genere:
thriller

regia
:
Jonathan Demme

cast:
Denzel Washington, Meryl Streep, Liev Schreiber, Jon Voight, Kimberly Elise, Jeffrey Wright, Ted Levine

sito ufficiale:
manchuriancandidatemovie.com

distribuzione:
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THE MANCHURIAN CANDIDATE

Questo piacevole film, remake di “Va’ e uccidi” del 1962 con Frank Sinatra, ci ripropone una storia di fantapolitica e di subdoli giochi di potere, con protagonista un combattivo Denzel Washington alle prese con la Manchurian: una compagnia talmente spietata, che pur di accaparrarsi contratti in tutto il mondo elabora una strategia per il controllo, addirittura, della volontà del presidente degli Stati Uniti.

E... se questa storia vi suona già familiare (già sentita in “Farenheit 9/11” !) in questo caso la realtà supera di gran lunga la finzione. Eh già, infatti in “The Manchurian Candidate” ci troviamo di fronte ad un plot che al confronto con le astuzie della multinazionali del petrolio e dell’enturage di Bush suona piuttosto ingenua, con le sue riprogrammazioni cerebrali ed ipnosi (ma dopo lo “scorpione di giada” di Woody Allen, ha ancora senso proporre dialoghi come “adesso tu sei in mio potere, vai e uccidi”?). Insomma, ingenui stratagemmi hollywoodiani anni ‘60 oramai datati. Eppure, nonostante tutto l’operazione funziona, forse proprio grazie a queste ingenuità, che danno al film un carattere un po’ retrò (per essere un remake di un vecchio film non riesce comunque a distaccarsene, né ad attualizzarlo).

Denzel Washington è in gran forma, e regala alcuni momenti molto intensi, riuscendo a costruire un personaggio a tutto tondo, forse un po’ sprecato per il livello medio del film. E nelle scene più cupe e allucinate il nostro Denzel ricorda molto da vicino il Tim Robbins di “Allucinazione Perversa” (del 1990, altro film democratico contro la guerra).

Le ambientazioni spaziano da atmosfere retrò – il fervore della New York industriale degli anni ’30 dei quadri di Norman Rockwell, o la Gotham City di Tim Burton, o ancora la città di Mister Hoola Hop dei Cohen - a paesaggi desertici desolati e arsi dal sole, che fanno da cornice per le scene ambientate in una base militare segreta, nella quale i cervelli dei marines vengono “riprogrammati”. Ma qui le atmosfere filtrate e i colori ricalibrati non vogliono trasmettere il caldo del deserto, bensì il freddo agghiacciante della situazione, e a volte scivolano involontariamente verso le ben note ambientazioni del clip più noto di 50 cents, “In the club”.

Meryl Streep è una perfetta senatrice tatcheriana, arcigna e machiavellica che si confronta con un figliolo belloccio, interpretato dall’imbalsamato Liev Shreiber, con cui ha un rapporto edipico e utilitaristico.

Finale scoppiettante e ovvio - ma non troppo - con buone dosi di adrenalina.

Rimane però una domanda: perché fare un remake quando si aggiunge poco o nulla alle atmosfere dell’originale? L’unica risposta che viene in mente è che con semplici mezzi e metafore si voglia arrivare al cuore della gente, per mettere in guardia i cittadini americani dai pericoli derivanti dagli stretti legami tra potere politico ed economico (conflitto di interessi, vi dice qualcosa?).
Insomma...Vote for Kerry!

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