Siamo nella fredda Norvegia intorno
agli anni 50, e un gruppo di studiosi svedesi (il
marchio Ikea non è mai citato, ma il cavallino
omaggio dato ai single ne è quasi una conferma!)
viene mandato a studiare le abitudini dei single non
più giovanissimi di uno sperduto paesino sommerso
dalla neve. Si suppone che lo scopo sia quello di
creare la cucina perfetta ottimizzando gli spazi ed
evitando km inutili quando ci si cucina il pranzo.
Allo studioso, o meglio all'osservatore Folke, viene
assegnato il vecchio Isak, uomo diffidente e profondamente
solo. Kitchen Sotries è la loro storia.
E' difficile esprimere un parere su questo film lento
e pieno di silenzi, carico di solitudine e bisogno
di affetto, eppure ricco di un umorismo a tratti delirante,
come la scena in cui il vecchio Isak si sente la radio
in bocca, o quella in cui Folke viene costretto a
provare un nuovo metodo per guarire dall'influenza,
senza dimenticare gli enormi sgabelli degli osservatori
Credo che questo sia un film da consigliare ai palati
più esperti, a chi non associa necessariamente
il grande schermo alle grandi emozioni. In Kitchen
Stories bisogna apprezzare quei piccoli gesti che
possono dare un senso ad una giornata, quelle emozioni
che nascono piano piano e che ti cambiano la vita.
Allo scorrere dei titoli di coda ci si rende conto
del sapore agrodolce che la pellicola ha lasciato.
Una domanda: chi è che ha ideato la locandina
e il titolo con i cuoricini? Guardandoli prima di
entrare in sala ci si potrebbe aspettare di vivere
per due ore nella cucina di nonna papera con tanto
di tovaglia a quadretti e torta di mele che si raffredda
sul davanzale. Fortunatamente Kitchen Stories è
tutt'altro.
Consigliato a chi:
- cerca un film lontano dai soliti schemi;
- ha apprezzato Elling (anche se la storia è
molto diversa li accomuna la stessa atmosfera).
Sconsigliato a chi:
- ama il tutto e subito;
- non sopporta i silenzi (Kitchen Stories è
quasi un
film muto!).
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