genere:
drammatico

regia
:
Paolo Sorrentino

cast:
Toni Servillo, Olivia Magnani, Adriano Giannini, Raffaele Pisu, Angela Goodwin

sito ufficiale:
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distribuzione:
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LE CONSEGUENZE DELL'AMORE

Titta di Girolamo ha un nome banale. Ma non è un uomo banale.
Come il Tulse Luper di Greenaway, prigioniero professionale, Titta è un prigioniero, un pensionante di professione. Da otto anni se ne sta infatti al confino in un albergo, lindo albergo svizzero che, per quanto ci riguarda, potrebbe essere la pensione felliniana di 8 e ½, o un nuovo Overlook Hotel, o tutt’e due. Guarda gli altri avventori, guarda la bella barwoman di cui non ricambia il saluto, gioca a carte con l’ex proprietario del posto caduto in rovina, smista delle valigie che gli arrivano con puntualità, ehm, svizzera, e con altrettanta puntualità si inietta eroina una volta alla settimana, per poi farsi ripulire il sangue in complicate operazioni ospedaliere (ma chi sei, Keith Richards?). Paga il conto regolarmente il conto, con l’albergo e con la vita. Ha una famiglia che non lo vuole sentire e l’amico Giuffrè che non vede da anni, ormai. Pensa, pensa, pensa a se stesso e parla con il misurino. Ma un giorno capisce, anzi, decide, che la ragazza dietro al bancone è qualcosa per cui vale la pena di fare quello che non ha mai fatto, accettando di considerare “le conseguenze dell’amore”. Raccontare la trama di Sorrentino, ed è questo il bello del film, di un film, porta fino a un certo punto a capire la pellicola: per buona parte del tempo non sappiamo chi cavolo davvero sia Titta, e sapere chi sia in realtà e perché sia lì è la cosa che meno ci importa, meno ci tocca. Godiamo il grandissimo Toni “La Sfinge” Servillo, il suo essere al di sopra di tutto perché fuori da tutto, il suo ragionare che irride chi si confronta verbalmente con lui (siano il cliente curioso, il fratello istruttore di surf, il padrone, cui rivela il segreto della pastina al pomodoro: roba wellesiana), il funambolico minimalismo della macchina da presa che insegue ogni pertugio da cui mostrare l’inazione o i riti di questo uomo seriale: la valigia è il Mac Guffin della trama, le abitudini il suo motore, il rapporto con la ragazza (Olivia Magnani) il vero filo conduttore, punto di rottura e di svolta. E quando le sue conseguenze si fanno serie, fino a portare all’inevitabile e allo svelarsi di quel mistero che in precedenza aleggiava, qualcosa dell’incanto va rotto, ma è una scelta basilare al riscatto morale del personaggio. È stato detto che “Le Conseguenze Dell’Amore” è uno dei film italiani più riusciti degli ultimi tempi (di quest’anno sicuro) e che si monda di molti difetti italici di questo periodo di tele-fiction-dipendenza (vero anche questo); non è un film perfetto, e però è già qualcosa di incredibile.

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