Un giorno, su Soulseek, passo un
bootleg del mio gruppo preferito a un tale.
Questo, per ricambiare, mi consiglia di scaricare una canzone
che ha in share.
Si chiama Robespierre e il gruppo sono gli Offlaga Disco
Pax. Non so niente di loro, e chiedo lumi. “Sono molto
particolari, o si amano o si odiano. Io li adoro. Fammi
sapere”.
Schiaccio Play. Parte una batteria elettronica, una specie
di marcetta, una distorsione, e suoni elettronici affascinanti.
E una voce, emiliana al 100%, recita: “Ho fatto l’esame
di seconda elementare nel 1975/il socialismo era come l’universo,
in espansione…”
E poi, per 3 minuti, questa voce particolarissima parla
della sua adolescenza filosovietica mentre la musica muta
in un riff irresistibile, sempre accompagnato da interessanti
e piacevoli suoni elettronici.
Una canzone divertentissima, a tratti esilarante, con sonorità
assolutamente personali, un immaginario ben definito e,
soprattutto, terribilmente orecchiabile. Una canzone che,
per assurdo, pur parlando per buona parte di quello che
è stato militare nel P.C.I., potrebbe funzionare
su Mtv per quanto è semplicemente gradevole, e diventare
un successo strepitoso.
E’ così che la maggior parte della gente è
entrata in contatto con gli Offlaga Disco Pax, grazie a
un mp3. La loro diffusione è stata enorme, erano
già sulla bocca di tutti i blogger e sulle pagine
di Rumore solo grazie a questi.
Di lì a poco ho trovato un bootleg e mi sono definitivamente
innamorato di un gruppo che non aveva ancora pubblicato
nulla. Irresistibile la voglia di andare a vederli e di
intervistarli, sapendo che avrebbero suonato dalle mie parti,
al Jail di Legnano, un locale che sta offrendo un’ottima
programmazione.
Trovo che il valore più grande degli Offlaga sia
la loro enorme personalità.
In Italia abbiamo decine e decine di ottime, piccole band.
Quasi tutte si rifanno a modelli esteri o comunque del passato.
Chi ai Sonic Youth, chi ai Pavement, chi agli Stooges, chi
ai Nirvana, chi ai Mogwai, chi a tutti questi.
Gli
Offlaga sono invece assolutamente originali o quantomeno
riconoscibili, peculiari, e con una forte personalità.
Hanno una voce diversa da tutte e un recitato diverso da
tutti, un immaginario e una poetica ben precisi, una innovativa
miscela di suoni, alle volte più cupi e alle volte
più scanzonati, alle volte più elettronici
e alle volte più rock, alle volte essenziali e alle
volte ricercati…
Dopo aver letto questa intervista, saprete veramente tutto
quello che c’è da sapere sugli Offlaga Disco
Pax, che spero saranno la Next Big Thing della scena italiana.
Credo che il loro esordio sarà un bel botto e farà
molto parlare di sé.
Per ora in più posso solo dirvi che sono anche persone
simpaticissime e adorabili, e invitarvi ad ascoltare la
loro musica, e a seguire il mio spassionato consiglio di
andarli a vedere dal vivo, facendovi prendere da questo
gruppo che per ora è solo di culto e in futuro chissà.
Nota: Giuro che non sono miei parenti. Prima di intervistarli
non sapevo nemmeno che facce avessero.
Ah, quel tipo su Soulseek non l’ho più beccato.
Volevo ringraziarlo.
Come nasce il progetto e come vi siete conosciuti? So
che Max ha scritto questi testi prima che il gruppo nascesse:
come e quando avete deciso di unirli alla musica e cosa
vi ha fatto pensare fosse un’idea valida?
Enrico) Max ha iniziato a scrivere
racconti intorno al 2000 credo. Ogni tanto me ne inviava
qualcuno via mail e in occasione di un concorso che si
tiene al Calamita di Cavriago (RE) tutti gli anni, il
premio Augusto Daolio, dove si partecipa solo con testi
in italiano, è partita la proposta di musicarli
.
Daniele) Io e Enrico proveniamo
da gruppi in cui si canta in inglese quindi era difficile
partecipare con cose fatte da noi, optando per una scelta
diversa era interessante l’idea di fare delle “letture”
di racconti e Max scriveva testi secondo noi molto interessanti.
L’idea sembrava abbastanza valida per questo concorso.
Poi le cose sono andate avanti. Naturalmente alla finale
del concorso siamo passati quasi inosservati. Non avevamo
dubbi.
Enrico) E' iniziato tutto anche
un po' come sfida, né io né Daniele avevamo
mai lavorato con l'italiano, io forse solo io una volta,
e oltretutto si trattava di usare l'italiano in una forma
insolita. L' idea iniziale era di proporre una sorta di
colonna sonora per queste storie, poi si è un po'
spostata verso una forma canzone più pop…
Max) Ommioddio… pop! Comunque
io ho iniziato a scrivere qualche anno fa, diciamo tre
o quattro anni fa, questi racconti. E l’ultima cosa
che avrei potuto pensare mentre li scrivevo (anche se
poi ho continuato a scrivere e ora il problema me lo devo
porre di più) era che avrebbero avuto questo utilizzo.
Quando è nato il gruppo abbiamo riadattato i testi
per il progetto, li ho un po’ risistemati anche
per renderli più fruibili e un po’ meno lunghi.
Ma certo non sono nati per il gruppo, visto che il gruppo
non esisteva nemmeno né pensavo avrei mai lavorato
in vita mia con un gruppo. E l’ultima cosa che avrei
immaginato era di finire su un palco a fare ste cose.
Influenze: vi vanno bene le solite che vi vengono attribuite?
Cccp per il filosovietismo, Massimo Volume per il recitato,
i Suicide e la new wave per i suoni…
E) Il nome Suicide è comparso
parecchio e forse è la cosa più strana e
divertente. Comprendo le analogie riguardo le basi elettroniche,
anche se le nostre escono da una Casio dai ritmi preimpostati
e poi trattati. Personalmente adoro l'omonimo debutto
del duo, quanto non mi è mai venuto in mente di
accostarci ad esso. Il nostro fonico è un gran
patito dei Suicide, non noi. Salutiamo gli Judah!
D) I Suicide forse sono il gruppo che ascoltiamo meno...
E) I Cccp bene o male sono nel
nostro dna, li ascolto da quando avevo dieci anni perché
li ascoltava mio fratello, lui (indica Max)
ha l'età di mio fratello quindi li ascolta da quando
li ascoltava mio fratello (ridono).
Nei testi si trovano delle vicinanze, geograficamente
siamo lì, però siamo abbastanza lontani
nella proposta finale, anche dai Massimo Volume, sia musicalmente
che per quanto riguarda il contenuto dei testi. Sicuramente
si avverte che io e Daniele ascoltiamo molta new wave,
Daniele 4AD, io Factory e Joy Division ad esempio. Trovo
che in realtà i nostri gusti musicali siano aperti
non dico a 360 gradi perché non ascoltiamo né
dance né reggae, ma quasi, e penso che faccia anche
la fortuna del progetto in sé.
M) Io potrei parlare di influenze
letterarie, pur essendo un appassionato di musica da sempre.
Mi piacciono molto alcuni scrittori italiani, in particolare
Paolo Nori e Giuseppe Caliceti (quest'ultimo tra l'altro
è della nostra città). Non ho né
l'ambizione né la formazione per potermi dire scrittore.
Non mi sento scrittore. Musicalmente mi piacciono molte
cose italiane, soprattutto indipendenti. Seguo da tantissimi
anni i Diaframma, uno dei miei gruppi preferiti di sempre.
Come influisce il territorio reggiano sulla vostra musica?
M) Credo che il progetto nel suo
complesso debba molto dal punto di vista del contenuto
e dell’immaginario al territorio, che nei testi
ha dei riferimenti locali molto forti. La scommessa è
stata anche far funzionare quel tipo di immaginario con
quel tipo di musica e francamente noi stessi non ci aspettavamo
che questa cosa potesse trovare curiosità e interesse,
molto di più delle nostre aspettative. Questo è
un progetto nato più o meno a febbraio del 2003,
cioè è una cosa nata recentissimamente.
Io trovo nei miei testi che il territorio sia una parte
importante. Può essere che per Enrico e Daniele
che lavorano su musiche con riferimenti di altro tipo
il territorio possa incidere un po’ meno.
E) Il territorio secondo me può
influire in molti modi, può influire anche sul
modo in cui si cresce musicalmente. Per esempio quante
possibilità hai di suonare nella tua città
e poi di uscire da lì.. Per quanto riguarda i riferimenti
ai testi ha già detto Max, e comunque Emilia paranoica
è un po' il nostro inno "territoriale"
da tempo, impossibile non rimanere influenzati dall'immaginario
più o meno realistico o lucido che quel testo ci
tramanda. In un brano come "Tatranky" e anche
nei riferimenti di "Khmer Rossa" è ben
visibile comunque il ruolo del territorio nei testi, che
sia Reggio Emilia o no.
Avete già deciso dove e con chi produrre l’album?
Mi anticipava Max che addirittura è già
finito.
D) Il disco è già
stato finito. Lo abbiamo registrato tra agosto e novembre
2004 negli studi "Alpha Dept" di Bologna, quelli
di Giacomo della Homesleep. Il disco uscirà a marzo
per Santeria/Audioglobe, etichetta di Firenze. Volendo
e' stato un po' un colpo di culo.
(risate generali)
E' stata una cosa molto immediata, non abbiamo quasi avuto
il tempo di preoccuparci per questa eventualità,
ci è arrivata la proposta molto velocemente e cogliendoci
un po' alla sprovvista.
E) In realtà ci ha spiazzato
completamente, posso dirlo? Noi siamo partiti con l'idea
di essere un gruppo da salotto praticamente. Per esempio
l'ultimo dell'anno scorso abbiamo suonato a casa mia,
quasi dimostrando che potremmo suonare dentro a questo
camerino, per pochi intimi anche.. e nel giro di sei mesi
col nuovo anno ci si è sconvolta la vita, un po'
con la vittoria del Rock Contest a marzo del 2004 alla
Flog di Firenze, un po' con tantissima gente che ci chiama
in giro per l'Italia per suonare, e altrettanta gente
che ci viene a vedere da un po' dappertutto. che sia culo
o meno sarà
qualcun altro a stabilirlo, mettiamola così. (sorride)
Domanda pesante per Max: come ti poni politicamente,
parlami del valore e della necessità di essere
comunisti oggi.
M) Pesante… Io rivendico e
mi riconosco nella storia del Partito Comunista Italiano,
i miei riferimenti sono quelli. Ovviamente la politica
di oggi non è la politica di vent’anni fa,
quando io ero un ragazzino che viveva quella storia come
una sorta di religione laica. La storia del PCI è
la storia a cui faccio riferimento e che mi interessa.
Non c’è nei miei testi un approccio pedagogico,
non vogliamo indottrinare nessuno né insegnare
niente a chicchessia, è solamente il mio vissuto,
in quella storia mi sento a casa. E’ la storia del
Partito Comunista emiliano, che non è mai stato
un partito né estremista né particolarmente
bellicoso, nonostante un linguaggio molto ideologico.
Un partito che si è portato dietro una parte di
popolo immensa, che ha costruito una forma di socialismo
reale credibile, molto più credibile di certi impossibili
regimi dell’est.
Quello dei riferimenti al comunismo è solo un
gioco estetizzante, anche per attirare l’attenzione
in un panorama musicale molto uniforme o c’è
un obiettivo al quale puntate?
M) L’approccio appunto non
è pedagogico, i testi sono stati scritti prima
che il gruppo esistesse, mai più pensavo che sarebbero
stati usati per un gruppo.
E) A questa domanda abbiamo un
po’ già risposto prima quando dicevamo che
la cosa è nata per gioco, e da lì noi non
ci siamo mai spostati di un millimetro.
D) Soprattutto ci sono riferimenti
a una realtà politica che non è più
attuale...
M) I testi e l’immaginario
erano quelli descritti nei miei racconti. Sono piaciuti
a loro, li abbiamo usati per questo progetto, ma non c’è
a monte uno studio su questa cosa. Non è che li
abbiamo fatti così perché stupissero, come
dici… ci siamo stupiti noi che la gente si stupisse,
in verità! (ride)
Una
domanda sui blog. Avete un blog,
ne linkate, i vostri testi possono ricordare certi scritti
da blog… come vi ponete a riguardo?
E) No, che i nostri testi siano
testi in “stile blog” mi sembra una grossa
stronzata, non ho nient’altro da dire. (ride)
M) Scrivo questi racconti da prima
di sapere che esistessero i blog, li continuerò
a scrivere dopo i blog, non ho un mio blog personale.
Abbiamo usato il blog come strumento di comunicazione
del gruppo e nei miei testi non vedo nulla che abbia a
che fare coi blog, davvero. Sono stati scritti prima della
nascita dei blog e non saprei neanche bene quale sia lo
stile di scrittura da blog, non c’è dietro
nessuna ipotesi di lavoro di questo tipo.
E) L’unico lavoro che è
stato fatto sui testi di Max è stato tagliarne
e risistemarne alcune parti, e solo per questioni musicali
o di durata del brano.
D) L'apertura del blog è
stata dettata dalla facilità e velocità
di aggiornamento che questo permette, solo per riuscire
a far sapere le date dei concerti e le novità in
maniera immediata, visto che il sito è ancora in
lavorazione e richiede una tempistica di preparazione
più lunga. (Il sito sarà attivo all'uscita
del disco: www.offlagadiscopax.it )
Una doverosa domanda con il botto: il testo di Tono Metallico
Standard è la prima esplicita faida indie Made
in Italy?
(Risate generali, battute, clima gioviale)
E) yeahhh!!!!
M) Ma per carità! E’
stato un episodio mio personale assolutamente marginale,
che io ho un po’ esagerato quando ho scritto il
racconto, come gli altri scritto ben prima che nascesse
il gruppo. Ho enfatizzato un po’ la storia per renderlo
più divertente e con quella persona (che non ritengo
di dover nominare adesso) i rapporti sono assolutamente
sereni e tranquilli, ci siamo chiariti a suo tempo, ma
è stata veramente una cosa stupida che io ho amplificato
per rendere più divertente la cosa. Più
o meno la vicenda è quella lì, ma chi se
ne frega! Voglio dire, è una cosa di nessuna rilevanza…
Dopo è chiaro che siccome nel testo ci sono parole
un po’ forti, e non sempre è evidente l’ironia
che ci metto (e a parte che è una storia che parla
più di me che dell’altro personaggio ) qualcuno
ha voluto leggerlo come un attacco… ognuno lo legga
come vuole, ma…
D) Il personaggio in questione si è pure divertito
leggendo il testo, siamo in un buon rapporto di amicizia
e non credo se la sia presa più di tanto... speriamo...
Federico: Comunque credo che dal finale del pezzo si
capisca che si parla più di te che di lui.
M) Sì, mi sembra che il problema
sia stato in quella circostanza più mio che suo.
Parla di una paranoia mia, non certo quella di uno che
era lì e ha detto soltanto una frase in cui io
ho voluto cogliere delle cose che probabilmente lui neanche
ha voluto mettere. L’episodio è diventato
un pretesto per scriverne e il problema sono io, mica
lui. Ma il testo suscita ugualmente molta attenzione e
“scalpore”. Si vede che senza rendercene troppo
conto abbiamo toccato qualche nervo scoperto.
Siamo riusciti a chiarire questo aspetto dell’autoironia
che quindi è molto forte nei vostri testi, che
non si capiva bene. Non tutti capiscono se vi prendete
molto sul serio o se invece c’è un aspetto
ironico..
E) Per me in realtà non è
il caso di dichiarare né che siamo ironici né
che non lo siamo, la gente percepisce quel che è
in grado di percepire.
M) Come gli pare!
E) Esatto. Non vogliamo dare un
indirizzo ben preciso sull’interpretazione
M) Che ci sia un lato ironico è
evidente. Poi quanto sia importante, quanto piace, quanto
non piace... Noi siamo questi, dopo chi ascolta coglierà
quel che crede. C’è chi coglie di più
l’aspetto musicale, chi coglie di più l’aspetto
dei testi, chi s’innamora di più di una storia
perché magari ci si ritrova dentro o politicamente
o come vissuto personale, e chi si ritrova più
nelle atmosfere chitarristiche di Daniele piuttosto che
nelle armonie di Enrico o nelle sue ritmiche. Ognuno si
prenda quello che vuole, insomma. (sorride)
Come vivete l’apparente controsenso avere un pubblico
indie-snob di estrazione assolutamente borghese? Ne siete
divertiti, ci giocate o vi infastidisce?
M) Il pubblico non ce lo possiamo
scegliere né vogliamo farlo. In questo tipo di
società siamo un po’ tutti borghesi, ahimè.
E) E poi, solitamente, gli indie
snob ci mettono da parte, secondo me. Ho questa impressione.
Federico: Non ne sono così sicuro.
M) Non siamo nati come realtà
che ha cercato il mondo indie come riferimento prioritario
se non per il fatto che Enrico e Daniele seguono un certo
tipo di ambiente e di gruppi e di suoni. Non c’è
stata una ricerca di pubblico o di “posizionamento”
del progetto. Non siamo nati per questo, siamo nati quasi
per scherzo, per fare una cosa che magari finiva lì,
l’idea iniziale era quella del concorso, poi la
cosa si è mossa e ha preso la sua strada.
E) Ce ne siamo resi conto in un
secondo momento di coprire magari uno spazio vuoto, orfano…
Non ha comunque determinato quello che siamo adesso e
quello che saremo.
M) Chi ha visto i nostri primi
tre concerti e vede i nostri concerti oggi (abbiamo superato
le quaranta date in poco più di un anno), dal punto
di vista dell’identità della cosa non credo
possa cogliere grossi cambiamenti. Possiamo essere più
sicuri sul palco, dopo un po’ più di tempo
che suoniamo insieme, però il progetto di per sé
non è cambiato di una virgola o quasi. Non siamo
nati per fare un disco, per fare (tra virgolette) una
qualunque forma di “carriera”... Chi ci pensava
mai. Il pubblico ce lo siamo trovati senza neanche cercarlo.
Sarà stato il fattore “C”.
E) E’ una cosa che senza
internet non sarebbe successa.
M) Non così in fretta, sicuramente.
E) Non direi neanche così
in fretta… internet sicuramente ha sconvolto tutto,
tutti i tempi, ha moltiplicato la velocità dei
tempi per non so quanto… Magari ci avremmo messo
quarant’anni a fare un disco.
M) Alle volte basta che una persona
minimamente conosciuta che abbia un suo mondo e che conosca
molta gente e grazie a Internet avviene tutto molto rapidamente.
Apprezzi un gruppo e ne parli e si crea un effetto moltiplicatore
che una volta richiedeva di fare delle cassette, mandarle
a qualcuno che le fa ascoltare a qualcun altro…
Oggi mandi un mp3 ai tuoi amici, lo mandi a 20 persone
in un giorno se hai voglia. Velocizzi incredibilmente
la fruizione… Noi con “Robespierre”
e altri due o tre brani, magari registrati dal vivo malissimo,
siamo piaciuti a quello, piaciuti a quell’altro
e abbiamo avuto la possibilità di suonare fuori
dalla nostra città da subito, immediatamente. Si
è creato un effetto di passaparola e alla fine…
Ci potete dare qualche anticipazione sull’album,
i pezzi saranno simili a come li proponete dal vivo?
D) Alcuni si, saranno molto simili,
per altri invece sono stati fatti accorgimenti che renderanno
l'ascolto del disco molto più interessante... Insomma
non potevamo fare un disco completamente uguale a quanto
proponiamo dal vivo, visto che ormai col potere di internet
girano un sacco di cose nostre. Così un po' di
sorpresa rimane, per l'album. Teoricamente uscirà
a inizio Marzo 2005. Sul titolo al momento...silenzio
stampa...
E) Volutamente abbiamo cercato
di non arricchire troppo gli arrangiamenti proposti dal
vivo, magari in qualche brano ci si è lasciati
trasportare dalle possibilità concesse dallo studio,
di giocare. La maggioranza delle parti è stata
suonata comunque "dal vivo", senza voler troppo
approfittare del facile e tipico copia/incolla digitale.
Domanda inevitabile: perchè Offlaga Disco Pax?
M) Il nome nasce da un compromesso.
Io volevo chiamare il gruppo “Offlaga” e basta.
E’ un paese della bassa bresciana che attraversai
per caso una notte buia e tempestosa di qualche tempo
fa. Quel nome mi rimase molto impresso, lo trovai veramente
particolare e per vari motivi lunghi da spiegare lo proposi
a Daniele ed Enrico quando nacque la cosa. Loro invece
volevano chiamare il progetto “Disco Pax”,
dal titolo di una canzone remotissima di una band di elettropop
situazionista di Reggio Emilia, una band che ebbe breve
vita nei più profondi anni ottanta. (Era il gruppo
di Arturo Bertoldi, un nostro amico scrittore e sostenitore
e da un suo racconto abbiamo tratto il testo di “Cinnamon”).
Alla fine scegliemmo di tenere entrambi i nomi. Col senno
di poi resta un nome forse difficile da memorizzare, ma
ci siamo molto affezionati.
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