In questa stagione cinematografica
incominciata non troppo brillantemente, finalmente
un film che merita di essere visto!
E' la storia di una famiglia allargata: la storia
di un uomo malato, delle sue amanti, di suo figlio,
dei suoi amici, del sistema statunitense, canadese
e europeo.
La trama non è particolarmente originale, e
si può riassumere dicendo che il professor
Remy s'accorge a cinquant'anni di avere un cancro
incurabile; si sa, il dolore e la malattia avvicinano
tutti, ma questa risulta essere una storia drammatica
che non strazia, perché i dialoghi sono brillanti,
intelligenti ed attualissimi; è una storia
d'amore filiale non melensa, ma decisamente concreta
e coinvolgente. Ci si sente partecipi del film non
perché ci si identifichi con un personaggio
in particolare, ma perché è una vicenda
che per una tematica o per l'altra tocca inevitabilmente
lo spettatore.
E' in gioco tutto il sistema delle relazioni umane,
burocratiche e sanitarie di oggi, e ci si rende conto
di quanto sia vero il detto che "tutto il mondo
è paese".
C'è un nuovo punto di vista che è quello
dei canadesi, in questo caso siamo nel Quèbec;
non è una sottigliezza, perché è
un modo completamente diverso di vedere le cose rispetto
agli statunitensi. I protagonisti, così come
i canadesi realmente, sono forse più europei
che americani. Ricordate quando in Bowling for Columbine
il regista Micheal Moore mostrava come i vicini canadesi
fossero di vedute e di modi di vivere molti differenti
rispetto agli statunitensi?
Ecco siamo in America, ma siamo diversi, nel bene
e nel male.
Ottima sceneggiatura ed interpretazione.
Consigliato a chi:
- preferisce le "storie di pensiero" alle
"storie d'azione";
- è disposto a mettere in discussione e a
sorridere di ogni credenza religiosa, artistica
e culturale.
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