SINOSSI
Un taccagno irriducibile incapace di pagare un
conto
Un ristoratore troppo generoso che si rovina a furia
di investire
Una donna misteriosa decisa a far pagare gli uomini
Un imprenditore che svende le sue fabbriche dopo un
infarto
Una giovane ereditiera che vuol farsi amare per se
stessa
Questi personaggi sono destinati ad incrociarsi a
Lione in pochi giorni: attraverso le loro storie intrecciate
IL COSTO DELLA VITA cerca di mettere a nudo il nostro
rapporto segreto con il denaro.
Da dove ci viene la nostra avidità o disinvoltura?
Perché alcuni spendono freneticamente mentre
altri considerano il denaro come la parte più
importante del loro essere?
Si pensa di parlare di soldi
in realtà
è un problema damore.
INTERVISTA A PHILIPPE LE GUAY
Come è venuta l'idea di fare un film
sul denaro?
Tutto è cominciato con un articolo riguardante
la figlia di un ricchissimo artista scomparso. La
ragazza raccontava la sua vita quotidiana: con jeans
logori e maglione enorme, mangiava nei grandi ristoranti
con gli avvocati che gestivano la sua fortuna. Lei
prendeva due pomodori e pagava dei conti esorbitanti,
poi tornava nei suoi 300 metri quadri sulla Senna
e rimaneva prostrata al buio. Le sue quattro ore di
psicanalisi settimanali non le erano di grande aiuto.
Questa situazione mi ha affascinato. Perché
questa ragazza rifiutava la sua fortuna? Perché
viveva in modo così doloroso la sua eredità?
Così, ho cominciato a scrivere una storia su
questa ereditiera ed ho capito immediatamente grazie
a lei che ciò che mi interessava veramente
era il rapporto con il denaro e soprattutto il senso
di colpa.
Questo personaggio è comunque rimasto
nel film
Assolutamente, ma ho sentito il bisogno di mischiarlo
con altri che avevano a loro volta un rapporto più
o meno nevrotico con il denaro. Questo mi ha permesso
soprattutto di non rimanere intrappolato nello stesso
registro; con una ereditiera come unico spunto drammatico,
sarei rimasto condannato al genere del thriller e
questo mi avrebbe ulteriormente paralizzato
Per quale motivo?
Per natura, adoro il connubio di toni: una commedia
senza uno spunto serio non mi interessa e un dramma
senza humour mi annoia
Dopo il mio film precedente,
TROIS HUIT, avevo voglia di tornare a qualcosa di
più leggero, anche se mi rendo conto che non
c'è niente di leggero quando si ha a che fare
con il denaro. Si potrebbe addirittura dire che il
denaro è un indice rivelatore che permette
di far emergere la violenza che ognuno ha in sé.
Che cosa intende?
Alcuni potevano pensare che un film sul denaro potesse
essere freddo e distante.
Un musicista al quale ne ho parlato mi ha proposto
una musica seriale! Invece si tratta di tutto il contrario.
Volevo mettere a nudo il rapporto con il denaro da
un punto di vista emotivo. I soldi rivelano i sentimenti
e le pulsioni. Il comportamento nei confronti del
denaro costituisce un tabù salvo forse per
gli anglosassoni. Si accetta di parlare più
apertamente di sessualità ma è molto
difficile parlare di soldi. Al cinema è sempre
interessante portare alla luce qualcosa di nascosto;
è anche per questo che si fanno i film!
Come ha scelto i suoi personaggi?
Era necessario resistere alla tentazione di fare un
catalogo di situazioni incentrate sul denaro. Non
sarebbe bastato un film di diciotto ore! Avevo già
la mia ereditiera, poi ho pensato a qualcuno che poteva
rappresentare la Legge nel suo ambito, e all'erede
della memoria del padre. A questo punto si è
imposta la figura di uno zio che ho immaginato come
un fratello complessato a causa del talento per gli
affari dell'estinto, ma non era il caso di sviluppare
questa storia familiare. Ho rapidamente concepito
i due estremi nel rapporto con il denaro: la persona
generosa e il taccagno. Del resto, ritengo che ognuno
di noi è una strana mescolanza di queste due
tendenze. Si può essere sia immensamente generosi
che immensamente tirchi
dipende tutto con chi
e come
Io ho trattato il personaggio di Coway
facendo emergere una generosità inquieta e
non solo positiva; allo stesso tempo, ho voluto mostrare
la solitudine dell'avaro e la sua incapacità
cronica di dare.
Tutti i suoi personaggi hanno qualcosa di complesso.
Non volevo giudicarli. Non è un "male"
voler conservare il denaro, così come non è
un "bene" darlo. Certo, il personaggio generoso
risulta più simpatico, ci si immedesima di
più; ma, allo stesso tempo, egli ha un complesso
d'inferiorità. Nel momento in cui si considera
il denaro come un segno rivelatore delle lacune di
qualcuno, si entra nella sfera dell'umano.
Perché ha costruito la storia intorno
a tanti personaggi?
Nella prima stesura ce ne erano il doppio! Jean-François
Goyet, con il quale ho curato l'adattamento, mi ha
aiutato moltissimo a restringere la storia su sei
personaggi principali. Nel momento in cui si entra
in un personaggio e nelle sue motivazioni, si perde
la centralità della tematica del denaro: il
personaggio diventa più forte di quest'ultima,
come nella vita. Di conseguenza, erano necessari tanti
personaggi; un po' come in SHORT CUTS di Robert Altman
o in MAGNOLIA di P.T.Anderson. Sono proprio i rapporti
tra i personaggi che costituiscono il fulcro della
tematica: era necessario trovare, in ogni momento,
un equilibrio fra il loro spessore carnale e l'astrattezza
del tema - il rapporto col denaro.
Da dove viene il personaggio dell'operaia alla
quale rifiutano la carta di credito all'inizio del
film?
Questo è un personaggio obbligato all'interno
del film: lo scopo era quello di mostrare solo figure
che avessero un rapporto nevrotico col denaro. Questa
operaia licenziata scoppia a ridere quando la sua
carta di credito viene rifiutata e si trova, quindi,
in uno stato di vitalità, non di nevrosi; in
questo senso è un contrappunto importante per
gli altri personaggi. Senza di lei il film non avrebbe
avuto la dimensione più elementare del denaro
che poi è semplicemente quella della sopravvivenza.
Catherine Hosmalin recita questa parte con una vitalità
formidabile, la stessa delle persone che non si arrendono.
E' un po' un personaggio alla Ken Loach che alimenta
la storia per contrasto
Durante la stesura del soggetto, pensava agli
attori che avrebbero interpretato i ruoli dei vari
personaggi?
Io evito sempre di fare questo: ci penso solo una
volta terminato di scrivere. Vincent Lindon e Fabrice
Luchini mi sono venuti in mente subito; Vincent ha
la prestanza fisica del personaggio generoso, alla
Jean Gabin mentre Fabrice incarna la dolorosa innocenza
dei grandi fobici. D'altra parte, almeno inizialmente,
il personaggio di Fabrice era meno sviluppato.
All'epoca tenevo che ci fosse un ragazzo all'interno
del film: volevo far intendere che il nostro rapporto
col denaro è legato alla trasmissione e a ciò
che ci è stato dato durante l'infanzia. E'il
bambino che all'inizio soffriva di stitichezza e io
ho pian piano traslato questa idea nel personaggio
di Brett. Tutto ciò rende il personaggio dell'avaro
molto carnale e questa carnalità accompagna
il film fino alla fine.
Il suo film evoca molto Claude Sautet
E un riferimento che non mi imbarazza, al contrario.
Sautet è uno dei pochissimi cineasti ad aver
messo in luce il rapporto con il denaro, non dal punto
di vista sociologico come si dice troppo spesso, ma
nella sua natura più nascosta. I soldi sono
alla base delle relazioni tra uomini e donne. Ricordiamo
i film MAX ET LES FERRAILLEURS, in cui Romy Schneider
è una prostituta, e MADO. In Sautet è
presente unansia maschile che emerge nel rapporto
col denaro, come se un uomo non fosse degno di desiderare
una donna. Cè sempre bisogno che ci siano
di mezzo i soldi, anche al di fuori dei rapporti con
la prostituzione. Allinizio del film NELLY ET
MR ARNAUD, Michel Serrault dà un assegno
a Emmanuelle Béart
Come si è evoluta la sceneggiatura durante
le riprese?
Il denaro è come il sangue che scorre nelle
vene: è dappertutto ma non si vede. La mia
preoccupazione costante è stata quella di rendere
i concetti carnali. Ad esempio, il personaggio
di Claude Rich era più debole, più sessuale
e più animale. Avevo abbozzato
una specie di orco alla Orson Wells. Dal momento che
apprezzo molto Claude Rich, gli ho proposto la parte
un po per gioco ma la sua presenza ha fatto
sviluppare il personaggio
rendendolo un individuo più secco, dotato di
una reale autorità. Paradossalmente, Claude
viene associato ad un personaggio poetico, e invece
può essere tagliente e negare questultimo.
In questo caso è stato lattore a modellare
il personaggio
E gli altri attori?
Isild Le Besco sa esprimere il lato doloroso del suo
personaggio ma è anche in grado di tirar fuori
un reale potenziale comico.
Fa paura alla fine quando la sua coscienza di classe
esplode venendo in superficie. Lincontro con
Lorant Deutsch è stato ideale: lui ha laria
del monello parigino in netta contrapposizione con
Isild che proviene dal cinema dautore. Géraldine
Pailhas ha vestito panni diversi rispetto ai suoi
personaggi. Di solito interpreta sempre i ruoli di
madri virtuose e coraggiose mentre in lei cè
una parte molto più torbida! In questo film
Géraldine interpreta il personaggio di una
squillo di lusso che deve prendersi una rivincita
sugli uomini per motivi sconosciuti. Potrebbe spogliare
il povero Brett di tutti i suoi beni ma diventa per
lui una specie di terapista dicendo che prende
il suo denaro per il suo bene e si sente che
in questo modo sta affermando una verità. Le
due nevrosi, quella dellavaro e della donna
venale, si curano a vicenda.
Lei ha parlato con gli attori per sapere la
loro idea rispetto al denaro?
Certamente! E stato il principale argomento
di conversazione! Lorant Deutsch mi ha detto una cosa
formidabile: mi fido più di una persona
tirchia piuttosto che di una generosa. La prima sa
mantenere un segreto, mentre qualcuno che è
abituato a dare facilmente, lo rivela. Rispetto
al talento e alla lucidità che è propria
di ciascuno di loro, sono tutti molto
consapevoli.
Perché ha scelto Lione per lambientazione
del film?
Nellimmaginario francese Lione è legata
al denaro, alla gastronomia e quindi al piacere. Avevo
il desiderio di affondare le radici nel territorio
e nella cultura francese. Quasi inconsciamente mi
rendo conto che il film è spiccatamente francese,
con un retaggio.
PHILIPPE LE GUAY
- REGIA
1989 LES DEUX FRAGONARD, lungometraggio
1993 RHÉSUS ROMÉO, telefilm (Canal +,
TF1, Arte)
1995 LANNÉE JULIETTE, lungometraggio
2001 TROIS HUIT, lungometraggio
Selezione Ufficiale al Festival di Berlino
2003 LE COUT DE LA VIE, lungometraggio
- SCENEGGIATURA
1989 OUTREMER di Brigitte Roüan
1991 MÉMOIRE TRAQUÉE di Patrick Dewolf
1997 TOUT CE QUI BRILLE di Lou Jeunet
POST COITUM ANIMAL TRISTE di Brigitte Roüan
2000 LONGITUDE di Terry Jones
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