genere:
drammatico

regia
:
Denys Arcand

interpreti principali:
Rémy Girard, Marie-Josée Croze, Stéphane Rousseau, Marina Hands, Dorothée Berryman, Pierre Curzi

La pellicola è stata premiata a Cannes 2003:
• Premio miglior sceneggiatura (Denys Arcand);
• Premio miglior attrice (Marie-Josee Croze)
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LE INVASIONI BARBARICHE

In questa stagione cinematografica incominciata non troppo brillantemente, finalmente un film che merita di essere visto!
E' la storia di una famiglia allargata: la storia di un uomo malato, delle sue amanti, di suo figlio, dei suoi amici, del sistema statunitense, canadese e europeo.
La trama non è particolarmente originale, e si può riassumere dicendo che il professor Remy s'accorge a cinquant'anni di avere un cancro incurabile; si sa, il dolore e la malattia avvicinano tutti, ma questa risulta essere una storia drammatica che non strazia, perché i dialoghi sono brillanti, intelligenti ed attualissimi; è una storia d'amore filiale non melensa, ma decisamente concreta e coinvolgente. Ci si sente partecipi del film non perché ci si identifichi con un personaggio in particolare, ma perché è una vicenda che per una tematica o per l'altra tocca inevitabilmente lo spettatore.
E' in gioco tutto il sistema delle relazioni umane, burocratiche e sanitarie di oggi, e ci si rende conto di quanto sia vero il detto che "tutto il mondo è paese".
C'è un nuovo punto di vista che è quello dei canadesi, in questo caso siamo nel Quèbec; non è una sottigliezza, perché è un modo completamente diverso di vedere le cose rispetto agli statunitensi. I protagonisti, così come i canadesi realmente, sono forse più europei che americani. Ricordate quando in Bowling for Columbine il regista Micheal Moore mostrava come i vicini canadesi fossero di vedute e di modi di vivere molti differenti rispetto agli statunitensi?
Ecco siamo in America, ma siamo diversi, nel bene e nel male.
Ottima sceneggiatura ed interpretazione.

    Consigliato a chi:
  • preferisce le "storie di pensiero" alle "storie d'azione";

  • è disposto a mettere in discussione e a sorridere di ogni credenza religiosa, artistica e culturale.
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