In Sud africa ha operato dal Dicembre
1995 all'estate del 1998 la "Commissione per
la Verità e la Riconciliazione" (TRC),
organismo di mediazione politica, voluta da Nelson
Mandela e dall'arcivescovo Desmond Tutu. La Commissione
aveva il compito di raccogliere le confessioni delle
gravi torture perpetrate contro i neri, concedendo
in cambio l'amnestia; il fine ultimo era di arrivare
ai 'mandanti, a chi dava gli ordini dall'alto, a chi
sapeva'.
E' in questo contesto che si snoda il nuovo film di
John Boorman. Langston Whitfield (Samuel L. Jackson)
è un giornalista di colore del Washington Post,
viene inviato in Sud Africa per i servizi sui lavori
della commissione. E' lì che incontra Anna
Mulan (Juliette Binoche), anch'ella inviata della
radio locale e della radio pubblica americana a raccontare
le ferite dell'Apartheid.
Tra i due i contrasti sono molti, perché Langston
non sembra poter fare in modo di non associarla ai
molti Africans, che hanno comandato sino a quel momento
nel paese. Eppure Anna è diversa, è
distrutta dalla depravazione e crudeltà della
sua gente, è disgustata dai suoi compatrioti.
Si schiera contro la famiglia, gli amici, a favore
della causa della verità. L'iniziale ritrosia
di Langston viene meno man mano che la conoscenza
tra i due si rafforza
Il punto è: è sufficiente raccontare
di aver subito un'ingiustizia per guarire dai torti
e dai soprusi? È sufficiente raccontare di
avere commesso uno, due, mille crimini (parliamo dei
più brutali omicidi, torture e stupri), per
ottenere una assoluzione?
Ecco, non posso non provare una invidia enorme per
chi ci riesce
Anche riconoscendo valore all'altrui
esistenza, pari dignità a chiunque, anche basandosi
sulla buona regola africana dell'Ubuntu, mi sembra
assai poco credibile che un ragazzino di 7 anni, a
cui hanno ucciso brutalmente i genitori sotto gli
occhi, abbracci chi li ha uccisi perché dicendosi
pentito gli urla: 'ti pagherò gli studi'.
Al di là della bravura di Juliette Binoche,
resta un film, buonista, semplice. Che i bianchi,
per la verità la minoranza nel Sud Africa,
si siano sporcati le mani con le più terribili
azioni verso la stragrande maggioranza della popolazione,
i neri, è una verità da urlare sempre,
ma non si comprende il nesso di associare a questa
triste storia, la storia d'amore, o una generalizzazione
del dolore. Sarebbe stato preferibile sottolineare
il disastro del cambiamento psicologico dei personaggi,
la rabbia del racconto, e, perché no, laddove
il pentimento fosse stato reale, il dolore di trovarsi
dalla parte sbagliata.
Può insegnare di più leggersi un buon
libro di storia sui mis-fatti dell'Apartheid.
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