genere:
commedia

regia
:
Philippe Le Guay

interpreti principali:
Vincent Lindon, Claude Rich, Isild Le Besco, Lorant Deutsch, Geraldine Pailhas, Fabrice Luchini

distribuzione:
Istituto Luce
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IL COSTO DELLA VITA


SINOSSI
Un taccagno irriducibile incapace di pagare un conto…
Un ristoratore troppo generoso che si rovina a furia di investire…
Una donna misteriosa decisa a far pagare gli uomini…
Un imprenditore che svende le sue fabbriche dopo un infarto…
Una giovane ereditiera che vuol farsi amare per se stessa…
Questi personaggi sono destinati ad incrociarsi a Lione in pochi giorni: attraverso le loro storie intrecciate IL COSTO DELLA VITA cerca di mettere a nudo il nostro rapporto segreto con il denaro.
Da dove ci viene la nostra avidità o disinvoltura?
Perché alcuni spendono freneticamente mentre altri considerano il denaro come la parte più importante del loro essere?
Si pensa di parlare di soldi … in realtà è un problema d’amore.


INTERVISTA A PHILIPPE LE GUAY


Come è venuta l'idea di fare un film sul denaro?
Tutto è cominciato con un articolo riguardante la figlia di un ricchissimo artista scomparso. La ragazza raccontava la sua vita quotidiana: con jeans logori e maglione enorme, mangiava nei grandi ristoranti con gli avvocati che gestivano la sua fortuna. Lei prendeva due pomodori e pagava dei conti esorbitanti, poi tornava nei suoi 300 metri quadri sulla Senna e rimaneva prostrata al buio. Le sue quattro ore di psicanalisi settimanali non le erano di grande aiuto. Questa situazione mi ha affascinato. Perché questa ragazza rifiutava la sua fortuna? Perché viveva in modo così doloroso la sua eredità? Così, ho cominciato a scrivere una storia su questa ereditiera ed ho capito immediatamente grazie a lei che ciò che mi interessava veramente era il rapporto con il denaro e soprattutto il senso di colpa.
Questo personaggio è comunque rimasto nel film…
Assolutamente, ma ho sentito il bisogno di mischiarlo con altri che avevano a loro volta un rapporto più o meno nevrotico con il denaro. Questo mi ha permesso soprattutto di non rimanere intrappolato nello stesso registro; con una ereditiera come unico spunto drammatico, sarei rimasto condannato al genere del thriller e questo mi avrebbe ulteriormente paralizzato…
Per quale motivo?
Per natura, adoro il connubio di toni: una commedia senza uno spunto serio non mi interessa e un dramma senza humour mi annoia…Dopo il mio film precedente, TROIS HUIT, avevo voglia di tornare a qualcosa di più leggero, anche se mi rendo conto che non c'è niente di leggero quando si ha a che fare con il denaro. Si potrebbe addirittura dire che il denaro è un indice rivelatore che permette di far emergere la violenza che ognuno ha in sé.
Che cosa intende?
Alcuni potevano pensare che un film sul denaro potesse essere freddo e distante.
Un musicista al quale ne ho parlato mi ha proposto una musica seriale! Invece si tratta di tutto il contrario. Volevo mettere a nudo il rapporto con il denaro da un punto di vista emotivo. I soldi rivelano i sentimenti e le pulsioni. Il comportamento nei confronti del denaro costituisce un tabù salvo forse per gli anglosassoni. Si accetta di parlare più apertamente di sessualità ma è molto difficile parlare di soldi. Al cinema è sempre interessante portare alla luce qualcosa di nascosto; è anche per questo che si fanno i film!
Come ha scelto i suoi personaggi?
Era necessario resistere alla tentazione di fare un catalogo di situazioni incentrate sul denaro. Non sarebbe bastato un film di diciotto ore! Avevo già la mia ereditiera, poi ho pensato a qualcuno che poteva rappresentare la Legge nel suo ambito, e all'erede della memoria del padre. A questo punto si è imposta la figura di uno zio che ho immaginato come un fratello complessato a causa del talento per gli affari dell'estinto, ma non era il caso di sviluppare questa storia familiare. Ho rapidamente concepito i due estremi nel rapporto con il denaro: la persona generosa e il taccagno. Del resto, ritengo che ognuno di noi è una strana mescolanza di queste due tendenze. Si può essere sia immensamente generosi che immensamente tirchi…dipende tutto con chi e come…Io ho trattato il personaggio di Coway facendo emergere una generosità inquieta e non solo positiva; allo stesso tempo, ho voluto mostrare la solitudine dell'avaro e la sua incapacità cronica di dare.
Tutti i suoi personaggi hanno qualcosa di complesso.
Non volevo giudicarli. Non è un "male" voler conservare il denaro, così come non è un "bene" darlo. Certo, il personaggio generoso risulta più simpatico, ci si immedesima di più; ma, allo stesso tempo, egli ha un complesso d'inferiorità. Nel momento in cui si considera il denaro come un segno rivelatore delle lacune di qualcuno, si entra nella sfera dell'umano.
Perché ha costruito la storia intorno a tanti personaggi?
Nella prima stesura ce ne erano il doppio! Jean-François Goyet, con il quale ho curato l'adattamento, mi ha aiutato moltissimo a restringere la storia su sei personaggi principali. Nel momento in cui si entra in un personaggio e nelle sue motivazioni, si perde la centralità della tematica del denaro: il personaggio diventa più forte di quest'ultima, come nella vita. Di conseguenza, erano necessari tanti personaggi; un po' come in SHORT CUTS di Robert Altman o in MAGNOLIA di P.T.Anderson. Sono proprio i rapporti tra i personaggi che costituiscono il fulcro della tematica: era necessario trovare, in ogni momento, un equilibrio fra il loro spessore carnale e l'astrattezza del tema - il rapporto col denaro.
Da dove viene il personaggio dell'operaia alla quale rifiutano la carta di credito all'inizio del film?
Questo è un personaggio obbligato all'interno del film: lo scopo era quello di mostrare solo figure che avessero un rapporto nevrotico col denaro. Questa operaia licenziata scoppia a ridere quando la sua carta di credito viene rifiutata e si trova, quindi, in uno stato di vitalità, non di nevrosi; in questo senso è un contrappunto importante per gli altri personaggi. Senza di lei il film non avrebbe avuto la dimensione più elementare del denaro che poi è semplicemente quella della sopravvivenza. Catherine Hosmalin recita questa parte con una vitalità formidabile, la stessa delle persone che non si arrendono. E' un po' un personaggio alla Ken Loach che alimenta la storia per contrasto…
Durante la stesura del soggetto, pensava agli attori che avrebbero interpretato i ruoli dei vari personaggi?
Io evito sempre di fare questo: ci penso solo una volta terminato di scrivere. Vincent Lindon e Fabrice Luchini mi sono venuti in mente subito; Vincent ha la prestanza fisica del personaggio generoso, alla Jean Gabin mentre Fabrice incarna la dolorosa innocenza dei grandi fobici. D'altra parte, almeno inizialmente, il personaggio di Fabrice era meno sviluppato.
All'epoca tenevo che ci fosse un ragazzo all'interno del film: volevo far intendere che il nostro rapporto col denaro è legato alla trasmissione e a ciò che ci è stato dato durante l'infanzia. E'il bambino che all'inizio soffriva di stitichezza e io ho pian piano traslato questa idea nel personaggio di Brett. Tutto ciò rende il personaggio dell'avaro molto carnale e questa carnalità accompagna il film fino alla fine.
Il suo film evoca molto Claude Sautet…
E’ un riferimento che non mi imbarazza, al contrario. Sautet è uno dei pochissimi cineasti ad aver messo in luce il rapporto con il denaro, non dal punto di vista sociologico come si dice troppo spesso, ma nella sua natura più nascosta. I soldi sono alla base delle relazioni tra uomini e donne. Ricordiamo i film MAX ET LES FERRAILLEURS, in cui Romy Schneider è una prostituta, e MADO. In Sautet è presente un’ansia maschile che emerge nel rapporto col denaro, come se un uomo non fosse degno di desiderare una donna. C’è sempre bisogno che ci siano di mezzo i soldi, anche al di fuori dei rapporti con la prostituzione. All’inizio del film NELLY ET MR ARNAUD, Michel Serrault dà un assegno
a Emmanuelle Béart…
Come si è evoluta la sceneggiatura durante le riprese?
Il denaro è come il sangue che scorre nelle vene: è dappertutto ma non si vede. La mia preoccupazione costante è stata quella di rendere i concetti “carnali”. Ad esempio, il personaggio di Claude Rich era più debole, più sessuale e più “animale”. Avevo abbozzato una specie di orco alla Orson Wells. Dal momento che apprezzo molto Claude Rich, gli ho proposto la parte un po’ per gioco ma la sua presenza ha fatto sviluppare il personaggio
rendendolo un individuo più secco, dotato di una reale autorità. Paradossalmente, Claude viene associato ad un personaggio poetico, e invece può essere tagliente e negare quest’ultimo. In questo caso è stato l’attore a modellare il personaggio…
E gli altri attori?
Isild Le Besco sa esprimere il lato doloroso del suo personaggio ma è anche in grado di tirar fuori un reale potenziale comico.
Fa paura alla fine quando la sua coscienza di classe esplode venendo in superficie. L’incontro con Lorant Deutsch è stato ideale: lui ha l’aria del monello parigino in netta contrapposizione con Isild che proviene dal cinema d’autore. Géraldine Pailhas ha vestito panni diversi rispetto ai suoi personaggi. Di solito interpreta sempre i ruoli di madri virtuose e coraggiose mentre in lei c’è una parte molto più torbida! In questo film Géraldine interpreta il personaggio di una squillo di lusso che deve prendersi una rivincita sugli uomini per motivi sconosciuti. Potrebbe spogliare il povero Brett di tutti i suoi beni ma diventa per lui una specie di terapista dicendo che “prende il suo denaro per il suo bene” e si sente che in questo modo sta affermando una verità. Le due nevrosi, quella dell’avaro e della donna venale, si curano a vicenda.
Lei ha parlato con gli attori per sapere la loro idea rispetto al denaro?
Certamente! E’ stato il principale argomento di conversazione! Lorant Deutsch mi ha detto una cosa formidabile: “mi fido più di una persona tirchia piuttosto che di una generosa. La prima sa mantenere un segreto, mentre qualcuno che è abituato a dare facilmente, lo rivela”. Rispetto al talento e alla lucidità che è propria di ciascuno di loro, sono tutti molto
consapevoli.
Perché ha scelto Lione per l’ambientazione del film?
Nell’immaginario francese Lione è legata al denaro, alla gastronomia e quindi al piacere. Avevo il desiderio di affondare le radici nel territorio e nella cultura francese. Quasi inconsciamente mi rendo conto che il film è spiccatamente francese, con un retaggio.


PHILIPPE LE GUAY

- REGIA
1989 LES DEUX FRAGONARD, lungometraggio
1993 RHÉSUS ROMÉO, telefilm (Canal +, TF1, Arte)
1995 L’ANNÉE JULIETTE, lungometraggio
2001 TROIS HUIT, lungometraggio
Selezione Ufficiale al Festival di Berlino
2003 LE COUT DE LA VIE, lungometraggio

- SCENEGGIATURA
1989 OUTREMER di Brigitte Roüan
1991 MÉMOIRE TRAQUÉE di Patrick Dewolf
1997 TOUT CE QUI BRILLE di Lou Jeunet
POST COITUM ANIMAL TRISTE di Brigitte Roüan
2000 LONGITUDE di Terry Jones

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