| Parente prossimo del suo precedente «
Pane e Tulipani » del 2000, dopo il drammatico
« Brucio nel vento » del 2002, « Agata
e la tempesta » è una commedia elegante
e raffinata, che dalla pellicola del 2000 recupera parte
del cast (Licia Maglietta, Marina Massironi, Giuseppe
Battiston) e stesso desiderio di fuga da una realtà
prevedibile e monotona. Là, la volontà
è dettata da una presa di coscienza lenta e personale;
qui, a turbare lequilibrio, una rivelazione improvvisa
quanto sconvolgente.
La storia ruota intorno al personaggio di Agata (Licia
Maglietta), proprietaria di una libreria, donna affascinante
anche se non più giovanissima, così
positiva e piena denergia mal canalizzata da
far saltare lampadine, elettrodomestici, semafori
e tutto ciò che, in pieno stato emotivo, di
elettrico le capiti a tiro. Per contro, suo fratello
Gustavo, architetto, è un uomo di poche parole,
dalla vita piatta e monotona nella quale sua moglie
Ines (Marina Massironi) psicologa televisiva, cerca
di portare movimento ed interesse con trovate patetiche.
A portare scompiglio ci pensa Romeo (Giuseppe Battiston),
rappresentante di abiti, marito fedifrago ma innamoratissimo
della moglie paralitica, che riceve in confidenza
dalla madre in fin di vita la notizia di un fratello
avuto in età giovanile e venduto per 350 mila
lire. Romeo cerca e trova Gustavo, suo fratello.
Gustavo, non avendo più certezze sulla sua
identità, abbandona famiglia e lavoro e si
dedica alla ristrutturazione di una casa acquistata
nel ravennate, dove vive il suo nuovo fratello con
la moglie.
Agata, tormentata dallamore per un suo giovane
cliente, decide di seguirlo. Piano piano confluiscono
in questo nuovo mondo sconosciuto, reale e genuino,
tutti i personaggi che animano la vicenda. Se non
fosse per lassenza di gay, transessuali o travestiti,
la si potrebbe pensare come modello preferito di famiglia
allargata tanto cara ad Almodòvar. In realtà,
tutta la pellicola, a tratti surreale, esagerata,
satura di colori, ha continui rimandi allo stile almodovariano.
Lo stesso personaggio di contorno di Maria Liberata,
aiutante libraia, con la sua fisionomia particolare
dal naso vistoso, sembra un omaggio a Rossi De Palma,
attrice caratteristica che Almodovàr inserisce
un po dappertutto nelle sue pellicole.
Tra tutti i rappresentanti di questo microcosmo anomalo
ed artificiale, Agata rimane impressa per la sua positività
innocente ed ingenua, per quel suo vivere tra realtà
e fantasia tanto che riesce a confondere episodi del
suo passato con le storie dei suoi libri. E la felicità
trovata dopo il tormentato tira e molla con Nico (Claudio
Santamaria), il giovane Werter innamorato
ma sposato, è anche un po la nostra.
Se la commedia francese gode di ottima salute (I
Sentimenti), anche quella italiana non se la
passa male.
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