genere:
drammatico

regia:
John Boorman

sito web: www.countryofmyskull.com

interpreti principali:
Samuel L. Jackson, Juliette Binoche, Brendan Gleeson

distribuzione:
Lucky Red

Festival di Berlino 2004
in concorso

Durata:
1h 44min
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IN MY COUNTRY

In Sud africa ha operato dal Dicembre 1995 all'estate del 1998 la "Commissione per la Verità e la Riconciliazione" (TRC), organismo di mediazione politica, voluta da Nelson Mandela e dall'arcivescovo Desmond Tutu. La Commissione aveva il compito di raccogliere le confessioni delle gravi torture perpetrate contro i neri, concedendo in cambio l'amnestia; il fine ultimo era di arrivare ai 'mandanti, a chi dava gli ordini dall'alto, a chi sapeva'.
E' in questo contesto che si snoda il nuovo film di John Boorman. Langston Whitfield (Samuel L. Jackson) è un giornalista di colore del Washington Post, viene inviato in Sud Africa per i servizi sui lavori della commissione. E' lì che incontra Anna Mulan (Juliette Binoche), anch'ella inviata della radio locale e della radio pubblica americana a raccontare le ferite dell'Apartheid.

Tra i due i contrasti sono molti, perché Langston non sembra poter fare in modo di non associarla ai molti Africans, che hanno comandato sino a quel momento nel paese. Eppure Anna è diversa, è distrutta dalla depravazione e crudeltà della sua gente, è disgustata dai suoi compatrioti.
Si schiera contro la famiglia, gli amici, a favore della causa della verità. L'iniziale ritrosia di Langston viene meno man mano che la conoscenza tra i due si rafforza…
Il punto è: è sufficiente raccontare di aver subito un'ingiustizia per guarire dai torti e dai soprusi? È sufficiente raccontare di avere commesso uno, due, mille crimini (parliamo dei più brutali omicidi, torture e stupri), per ottenere una assoluzione?
Ecco, non posso non provare una invidia enorme per chi ci riesce… Anche riconoscendo valore all'altrui esistenza, pari dignità a chiunque, anche basandosi sulla buona regola africana dell'Ubuntu, mi sembra assai poco credibile che un ragazzino di 7 anni, a cui hanno ucciso brutalmente i genitori sotto gli occhi, abbracci chi li ha uccisi perché dicendosi pentito gli urla: 'ti pagherò gli studi'.

Al di là della bravura di Juliette Binoche, resta un film, buonista, semplice. Che i bianchi, per la verità la minoranza nel Sud Africa, si siano sporcati le mani con le più terribili azioni verso la stragrande maggioranza della popolazione, i neri, è una verità da urlare sempre, ma non si comprende il nesso di associare a questa triste storia, la storia d'amore, o una generalizzazione del dolore. Sarebbe stato preferibile sottolineare il disastro del cambiamento psicologico dei personaggi, la rabbia del racconto, e, perché no, laddove il pentimento fosse stato reale, il dolore di trovarsi dalla parte sbagliata.
Può insegnare di più leggersi un buon libro di storia sui mis-fatti dell'Apartheid.

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