genere:
azione, fantascienza

regia
:
Enki Bilal

cast:
Charlotte Rampling, Linda Hardy, Thomas Kretschmann

sito ufficiale:
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distribuzione:
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IMMORTAL AD VITAM

Fantasie e misteri, con un cupo sottofondo malinconico e gotico, sono gli ingredienti di questo strano e interessante film. Il regista, Enki Bilal, è anche autore del fumetto dal quale è tratta la storia.

Siamo nel 2095, la società si è evoluta (o involuta, dipende dai punti di vista). New York è cresciuta in altezza e in popolazione, la luce del sole è offuscata da un perenne strato di smog. La terra è abitata da esseri umani e mutanti, sorta di incroci tra terrestri ed extraterrestri, che hanno molto di umano ma manifestano degli strani caratteri somatici. La società sembra essere aperta (o indifferente?) a qualsiasi forma di diversità, tanto che i mutanti sono perfettamente integrati. E la misteriosa comparsa di una piramide svolazzante sopra la città non desta troppa curiosità. E’ una città frenetica ma addormentata, quella descritta da Bilal, che vive nelle piccole e irrequiete attività quotidiane ma che non sa vedere in alto e al di fuori di sé. Il crimine è perseguito con tenacità dalle forze dell’ordine, che però hanno grossi problemi a controllare le multinazionali dell’ingegneria genetica, che si sono impadronite anche dei corpi dei criminali, carcerati e ibernati.

La città, implosa in se stessa, deforme, cupa e difficile, è descritta tramite un uso volutamente “imperfetto” della computer grafica - a tratti ingombrante ed eccessivamente presente, soprattutto nella rappresentazione di caratteri, che avrebbero reso meglio se interpretati da attori in carne ed ossa. L’estetica del film – condito di immagini a tratti sporche e a tratti gotico-new age – insegue quella dei fumetti di Bilal, ma ricorda anche le ambientazioni di alcuni video musicali.

In questo scenario si muovono i protagonisti, spaesati, senza storia, per varie ragioni in cerca di una loro identità. Nessuno di loro è certo del proprio passato e di quale sarà il suo destino. Nessuno di loro è immortale. Persino il dio Horus, uscito dalla piramide, rischia di perdere la propria immortalità se non riuscirà a riprodursi sulla terra. Al contrario, Nikopol, eroe della rivoluzione (tema inspiegabilmente solo accennato), a suo modo è immortale (il suo mito è sopravvissuto durante i suoi svariati anni di ibernazione forzata), ma sembra essere completamente disinteressato al proprio passato e alle aspettative del popolo nei suoi confronti.

Divertente il distacco ironico tra uomini e dei, questi ultimi impegnati a giocare a carte nell’attesa che Horus compia la sua missione, quasi come se l’uomo si fosse impadronito del suo destino e gli dei non avessero altri compiti che preservare la propria immortalità.

Molte situazioni si intrecciano ma una serie di idee, anche buone, sono soltanto accennate (la rivoluzione, l’origine della zona glaciale impenetrabile, la natura della protagonista femminile, il rapporto tra dei ed uomini, per dirne qualcuna) . Forse Bilal non vuole rendere manifesti tutti i temi e le motivazioni: vuole invece creare un’atmosfera che li faccia solo intuire. Questa tecnica, molto usata dai fumettisti (uno fra tutti Moebius), è un ottimo espediente per ambientare e costruire una storia o una situazione complessa quando si hanno a disposizione poche tavole. Sarà, ma il cinema non ha di questi problemi e il risultato di questa commistione di generi è che in alcuni momenti si rimane a bocca asciutta e le ragioni che muovono i personaggi non sono totalmente chiarite.

Chissà, magari leggendo i fumetti si potrebbe andare al cinema più preparati e comprendere meglio il senso della storia...

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