. Una canzone che, per assurdo, pur parlando per buona parte di quello che è stato militare nel P.C.I., potrebbe funzionare su Mtv per quanto è semplicemente gradevole, e diventare un successo strepitoso.
E’ così che la maggior parte della gente è entrata in contatto con gli Offlaga Disco Pax, grazie a un mp3. La loro diffusione è stata enorme, erano già sulla bocca di tutti i blogger e sulle pagine di Rumore solo grazie a questi.
Di lì a poco ho trovato un bootleg e mi sono definitivamente innamorato di un gruppo che non aveva ancora pubblicato nulla. Irresistibile la voglia di andare a vederli e di intervistarli, sapendo che avrebbero suonato dalle mie parti, al Jail di Legnano, un locale che sta offrendo un’ottima programmazione.
Trovo che il valore più grande degli Offlaga sia la loro enorme personalità.
In Italia abbiamo decine e decine di ottime, piccole band. Quasi tutte si rifanno a modelli esteri o comunque del passato. Chi ai Sonic Youth, chi ai Pavement, chi agli Stooges, chi ai Nirvana, chi ai Mogwai, chi a tutti questi.
Gli Offlaga sono invece assolutamente originali o quantomeno riconoscibili, peculiari, e con una forte personalità. Hanno una voce diversa da tutte e un recitato diverso da tutti, un immaginario e una poetica ben precisi, una innovativa miscela di suoni, alle volte più cupi e alle volte più scanzonati, alle volte più elettronici e alle volte più rock, alle volte essenziali e alle volte ricercati…
Dopo aver letto questa intervista, saprete veramente tutto quello che c’è da sapere sugli Offlaga Disco Pax, che spero saranno la Next Big Thing della scena italiana. Credo che il loro esordio sarà un bel botto e farà molto parlare di sé.
Per ora in più posso solo dirvi che sono anche persone simpaticissime e adorabili, e invitarvi ad ascoltare la loro musica, e a seguire il mio spassionato consiglio di andarli a vedere dal vivo, facendovi prendere da questo gruppo che per ora è solo di culto e in futuro chissà.
Nota: Giuro che non sono miei parenti. Prima di intervistarli non sapevo nemmeno che facce avessero.
Ah, quel tipo su Soulseek non l’ho più beccato. Volevo ringraziarlo.


Come nasce il progetto e come vi siete conosciuti? So che Max ha scritto questi testi prima che il gruppo nascesse: come e quando avete deciso di unirli alla musica e cosa vi ha fatto pensare fosse un’idea valida?
Enrico) Max ha iniziato a scrivere racconti intorno al 2000 credo. Ogni tanto me ne inviava qualcuno via mail e in occasione di un concorso che si tiene al Calamita di Cavriago (RE) tutti gli anni, il premio Augusto Daolio, dove si partecipa solo con testi in italiano, è partita la proposta di musicarli .

Daniele) Io e Enrico proveniamo da gruppi in cui si canta in inglese quindi era difficile partecipare con cose fatte da noi, optando per una scelta diversa era interessante l’idea di fare delle “letture” di racconti e Max scriveva testi secondo noi molto interessanti. L’idea sembrava abbastanza valida per questo concorso. Poi le cose sono andate avanti. Naturalmente alla finale del concorso siamo passati quasi inosservati. Non avevamo dubbi.

Enrico) E' iniziato tutto anche un po' come sfida, né io né Daniele avevamo mai lavorato con l'italiano, io forse solo io una volta, e oltretutto si trattava di usare l'italiano in una forma insolita. L' idea iniziale era di proporre una sorta di colonna sonora per queste storie, poi si è un po' spostata verso una forma canzone più pop…

Max) Ommioddio… pop! Comunque io ho iniziato a scrivere qualche anno fa, diciamo tre o quattro anni fa, questi racconti. E l’ultima cosa che avrei potuto pensare mentre li scrivevo (anche se poi ho continuato a scrivere e ora il problema me lo devo porre di più) era che avrebbero avuto questo utilizzo. Quando è nato il gruppo abbiamo riadattato i testi per il progetto, li ho un po’ risistemati anche per renderli più fruibili e un po’ meno lunghi. Ma certo non sono nati per il gruppo, visto che il gruppo non esisteva nemmeno né pensavo avrei mai lavorato in vita mia con un gruppo. E l’ultima cosa che avrei immaginato era di finire su un palco a fare ste cose.

Influenze: vi vanno bene le solite che vi vengono attribuite? Cccp per il filosovietismo, Massimo Volume per il recitato, i Suicide e la new wave per i suoni…
E) Il nome Suicide è comparso parecchio e forse è la cosa più strana e divertente. Comprendo le analogie riguardo le basi elettroniche, anche se le nostre escono da una Casio dai ritmi preimpostati e poi trattati. Personalmente adoro l'omonimo debutto del duo, quanto non mi è mai venuto in mente di accostarci ad esso. Il nostro fonico è un gran patito dei Suicide, non noi. Salutiamo gli Judah!

D) I Suicide forse sono il gruppo che ascoltiamo meno...

E) I Cccp bene o male sono nel nostro dna, li ascolto da quando avevo dieci anni perché li ascoltava mio fratello, lui (indica Max) ha l'età di mio fratello quindi li ascolta da quando li ascoltava mio fratello (ridono). Nei testi si trovano delle vicinanze, geograficamente siamo lì, però siamo abbastanza lontani nella proposta finale, anche dai Massimo Volume, sia musicalmente che per quanto riguarda il contenuto dei testi. Sicuramente si avverte che io e Daniele ascoltiamo molta new wave, Daniele 4AD, io Factory e Joy Division ad esempio. Trovo che in realtà i nostri gusti musicali siano aperti non dico a 360 gradi perché non ascoltiamo né dance né reggae, ma quasi, e penso che faccia anche la fortuna del progetto in sé.

M) Io potrei parlare di influenze letterarie, pur essendo un appassionato di musica da sempre. Mi piacciono molto alcuni scrittori italiani, in particolare Paolo Nori e Giuseppe Caliceti (quest'ultimo tra l'altro è della nostra città). Non ho né l'ambizione né la formazione per potermi dire scrittore. Non mi sento scrittore. Musicalmente mi piacciono molte cose italiane, soprattutto indipendenti. Seguo da tantissimi anni i Diaframma, uno dei miei gruppi preferiti di sempre.

Come influisce il territorio reggiano sulla vostra musica?
M) Credo che il progetto nel suo complesso debba molto dal punto di vista del contenuto e dell’immaginario al territorio, che nei testi ha dei riferimenti locali molto forti. La scommessa è stata anche far funzionare quel tipo di immaginario con quel tipo di musica e francamente noi stessi non ci aspettavamo che questa cosa potesse trovare curiosità e interesse, molto di più delle nostre aspettative. Questo è un progetto nato più o meno a febbraio del 2003, cioè è una cosa nata recentissimamente. Io trovo nei miei testi che il territorio sia una parte importante. Può essere che per Enrico e Daniele che lavorano su musiche con riferimenti di altro tipo il territorio possa incidere un po’ meno.

E) Il territorio secondo me può influire in molti modi, può influire anche sul modo in cui si cresce musicalmente. Per esempio quante possibilità hai di suonare nella tua città e poi di uscire da lì.. Per quanto riguarda i riferimenti ai testi ha già detto Max, e comunque Emilia paranoica è un po' il nostro inno "territoriale" da tempo, impossibile non rimanere influenzati dall'immaginario più o meno realistico o lucido che quel testo ci tramanda. In un brano come "Tatranky" e anche nei riferimenti di "Khmer Rossa" è ben visibile comunque il ruolo del territorio nei testi, che sia Reggio Emilia o no.

Avete già deciso dove e con chi produrre l’album? Mi anticipava Max che addirittura è già finito.
D) Il disco è già stato finito. Lo abbiamo registrato tra agosto e novembre 2004 negli studi "Alpha Dept" di Bologna, quelli di Giacomo della Homesleep. Il disco uscirà a marzo per Santeria/Audioglobe, etichetta di Firenze. Volendo e' stato un po' un colpo di culo.
(risate generali) E' stata una cosa molto immediata, non abbiamo quasi avuto il tempo di preoccuparci per questa eventualità, ci è arrivata la proposta molto velocemente e cogliendoci un po' alla sprovvista.

E) In realtà ci ha spiazzato completamente, posso dirlo? Noi siamo partiti con l'idea di essere un gruppo da salotto praticamente. Per esempio l'ultimo dell'anno scorso abbiamo suonato a casa mia, quasi dimostrando che potremmo suonare dentro a questo camerino, per pochi intimi anche.. e nel giro di sei mesi col nuovo anno ci si è sconvolta la vita, un po' con la vittoria del Rock Contest a marzo del 2004 alla Flog di Firenze, un po' con tantissima gente che ci chiama in giro per l'Italia per suonare, e altrettanta gente che ci viene a vedere da un po' dappertutto. che sia culo o meno sarà
qualcun altro a stabilirlo, mettiamola così.
(sorride)

Domanda pesante per Max: come ti poni politicamente, parlami del valore e della necessità di essere comunisti oggi.
M) Pesante… Io rivendico e mi riconosco nella storia del Partito Comunista Italiano, i miei riferimenti sono quelli. Ovviamente la politica di oggi non è la politica di vent’anni fa, quando io ero un ragazzino che viveva quella storia come una sorta di religione laica. La storia del PCI è la storia a cui faccio riferimento e che mi interessa. Non c’è nei miei testi un approccio pedagogico, non vogliamo indottrinare nessuno né insegnare niente a chicchessia, è solamente il mio vissuto, in quella storia mi sento a casa. E’ la storia del Partito Comunista emiliano, che non è mai stato un partito né estremista né particolarmente bellicoso, nonostante un linguaggio molto ideologico.
Un partito che si è portato dietro una parte di popolo immensa, che ha costruito una forma di socialismo reale credibile, molto più credibile di certi impossibili regimi dell’est.

Quello dei riferimenti al comunismo è solo un gioco estetizzante, anche per attirare l’attenzione in un panorama musicale molto uniforme o c’è un obiettivo al quale puntate?
M) L’approccio appunto non è pedagogico, i testi sono stati scritti prima che il gruppo esistesse, mai più pensavo che sarebbero stati usati per un gruppo.

E) A questa domanda abbiamo un po’ già risposto prima quando dicevamo che la cosa è nata per gioco, e da lì noi non ci siamo mai spostati di un millimetro.

D) Soprattutto ci sono riferimenti a una realtà politica che non è più attuale...

M) I testi e l’immaginario erano quelli descritti nei miei racconti. Sono piaciuti a loro, li abbiamo usati per questo progetto, ma non c’è a monte uno studio su questa cosa. Non è che li abbiamo fatti così perché stupissero, come dici… ci siamo stupiti noi che la gente si stupisse, in verità! (ride)

Una domanda sui blog. Avete un blog, ne linkate, i vostri testi possono ricordare certi scritti da blog… come vi ponete a riguardo?
E) No, che i nostri testi siano testi in “stile blog” mi sembra una grossa stronzata, non ho nient’altro da dire. (ride)

M) Scrivo questi racconti da prima di sapere che esistessero i blog, li continuerò a scrivere dopo i blog, non ho un mio blog personale. Abbiamo usato il blog come strumento di comunicazione del gruppo e nei miei testi non vedo nulla che abbia a che fare coi blog, davvero. Sono stati scritti prima della nascita dei blog e non saprei neanche bene quale sia lo stile di scrittura da blog, non c’è dietro nessuna ipotesi di lavoro di questo tipo.

E) L’unico lavoro che è stato fatto sui testi di Max è stato tagliarne e risistemarne alcune parti, e solo per questioni musicali o di durata del brano.

D) L'apertura del blog è stata dettata dalla facilità e velocità di aggiornamento che questo permette, solo per riuscire a far sapere le date dei concerti e le novità in maniera immediata, visto che il sito è ancora in lavorazione e richiede una tempistica di preparazione più lunga. (Il sito sarà attivo all'uscita del disco: www.offlagadiscopax.it )

Una doverosa domanda con il botto: il testo di Tono Metallico Standard è la prima esplicita faida indie Made in Italy?
(Risate generali, battute, clima gioviale)
E) yeahhh!!!!

M) Ma per carità! E’ stato un episodio mio personale assolutamente marginale, che io ho un po’ esagerato quando ho scritto il racconto, come gli altri scritto ben prima che nascesse il gruppo. Ho enfatizzato un po’ la storia per renderlo più divertente e con quella persona (che non ritengo di dover nominare adesso) i rapporti sono assolutamente sereni e tranquilli, ci siamo chiariti a suo tempo, ma è stata veramente una cosa stupida che io ho amplificato per rendere più divertente la cosa. Più o meno la vicenda è quella lì, ma chi se ne frega! Voglio dire, è una cosa di nessuna rilevanza… Dopo è chiaro che siccome nel testo ci sono parole un po’ forti, e non sempre è evidente l’ironia che ci metto (e a parte che è una storia che parla più di me che dell’altro personaggio ) qualcuno ha voluto leggerlo come un attacco… ognuno lo legga come vuole, ma…

D) Il personaggio in questione si è pure divertito leggendo il testo, siamo in un buon rapporto di amicizia e non credo se la sia presa più di tanto... speriamo...

Federico: Comunque credo che dal finale del pezzo si capisca che si parla più di te che di lui.
M) Sì, mi sembra che il problema sia stato in quella circostanza più mio che suo. Parla di una paranoia mia, non certo quella di uno che era lì e ha detto soltanto una frase in cui io ho voluto cogliere delle cose che probabilmente lui neanche ha voluto mettere. L’episodio è diventato un pretesto per scriverne e il problema sono io, mica lui. Ma il testo suscita ugualmente molta attenzione e “scalpore”. Si vede che senza rendercene troppo conto abbiamo toccato qualche nervo scoperto.

Siamo riusciti a chiarire questo aspetto dell’autoironia che quindi è molto forte nei vostri testi, che non si capiva bene. Non tutti capiscono se vi prendete molto sul serio o se invece c’è un aspetto ironico..
E) Per me in realtà non è il caso di dichiarare né che siamo ironici né che non lo siamo, la gente percepisce quel che è in grado di percepire.

M) Come gli pare!

E) Esatto. Non vogliamo dare un indirizzo ben preciso sull’interpretazione

M) Che ci sia un lato ironico è evidente. Poi quanto sia importante, quanto piace, quanto non piace... Noi siamo questi, dopo chi ascolta coglierà quel che crede. C’è chi coglie di più l’aspetto musicale, chi coglie di più l’aspetto dei testi, chi s’innamora di più di una storia perché magari ci si ritrova dentro o politicamente o come vissuto personale, e chi si ritrova più nelle atmosfere chitarristiche di Daniele piuttosto che nelle armonie di Enrico o nelle sue ritmiche. Ognuno si prenda quello che vuole, insomma. (sorride)

Come vivete l’apparente controsenso avere un pubblico indie-snob di estrazione assolutamente borghese? Ne siete divertiti, ci giocate o vi infastidisce?
M) Il pubblico non ce lo possiamo scegliere né vogliamo farlo. In questo tipo di società siamo un po’ tutti borghesi, ahimè.

E) E poi, solitamente, gli indie snob ci mettono da parte, secondo me. Ho questa impressione.

Federico: Non ne sono così sicuro.
M) Non siamo nati come realtà che ha cercato il mondo indie come riferimento prioritario se non per il fatto che Enrico e Daniele seguono un certo tipo di ambiente e di gruppi e di suoni. Non c’è stata una ricerca di pubblico o di “posizionamento” del progetto. Non siamo nati per questo, siamo nati quasi per scherzo, per fare una cosa che magari finiva lì, l’idea iniziale era quella del concorso, poi la cosa si è mossa e ha preso la sua strada.

E) Ce ne siamo resi conto in un secondo momento di coprire magari uno spazio vuoto, orfano… Non ha comunque determinato quello che siamo adesso e quello che saremo.

M) Chi ha visto i nostri primi tre concerti e vede i nostri concerti oggi (abbiamo superato le quaranta date in poco più di un anno), dal punto di vista dell’identità della cosa non credo possa cogliere grossi cambiamenti. Possiamo essere più sicuri sul palco, dopo un po’ più di tempo che suoniamo insieme, però il progetto di per sé non è cambiato di una virgola o quasi. Non siamo nati per fare un disco, per fare (tra virgolette) una qualunque forma di “carriera”... Chi ci pensava mai. Il pubblico ce lo siamo trovati senza neanche cercarlo. Sarà stato il fattore “C”.

E) E’ una cosa che senza internet non sarebbe successa.

M) Non così in fretta, sicuramente.

E) Non direi neanche così in fretta… internet sicuramente ha sconvolto tutto, tutti i tempi, ha moltiplicato la velocità dei tempi per non so quanto… Magari ci avremmo messo quarant’anni a fare un disco.

M) Alle volte basta che una persona minimamente conosciuta che abbia un suo mondo e che conosca molta gente e grazie a Internet avviene tutto molto rapidamente. Apprezzi un gruppo e ne parli e si crea un effetto moltiplicatore che una volta richiedeva di fare delle cassette, mandarle a qualcuno che le fa ascoltare a qualcun altro… Oggi mandi un mp3 ai tuoi amici, lo mandi a 20 persone in un giorno se hai voglia. Velocizzi incredibilmente la fruizione… Noi con “Robespierre” e altri due o tre brani, magari registrati dal vivo malissimo, siamo piaciuti a quello, piaciuti a quell’altro e abbiamo avuto la possibilità di suonare fuori dalla nostra città da subito, immediatamente. Si è creato un effetto di passaparola e alla fine…

Ci potete dare qualche anticipazione sull’album, i pezzi saranno simili a come li proponete dal vivo?
D) Alcuni si, saranno molto simili, per altri invece sono stati fatti accorgimenti che renderanno l'ascolto del disco molto più interessante... Insomma non potevamo fare un disco completamente uguale a quanto proponiamo dal vivo, visto che ormai col potere di internet girano un sacco di cose nostre. Così un po' di sorpresa rimane, per l'album. Teoricamente uscirà a inizio Marzo 2005. Sul titolo al momento...silenzio stampa...

E) Volutamente abbiamo cercato di non arricchire troppo gli arrangiamenti proposti dal vivo, magari in qualche brano ci si è lasciati trasportare dalle possibilità concesse dallo studio, di giocare. La maggioranza delle parti è stata suonata comunque "dal vivo", senza voler troppo approfittare del facile e tipico copia/incolla digitale.

Domanda inevitabile: perchè Offlaga Disco Pax?
M) Il nome nasce da un compromesso. Io volevo chiamare il gruppo “Offlaga” e basta.
E’ un paese della bassa bresciana che attraversai per caso una notte buia e tempestosa di qualche tempo fa. Quel nome mi rimase molto impresso, lo trovai veramente particolare e per vari motivi lunghi da spiegare lo proposi a Daniele ed Enrico quando nacque la cosa. Loro invece volevano chiamare il progetto “Disco Pax”, dal titolo di una canzone remotissima di una band di elettropop situazionista di Reggio Emilia, una band che ebbe breve vita nei più profondi anni ottanta. (Era il gruppo di Arturo Bertoldi, un nostro amico scrittore e sostenitore e da un suo racconto abbiamo tratto il testo di “Cinnamon”). Alla fine scegliemmo di tenere entrambi i nomi. Col senno di poi resta un nome forse difficile da memorizzare, ma ci siamo molto affezionati.

 

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