genere:
drammatico

regia
:
Patty Jenkins

interpreti principali:
Charlize Theron, Christina Ricci, Bruce Dern, Scott Wilson, Lee Tergesen, Pruitt Taylor Vince

sito ufficiale:
www.monsterfilm.com
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MONSTER

Ci sono mostri e mostri: ci sono i mostri disumani come Evilenko, Theodor Bundy o Edmund Kemper, i primi che mi sono venuti in mente, e mostri pieni di sentimento, come la serial killer Aileen Wournos, della cui vera storia la regista Patty Jenkins ne ha fatto un film.

Una storia che inizia subito crudelmente, con un’Aileen bambina, violentata da un amico del padre, e dal padre stesso picchiata, un’Aileen adolescente, già bruttina, schernita dai coetanei ed allontanata dalle compagne, una storia che sa tanto di Carrie, Lo Sguardo di Satana, solo che finzione non lo è stata per niente. La storia di un’Aileen ragazza che sognava una vita fantastica come Marilyn Monroe, e si trova invece a fare la prostituta, con una maternità a quattordici anni, il figlio affidato ai servizi sociali, e tanto alcool nel sangue. Ormai donna tradita e disillusa, proprio nel momento in cui decide di farla finita spendendo gli ultimi cinque dollari guadagnati con una prestazione, conosce in un locale gay la timida Selby Moore, impacciata, innofensiva, solitaria. Quello tra Aileen e la giovane Selby è in effetti un incontro tra solitudini, due esistenze talmente lontane e contrapposte, un bisogno d’affetto reciproco che trasporta le due donne su un piano passionale e di innamoramento. Le cose, però, si guastano fin da subito. Aileen, fattasi carico della nuova compagna, uccide per legittima difesa un cliente che quasi la massacra, per poi proseguire, in preda ad una sorta di atteggiamento schizofrenico, con l’omicidio di altri clienti, attraverso i quali riscatta un passato di continue violenze e soprusi. Ne risparmia uno, già intenzionalmente condannato alla morte, quando questi, impacciato e vergognoso, risponde alle provocazioni verbali di Aileen negando di provare piacere nello sculacciare le donne, ed ammettendo di essere alla prima esperienza con una prostituta. Alla fine della spicciola prestazione il giovane addirittura ringrazia. E’ da credere che Aileen abbia riconosciuto un’altra solitudine e ne abbia avuto pietà.

Come in una versione malata e maledetta di Thelma & Louise, le due si lasciano dietro un numero cospicuo di cadaveri, facendo prendere alla pellicola la direzione on the road, lungo la quale le due protagoniste, una sempre più aggressiva Aileen ed un’ancora più stupefatta ed impaurita Selby, si muovono tra squallide periferie e motel fatiscenti. Le cose precipitano verticalmente quando la polizia, dapprima impotente, si mette sulle loro tracce grazie ad alcune segnalazioni, ed Aileen, abbandonata in precedenza dalla sua compagna, e di nuovo sola e disperata, viene arrestata. Processata per l’omicidio di sette persone, tradita dalla stessa Selby che contribuisce fattivamente alla sua condanna, Aileen viene giustiziata dopo aver trascorso dodici anni nel braccio della morte.

Si diceva in apertura di un mostro pieno di sentimento. La Jenkins, presentando la storia così come è, reale e cruda, non prende posizioni. E’ lo spettatore che si fa carico dell’odio e della disperazione della protagonista, accumulandolo fino quasi a non poterlo contenere. Il primo omicidio, sebbene commesso per legittima difesa, ci trova sorprendentemente d’accordo, e alla fine un po’ mostri lo siamo anche noi che proviamo simpatia per questa donna in cerca di riscatto. La Charlize Theron, imbruttita parecchio dal trucco ed appesantita da quasi quindici chili di ciccia vera, è formidabile a fare del linguaggio gestuale, molto esuberante, e di una certa trivialità, la sua Aileen. Non da meno la sempre giovane Christina Ricci, rimasta perennemente ai diciotto anni, che regala a Selby il suo viso pulito e gli occhi da cerbiatto spaventato, sottilmente perversi e crudeli. Un po’ in secondo piano i personaggi di contorno, che non escono da un certo schematismo e risultano piuttosto sbiaditi.

Come la maggior parte delle produzioni americane, il film soffre purtroppo di una regia anonima ed impersonale, oltre che di una fotografia stancante. Spesso si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un innocuo film verità preso in prestito dal palinsesto Mediaset. In mano ad un regista come Lars Von Trier, tanto per scomodarne uno, che è riuscito nell’improbabile intento di far passare per film una creatura amorfa come Dogville, Monster sarebbe stato un capolavoro. I dettami del Dogma avrebbero sdoganato la pellicola da un certo manierismo stelle e strisce. Ciò che alla fine rimane impresso, e non potrebbe essere altrimenti, è proprio la straordinaria interpretazione della Theron, uno dei pochi Oscar dei quali possa dirsi davvero giustificato.

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