genere:
azione/Commedia/Thriller

regia
:
Quentin Tarantino

interpreti principali:
Uma Thurman, David Carradine, Daryl Hannah, Michael Madsen, Vivica A. Fox, Lucy Liu, Samuel L. Jackson
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KILL BILL VOL.2

Tarantino può fare girare talmente bene un film che è un attimo perdonargli eccessi e narcisismo. Del resto senza di questi - e senza molte altre cose - difficilmente sarebbe quello che è oggi, ovvero la star dei registi. Quando parla di "Kill Bill" come della sua trilogia del dollaro (il suo equivalente della trilogia di Sergio Leone), si capisce come QT abbia trovato in questo colossale cortocircuito di culture filmiche (americana e asiatica innanzitutto; poi europea con una buona fetta di Italia, per giunta), generi (cappa e spada, western, arti marziali), tecniche e materiali più vari (dal bianco e nero all'animazione) - puro immaginario di celluloide fatto di migliaia di altri pezzi di celluloide (per capirne tutti gli incroci e rimandi ci vorrebbe forse l'intera videoteca di Quentin) - il suo giocattolo preferito. Con cui giocherà ancora; anche quando ne avrà trovato uno nuovo con cui divertirsi e divertire chi guarda e si emoziona, chi guarda e basta, chi guarda e se la ride, chi guarda e spacca il capello in quattro con l'enciclopedia delle citazioni. Nel listino della sua mente c'è già un terzo, forse un quarto, volume.
La visuale di Tarantino è quella che si aspetta: cinefilia pluricitazionista còlta, e cólta, in senso alto e basso, con una manipolazione personale d'autore di più generi-filiazioni di vari universi, secondo una mitologia altrettanto cinefila, altrettanto citazionista, altrettanto personale. E tutta sua.
La prima mozione di entusiasmo è per i due capitoli che iniziano questo volume 2: "Massacro ai Due Pini" e "La tomba solitaria di Paula Schultz". Il primo è un cerchio perfetto, anche se la chiusura sembra falsamente simmetrica (la macchina da presa scarrozza all'indietro e sale verso l'alto ma non torna su allo stesso punto da cui è scesa sulla cappella nuziale. Se non mi sbaglio, c'è sicuramente un motivo). Al centro si situa l'apparizione incarnata di Bill/David Carradine e il lungo dialogo tra lui e La Sposa/Uma Thurman che pregusta il duello finale; ed è invero più spaghetti western questo confronto - dove il non detto è di gran lunga più commovente di quanto i due si dicano - del loro duello vero e conclusivo (per come l'incontro sia qui leonescamente ripreso: l'avanzare dei due l'uno verso l'altro dato dai dettagli dei loro piedi che si muovono, i tempi epici in cui ci si sofferma sui loro volti, la musica morriconiana-mariachi a tutto volume). Tarantino si supera anche nell'interramento prematuro con susseguente risalita (vendicatrice) di Beatrix Kiddo (e finalmente sappiamo come si chiama la Sposa); qui è usato benissimo il sonoro, trattandosi di una sequenza con larghi tratti di buio totale, tagliata poi un due parti dal flashback sull'addestramento della killer ad opera del maestro cinese Pai Mei. Altra non morte e altro ritorno - ai quali un Budd qualsiasi, interpretato da un Michael Madsen bravo e sornione, costringe la nostra eroina - che sono una ennesima metafora del percorso di senso di tutto il film: da una morte apparente (il coma, i sedativi, la sepoltura) B. giungerà al raggiungimento immancabile del suo proposito. La vendetta, di cui Beatrix è portatrice simbolica e assoluta, teoreticamente indistruttibile finché questa non sia compiuta.
Continuo a rivedere questo trancio di volume 2. Se mi immagino regista, non avrei cambiato una inquadratura. Di morale non parliamo, è un mondo tutto pellicola, fumetto, clip, questo di Kill Bill; di etica della messa in scena, sì. Montaggio classico/moderno con tocchi autoriali (se ne occupa la fida Sally Menke). La musica, commento riflessivo nell'epico afflato romantico/western oppure ritmica, di azione. Tutto su un piano di meta-cinema; l'opera si riflette come un labirinto di specchi. Specchi che poi i personaggi rompono nei loro duelli all'ultimo sangue, riducendo il tutto a una serie di frammenti smontati di cultura pop e postmoderna. Come la sceneggiatura.
Peccato che il terzo dei quattro grandi momenti in cui si divide il film, dedicato a Elle Driver, sia il più debole. Mi sembra che ci sia un errore, anche se non dirò ne dove, né quando. Suspense. Confesso invece di aver pensato per tutta la scena a dove si trovasse il serpente dopo la sua comparsa improvvisa a spese di Budd/Michael Madsen, l'unico a non essere stato punito direttamente da Beatrix/Uma ma dal suo strisciante tramite (Black Mamba, portato da Elle; Black Mamba era il soprannome d'arte alla Sposa. Un transfert?). Un esempio alla Hitchcock di differenza tra sorpresa e supsense: da spettatore, mi prende un colpo quando il mamba salta fuori all'improvviso, e durante tutto il resto della sequenza so che il serpente e lì e potrebbe mordere da un momento all'altro. Temo per l'eroina, temo soprattutto per cosa potrebbe inventarsi Tarantino come rimedio se il serpente la pizzicasse (quando già il "sale grosso" in pieno petto non sembra aver lasciato traccia alcuna, svanito per magia. Sarà zen?). Ma neanche la vita di Elle cesserebbe per mano di Beatrix Kiddo; conciata com'è (se non avete visto il film, non ve lo dico), la Nostra cowgirl la può lasciare a se stessa, sola. Ci penserà il suo sostituto; e il serpe portato dalla sua rivale, del resto, non ha morso lei. Non morde un suo simile né la sua sorellina. Giusto?
Con un'altra analogia grandissima, Beatrix spezzerà di nuovo il cuore del suo amato (e odiato) Bill. Le sequenze finali sono il coronamento delle cose migliori del quarto film di Quentin Tarantino. Gli attori sono stati in larga parte straordinari e lo schermo è giustamente rivendicato dai migliori, Uma Thurman e David Carradine, anche perché gli altri sono stati tolti di mezzo e c'è solo una nuova presenza, annunciata a voce nel volume primo, tra loro e il doppio destino che li attende. In un discorso in cui si intrecciano filosofia e mitologie, azione e sentimento.
"Kill Bill Vol. 2" segue un già importante Volume 1 e direi che lo supera, anche se la questione non si pone in modo fondamentale. Non possono essere uno contro l'altro, anche se vi sono differenze. È un film unico, alla fine.
Mi ha colpito la colonna sonora allestita da Robert Rodriguez (per scommessa e per solo un dollaro), con i contributi originali di RZA del Wu-Tang Clan. L'uso di canzoni preesistenti è stato esemplare in tutta la saga, a partire da Bang Bang di Nancy Sinatra. Uso della canzoni preesistente magistrale, per quanto riguarda "Bang Bang" di Nancy Sinatra. Peccato solo per quella, pessima, degli Shivaree, che si poteva tranquillamente evitare. Film fatto su altri film (perfino nelle battute: Beatrix Kiddo viene, appunto, apostrofata come "cowgirl", in riferimento a un altro celebre ruolo di Uma Thurman. Tarantino ha visto Godard), anche di Tarantino stesso (ho sentito notare alla radio le corrispondenze con "Pulp Fiction", al tempo della cui realizzazione nacque anche l'idea del soggetto di "Kill Bill" tra Quentin e la Thurman), e quindi musica su altre musiche di repertorio: repertorio di genere, repertorio di Tarantino. David Carradine/Bill cita persino la sua canzone preferita degli anni '70. Già, ma il conduttore radiofonico di Le Iene, il DJ di Supersound anni '70, non era un certo K Billy? Un caso?
Tarantino può scrivere e girare talmente bene che uno gli perdona l'essere pieno di referenti e pure autoreferenziale; tanto bene che pure ripetendosi, è in grado di rendere persino il supremo cliché come nuovo, come ... vergine. E dopo l'ermeneutica di Madonna, eccolo propinarci la filosofia mitologica di Superman. Cosa si inventerà la prossima volta?

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