Il mese scorso ci eravamo lasciati
con il famoso quesito “marzulliano”, riguardante
il potere evocativo e sognante del cinema.
I film (ma anche la televisione) offrono sempre meno
la possibilità allo spettatore di viaggiare
con la fantasia, optando per mettere in scena la cruda
realtà.
La tradizione di mettere in scena la realtà,
senza manipolazioni, ha precedenti illustri, rintracciabili
nei padri del neorealismo italiano (Rossellini, Zavattini,
De Sica, etc…) che hanno inevitabilmente segnato
l’evoluzione della storia del cinema mondiale.
Oltre allo scopo sociale, di denuncia e di documentazione,
il cinema possedeva, prima del neorealismo, una funzione
“mediatica”. Era infatti un mezzo per
evadere dalla realtà, per distrarsi dai problemi
quotidiani, per svagarsi. Non dimentichiamo che le
primissime pellicole di fine ‘800, proiettate
nelle fiere e in occasioni speciali (non esistevano
ancora le sale cinematografiche), erano delle vere
e proprie “esperienze” visive, un ‘ibrido
tra il futuro spettacolo cinematografico, il teatro
e il trasformismo.
Questi aspetti oggi sono messi in secondo piano.
L’ultimo film che ricordo agire in senso “evasivo”
è stato “Il Favoloso Mondo di
Amelìe”, con una protagonista
degna di un cartone animato, tanta era la sua capacità
di immaginazione e astrazione in un mondo proprio,
nel quale lo spettatore poteva immedesimarsi per la
durata della pellicola.
Sono quei film che producono un senso di appagamento
nello spettatore, una volta uscito dalla sala cinematografica;
quelli che ricordiamo con immenso piacere non appena
appoggiamo la testa sul cuscino e chiudiamo gli occhi,
immaginando di appartenere a qualche lontana galassia
spaziale,o impersonare un’abile ispettore di
polizia, impegnato a risolvere i più intricati
misteri.
Il genere che sembra appagare la nostra voglia di
sogni sono i film d’animazione, ultimamente
di ottima qualità.
Tutti questi cambiamenti significano forse che non
siamo più capaci di sognare, o che i registi
non riescono più a mettere in scena “favole”
moderne?
Forse le “favole” moderne sono costellate
di drammi personali o di tragedie, riflesso inevitabile
del mondo reale che ci circonda,e quindi perdono il
loro significato iniziale.
Dopotutto, riflettiamo: se negli ultimi Festival di
Cannes e agli Oscar, si è messo in luce un
cineasta come Michael Moore, documentarista per eccellenza,
significa che il cinema ha virato verso orizzonti
realistici e drammatici ritagliandosi sempre meno
spazio per i sogni, se non quelli dei nostri bambini.
E vista la situazione mondiale è bene che loro
continuino a sognare.
Buon cinema a tutti! :)
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