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genere:
drammatico

regia
:
Alejandro Amenabar

cast:
Javier Bardem, Belen Rueda, Lola Dueñas, Mabel Rivera

Distribuzione:
Lucky Red

siti ufficiali:
mare dentro
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MARE DENTRO

Quanto ci si può spingere con la propria volontà ed il libero arbitrio senza scontrarsi con i dogmi di una società profondamente cattolica? E’ questo il tema scottante del nuovo, struggente film di Alejandro Amenabar, che, tornato dietro la macchina da presa dopo il bellissimo “The Others”, firma anche la sceneggiatura e le musiche del suo nuovo lavoro.

La storia narra la vera vita di Ramon Sanpedro, costretto a vivere la propria esistenza nel suo letto, immobile, a causa di un incidente subito da giovane. Ramon, interpretato dall’ottimo Javier Bardem, è un uomo laico e razionale, appassionato ed estremamente lucido. Ama progettare i macchinari con i quali poter compiere quei minimi gesti che ognuno di noi considera normali, come ad esempio scrivere. E con la stessa razionalità e lucidità, considerando la propria esistenza troppo limitata a causa del suo handicap, sceglie di morire. Egli è talmente cosciente della propria scelta, talmente deciso, che sa che le persone che lo amano veramente saranno quelle che lo aiuteranno a togliersi la vita.

Un tema difficile, che non deve trarre in inganno. Infatti il film non è necessariamente a favore dell’eutanasia, bensì è un elogio verso chi persegue coscientemente il proprio inalienabile diritto alla vita così come alla morte. Questo lo dimostra anche la dedica del film ad una donna che, malata terminale, ha deciso di vivere e combattere fino in fondo per la vita.

Il personaggio che Bardem ha costruito merita assolutamente la Coppa Volpi vinta a Venezia per la migliore interpretazione maschile. Nella versione originale la voce di Bardem è molto profonda e adulta e sorprende con quei piccoli vezzi, sospiri e tic, che penso sia molto difficile ritrovare nella versione italiana. E’ evidente che Bardem ha compiuto un grosso lavoro di identificazione nel personaggio attraverso filmati e audio messi a disposizione dalla famiglia di Sanpedro e dall'associazione pro-eutanasia che lo ha aiutato a combattere la sua battaglia. Inoltre, data la condizione del personaggio, Bardem si è concentrato unicamente sulla voce e sull'espressione facciale. Consiglio pertanto, senza nulla togliere al suo doppiatore italiano, di cercare la versione originale del film.

In una delle scene più poetiche, a quanto pare suggerita dallo stesso Bardem, Ramon sogna di alzarsi dal letto, prendere la rincorsa e volare fuori dalla finestra, sorvolando le colline verdi della Galizia, fino a raggiungere il mare e tuffarcisi dentro. Il mare è a tutti gli effetti uno dei personaggi principali del film: è la dea madre natura che ci accoglie nel suo grembo e ci culla, ed ha potere di vita e di morte, inizio e fine di tutto e rifugio dal dolore.

Con una profondità di sentimenti non comune e una notevole capacità di scrittura sono poi stati creati attorno al personaggio di Ramon altri caratteri forti e ben delineati. Tra tutti spicca la figura del prete con il quale Ramon viene a scontrarsi. La scena è, nella migliore tradizione del cinema spagnolo, tragicomica e dissacratoria, e strappa finalmente qualche sorriso, alleviando la tensione ed aiutando lo spettatore ad arrivare fino in fondo al film, senza scivolare nel patetico. Che è un pò lo stesso spirito con cui Ramon Sanpedro ha affrontato la sua malattia.

La vicenda è narrata quasi come se il film nascondesse in sé una sorta di ragionamento su diritti e doveri, ma anche su quanto le nostre azioni condizionino la vita e i sentimenti degli altri. In altre parole, se è giusto avere diritto di morte su di sé, è altrettanto giusto far soffrire le persone che ci amano?

Un film intriso di poesia e di freddi ragionamenti sul senso dell’esistenza. Ma anche una grande prova di regia e di fotografia, con quei continui passaggi dalla stanza chiusa e incolore in cui vive Ramon, agli spazi aperti e luminosi che circondano la sua casa.

Insomma una grande opera, al tempo stesso appassionata e lucida, in cui ogni gesto e ogni parola ha un suo senso e niente è scontato o inutile. Un’ottima prova per un giovane regista trentenne, che ci regala momenti unici.

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