genere:
drammatico

regia
:
Shainee Gabel

cast:
Scarlett Johansson, John Travolta, Gabriel Macht

sito ufficiale:
www.bobbylong.it

distribuzione:
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UNA CANZONE PER BOBBY LONG

Tempo prima dell’inizio di questa storia, una donna visse nella sua casa in New Orleans e lasciò un ricordo quasi leggendario di sé e delle sue qualità umane e artistiche. Anni dopo sua figlia, interpretata dalla dolce Scarlett Johansson, torna negli stessi luoghi per prendere possesso della casa lasciatale in eredità. Peccato che questa sia ora abitata da una coppia di amici (il bravissimo John Travolta e l’interessante Gabriel Macht) che non ne vogliono sapere di andarsene. La convivenza forzata farà nascere una strana nuova famiglia allargata.

Il film, tratto dal romanzo "Off East Magazine St." di Ronald Everett Capps, racconta la lenta reciproca seduzione tra due mondi, quello cinico e disilluso della giovane Pursy (Johansson), e quello sognante e bohemien dell’inconcludente scrittore e eterno adolescente Lawson (Macht) e del suo amico Bobby Long (Travolta), un ex professore universitario che dopo la morte della sua donna si è lasciato lentamente andare, vivendo in un mondo fatto di ricordi e di amare rinunce.

I tre protagonisti hanno perso per varie ragioni il senso della propria esistenza e si barcamenano nelle loro vite sospese nostalgici, rassegnati e – a loro modo- ribelli. Insieme sapranno trovare un nuovo modo di agire ed interagire e finalmente daranno uno scopo e un senso alla loro ricerca, facendo pace con i fantasmi del passato.

Con un ritmo lento e suadente il film ci trascina in un mondo a parte, fatto di chitarre e tequila, canzoni d’amore (meravigliose – cantate “unplugged” da Travolta) e lontani ricordi. La nostalgia, la dolcezza dei piccoli e distratti gesti seduttivi, i caldi attimi di felicità e gli inevitabili e dolorosi screzi e dissapori, sono narrati con una raffinatezza non comune, che attinge vagamente al cinema indipendente del Linch nel bucolico “Una Storia Vera” e di Sofia Coppola nel sospeso “Il giardino delle vergini suicide” e entra a pieno titolo nella top ten dei film e telefilm statunitensi di nuovo gusto minimalista (uno fra tutti “Six Feets Under”).

La fotografia vira, soprattutto negli esterni, verso toni morbidi e contribuisce a creare questo piccolo mondo, quasi sospeso in una bolla fuori dal tempo. Sono evitate le leziosità di certo cinema americano, che a volte sembra incapace di raccontare semplici storie senza cadere nel melodramma. Qui il dramma c’è, ma non è amplificato: semplicemente fa parte della vita, come l’amicizia e l’amore.

Una bella sorpresa a Venezia e una nuova intensa prova di Travolta, ormai trasformista per vocazione. E la conferma delle doti della graziosa Johansson, che usa tutte le sue capacità seduttive e drammatiche per disegnare un altro personaggio “fuori”, che per certi aspetti ricorda molto la sognante e distaccata protagonista di “Lost in Translation”, anch’essa in cerca di un amore adulto.

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