s c r i v i m i
[ n.3 - ottobre 2004 ]
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RUBRICA: Il Punto del Cinefilo

L’animazione digitale: strumento utile o limitante?

Scusate il ritardo, affezionati e non, di quest’angolo di cinema su Unmute!
Il mese di Settembre è veramente “volato” e la stagione cinematografica inizia a diventare interessante e ricca di film di qualità.
Il consiglio del mese è di andare a vedere “Le Conseguenze dell’ Aamore” di Paolo Sorrentino, che rappresenta finalmente qualcosa di diverso all’interno del panorama italiano; non affronta le solite crisi dei trentenni e racconta un dolore vero, reale, drammatico, accantonando i toni poetici a favore di un crudo realismo. Non aggiungo altro. Andate a vederlo.

Andando al cinema in quest’ultimo mese mi sono imbattuto in un trailer di un film di Natale, di cui non ricordo il titolo preciso (sorry!). E’ un film d’animazione computerizzata, che ha come protagonista un treno natalizio comandato da un Tom Hanks digitale. Il personaggio principale è infatti la caricatura digitale dell’attore americano.
Il problema è: l’animazione digitale diventa uno strumento utile o un mezzo che limita il cinema?
Ha senso cioè, creare dei personaggi “umani” digitalizzati, quando questi si possono sostituire con attori in carne ed ossa?
Il cinema d’animazione digitale ci ha offerto mirabili esempi di film ben riusciti, da Toy Story fino a Monsters & Co. e tutti questi avevano una principale caratteristica in comune: i protagonisti erano tutti personaggi, o meglio, oggetti che nella realtà sono inanimati (giocattoli, pupazzi di peluche etc.) o semplicemente personaggi di fantasia (Shrek ad esempio).
In questi casi l’animazione digitale si è rivelata un mezzo per “animare” ciò che altrimenti sarebbe rimasto immobile e statico. Ma un personaggio esistente (come Tom Hanks) non ha bisogno di essere animato “meccanicamente”.
Il film pioniere della coesistenza tra attori e personaggi dei cartoon è Chi ha incastrato Roger Rabbit. Sono passati ormai poco più di vent’anni ed evidentemente certe esigenze di mercato o la volontà di fare colpo sullo spettatore hanno portato i creatori ad usare il digitale piuttosto che metodi utilizzati in passato.
La difficoltà che si incontra ad animare figure umane è la loro vasta complessità. Per un film come Final Fantasy sono occorse ore di lavoro per disegnare,colorare e animare le migliaia di capelli dei protagonisti. Per dei personaggi come i pupazzi di Toy Story invece si passa da figure dettagliate ad alcune più semplici. Tuttavia pare più semplice animare oggetti come lampade, pupazzi piuttosto che animare ogni singolo millimetro di un personaggio.

Il mondo del digitale rimane sempre un area di forte attrazione, che permette allo spettatore di sognare ancora ogni volta che è seduto in una sala buia o di fronte allo schermo della tv di casa.
I sogni, dunque.
Perché è proprio per questo che il cinema è nato e con l’avvento del digitale si è riusciti a creare ambientazioni mai viste, storie impossibili. E in questo senso il digitale ci fornisce un grosso aiuto.
Nel contempo diventa limitante quando è utilizzato per riprodurre figure umane, complesse e imperfette per natura.

E ora un quesito “marzulliano”:
Meglio i film che aiutano a sognare o film che raccontano la cruda realtà?

Le riflessioni il mese prossimo.

Buon cinema a tutti! :)

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